"Effetto notte" di Truffaut torna in sala: una dichiarazione d'amore per il cinema

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Leaud, Bisset e Truffaut in una scena del film
Leaud, Bisset e Truffaut in una scena del film

“Ecco perché sono il più felice degli uomini: realizzo i miei sogni e sono pagato per farlo, sono un regista”. Parola di François Truffaut che per tutta la sua vita non ha mai perso l’occasione di dichiarare il suo amore per il cinema e per il suo mestiere. E proprio il cineasta francese nel 1973 porta sul grande schermo un’opera che racconta la realizzazione di un film con tutto ciò che ne consegue. Il set immaginario è quello di “Vi presento Pamela” girato a Nizza. Lo stesso Truffaut lo descriverà così: “Il film ha per soggetto la lavorazione di un film, dal primo giro di manovella fino all’ultimo giorno delle riprese, allorché l’intera équipe si separa”. Un film imperdibile per chi ama il cinema che torna da oggi, 6 settembre, in programmazione. E il merito per questo dono, restaurato e riportato alla brillantezza delle origini, è della Cineteca di Bologna che non ha mai perso slancio e impegno nel proprio lavoro nonostante l’ultimo anno e mezzo sia stato particolarmente difficile per le sale.

Anche se non è un capolavoro come “I 400 colpi”, “Jules e Jim” e “La mia droga si chiama Julie”, con “Effetto notte” Truffaut si mostra agli spettatori per quel che è, recitando lui stesso la parte del regista Fernand. E si tratta di un film molto godibile, leggero e divertente. Merito di alcune grandi interpretazioni, tra cui il solito Jean-Pierre Léaud nei panni dell’attore stralunato e pronto a mollare il set per una delusione amorosa. E soprattutto Valentina Cortese (candidata all’Oscar per la migliore attrice non protagonista, vinto poi da Ingrid Bergman con un memorabile siparietto tra le due, guardatelo qui) che dà il meglio di sé nella parte della non più giovane star in crisi che non si ricorda le battute. Proprio in questa scena l’attrice si lamenterà dicendo: “Con Federico (Fellini ndr) non c’è bisogno di imparare le battute a memoria, basta dire 1,2,3,4”. E il regista Truffaut-Fernand ribatte “Ma qui siamo in Francia, non in Italia”. Così da sottolineare la preferenza per la presa diretta rispetto al vizio di un certo cinema italiano di registrare il sonoro a parte, compreso le voci degli attori.

Tra citazioni e ammiccamenti ai suoi maestri, Truffaut sparge per l’intera pellicola il suo pensiero riguardo alla settima arte. “I film sono più armoniosi della vita” afferma il suo alter ego, mentre la script-girl Joelle, senza tanti giri di parola, spiega che forse potrebbe “lasciare un ragazzo per un film mentre non lascerebbe mai un film per un ragazzo”. Insomma, l’intero film è una lunga confessione da parte di Truffaut in cui ci dice non tanto che il cinema è più importante della vita, ma che per lui vita e cinema si equivalgono perché sono la stessa cosa. Inoltre il regista francese sembra quasi prendere per mano gli spettatori per mostrare cosa succede dietro le quinte, come alcuni trucchi utilizzati sul set (oggi quasi un documentario sul cinema che fu). Così vediamo una scena notturna girata in pieno giorno (l’effetto notte del titolo, nell’originale “La Nuit américaine”), la neve finta, un automobile che sfreccia sui binari e tanto altro.

Dopo il fiasco de “Le due inglesi” e la commediola nera “Mica scema la ragazza!”, “Effetto notte” viene apprezzato dalla critica e ha un ottimo successo di pubblico, tanto da aggiudicarsi l’Oscar come miglior film straniero. Per Truffaut è un successo. Tra i tanti applausi però il film sarà per il regista anche motivo di amarezza, per via della rottura con il collega e sodale Jean-Luc Godard. Il regista di “Fino all’ultimo respiro” infatti scriverà una lettera in cui accusa il vecchio amico di aver fatto un film bugiardo, borghese e contro i principi della “loro” nouvelle vague. Truffaut gli risponderà altrettanto duramente, chiudendo una volta per tutte i loro rapporti. In seguito a “Effetto notte” il grande regista accarezza poi l’idea di girare altri due film, uno sul teatro e uno sulla “music hall”, mettendo insieme una trilogia sul mondo dello spettacolo. Sul teatro la prova sarà eccellente, con “L’ultimo metrò” con Gérard Depardieu e Catherine Deneuve. Non ci sarà invece il terzo film perché nel 1984 un tumore al cervello uccide Truffaut a soli 52 anni. Con lui se ne va una certa, luminosa, idea di cinema.

Jacqueline Bisset e Francois Truffaut nel film
Jacqueline Bisset e Francois Truffaut nel film

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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