Egitto, Amnesty: operatori sanitari costretti a scelte impossibili -5-

red/Mgi

Roma, 18 giu. (askanews) - Il 25 maggio un gruppo di medici dell'ospedale al-Mounira del Cairo ha rassegnato le dimissioni, lamentando la mancanza di formazione e di kit per effettuare i tamponi nonché "le decisioni arbitrarie [del ministero della Salute] in relazione all'effettuazione dei test e alle misure di isolamento", che potrebbero aver contribuito alla morte di Walid Yehia.

Secondo numerose fonti, funzionari dell'Agenzia per la sicurezza nazionale si sono recati all'ospedale al-Mounira per costringere i medici in sciopero a ritirare le dimissioni. In relazione alla morte di Walid Yahia, le indagini avviate dal ministero della Salute hanno riconosciuto "responsabilità amministrative" ma limitatamente all'ospedale dove era avvenuto il decesso.

La persecuzione nei confronti di operatori sanitari esisteva anche prima della pandemia. Nel settembre 2019 cinque medici erano stati arrestati per aver lanciato la campagna "I medici egiziani sono arrabbiati", che chiedeva una riforma del sistema sanitario egiziano. Uno di loro, il dentista Ahmad al-Daydamouny, è ancora in carcere per aver denunciato online il salario basso, le condizioni di lavoro e l'inadeguatezza delle strutture sanitarie.(Segue)