Egitto, Amnesty: operatori sanitari costretti a scelte impossibili -6-

red/Mgi

Roma, 18 giu. (askanews) - Amnesty International ha parlato anche con sette medici che hanno assistito a minacce nei confronti di loro colleghi che avevano sollecitato, attraverso post sui social media, il ministero della Salute a fornire kit per effettuare i tamponi, formazione e accesso alle cure mediche in caso di positivit al coronavirus.

Una fonte del Sindacato dei medici ha confermato che gli operatori sanitari vengono tuttora sottoposti a minacce e interrogatori da parte dell'Agenzia per la sicurezza nazionale, procedure amministrative e sanzioni:

"Stiamo ricevendo molte denunce, mentre altri preferiscono pagare, procurarsi di tasca propria strumenti di protezione personale, e tacere. Ci stanno costringendo a scegliere tra la morte e il carcere".

L'Agenzia per la sicurezza presente in tutti i comitati di crisi del Covid-19 del paese, a conferma dell'approccio sicuritario nella gestione della pandemia.

Amnesty International ha ascoltato alcuni messaggi audio inviati a operatori sanitari da funzionari locali del ministero della Salute o dalle direzioni degli ospedali in cui si minacciano segnalazioni all'Agenzia per la sicurezza nazionale o procedimenti amministrativi che potrebbero portare al decurtamento dello stipendio.

In uno di questi messaggi, un medico che aveva rifiutato di tornare al lavoro per l'assenza di condizioni di sicurezza viene definito "un soldato traditore che merita di subire la pi dura delle pene".

Amnesty International ha anche visto una lettera firmata dal governatore del Sinai del Nord in cui c' scritto che i medici che non svolgeranno il loro lavoro o che risulteranno assenti verranno convocati dall'Agenzia per la sicurezza nazionale".

Sempre fonti del Sindacato dei medici hanno riferito di operatori sanitari puniti col trasferimento negli ospedali per l'isolamento delle persone in quarantena o in strutture sanitarie pi lontane. Questa situazione mette a rischio i medici anziani o quelli con patologie pregresse.

Un provvedimento del genere ha riguardato un medico dell'ospedale centrale di Deyerb Negm, trasferito altrove dopo aver postato un video in cui sollecitava la fornitura di dispositivi di protezione individuale.

Stesso destino hanno subito otto farmaciste, trasferite in altri governatorati del paese dopo che avevano denunciato le condizioni di lavoro all'interno dell'Istituto di medicina nazionale di Damanhour.