Eitan portato via dal nonno su un volo privato. I parenti: "Va educato secondo tradizione"

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Eitan, il bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, è stato portato in Israele dal nonno materno Shmuel Peleg. La notizia è arrivata ieri, tramite le dichiarazioni della tutrice legale del piccolo, la zia paterna Aya Biran che risiede in Lombardia. Il piccolo è da mesi al centro di una guerra familiare per la custodia legale. Oggi, sulle pagine del Corriere della Sera, viene ricostruita la dinamica della vicenda: il nonno si era trasferito in Italia all’indomani della tragedia del Mottarone (dove ha perso la figlia), la sua fuga col nipotino sarebbe iniziata in auto dopo una visita autorizzata

La decisone l’ha presa perché secondo lui Eitan era in pessime «condizioni mentali e fisiche». In quel preciso momento Shmuel Peleg ha diretto l’auto verso la Svizzera per imbarcarsi a Lugano su un volo charter privato per Tel Aviv con il nipotino di sei anni che aveva prelevato in casa della zia paterna in uno dei consueti incontri autorizzati dal giudice tutelare di Pavia.

La ricostruzione si basa sul racconto fatto dall’uomo ai suoi legali in Italia, ma le indagini per sequestro di persona della Procura di Pavia stabiliranno se si trattasse di un piano organizzato da tempo oppure no. A quanto risulta, sabato mattina il nonno di Eitan si è recato presso la casa della zia paterna di Eitan in provincia di Pavia per incontrare il bambino.

«Ti porto a comperare tanti giocattoli» lo ha sentito dire Aya Biran (la zia di Eitan, ndr) mentre caricava sulla macchina a noleggio la carrozzina e il girello con cui Eitan è costretto a muoversi per i postumi delle fratture riportate nello schianto della cabina della funivia in cui si è salvato miracolosamente grazie al padre Amit che gli ha fatto scudo con il proprio corpo.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, il Tribunale di Pavia, che nei mesi scorsi aveva confermato la nomina della zia paterna Aya Biran come tutrice legale di Eitan, aveva stabilito anche, con un provvedimento dell′11 agosto scorso, che il piccolo non poteva “espatriare” se non “accompagnato dalla tutrice” o con l’autorizzazione della stessa. Un divieto di espatrio che valeva sia nel caso fosse stato presentato per lui un passaporto italiano che per quello israeliano. E questo “ordine” del giudice, “violato” dalla famiglia materna del bambino, come ha chiarito l’avvocato Cristina Pagni, che assiste sul fronte civile Aya Biran, su decisione dello stesso Tribunale era stato inoltrato “alla Questura e alla Prefettura di Pavia” per “essere inserito - come si legge nel provvedimento - nelle banche dati delle forze dell’ordine preposte ai controlli in uscita dal territorio” italiano. Un ordine che, come fa notare il legale, non è servito perché è stato violato dal nonno, assieme forse ad altre persone. Si è trattato, dunque, di un “trasferimento illecito”.

A inizio agosto, poi, lo stesso giudice aveva disposto la “restituzione” del passaporto israeliano del bimbo da parte della famiglia materna che avrebbe dovuto consegnarlo “alla tutrice” entro il 30 agosto. Cosa non avvenuta. “Il passaporto era in mano a Shmuel Peleg - ha detto il legale - per ragioni poco chiare”. L’avvocato Pagni ha spiegato che di ciò che è accaduto ieri è stata informata anche la Procura dei minori di Milano. E ha annunciato che domani i legali incontreranno “il giudice tutelare a Pavia per attivare la Convenzione internazionale dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori”. Sempre per domani è previsto un vertice in Procura a Pavia tra investigatori e pm e gli inquirenti potrebbero incontrare anche i legali della zia paterna, tra cui anche l’avvocato Armando Simbari.

Ancora sul Corriere, vengono riportate le parole dei parenti di Eitan che vivono in Israele:

“I genitori avevano deciso di tornare a vivere qui l’anno prossimo [...] Deve essere educato come un ebreo senza dimenticare la tradizione del popolo a cui appartiene”.

“Non lo abbiamo rapito lo abbiamo riportato a casa. Siamo stati obbligati, non avevamo più saputo quali fossero le sue condizioni mentali e di salute”, ha aggiunto in un’intervista tv Gali Peleg, zia materna del piccolo. Poi  la donna ha dato la sua versione dei fatti di questo periodo in cui Eitan uscito dall’ospedale è stato affidato alla zia paterna. “Potevamo solo vederlo per breve tempo. Ci hanno tenuto nascoste le sue condizioni di salute. Lo abbiamo riportato a casa, così come i genitori volevano per lui”. Ed ha precisato che la custodia affidataria “risulta irregolare”.

Quindi ha insistito con forza sulla felicità del bambino per essere in Israele. “Eitan - ha sottolineato - ha urlato di emozione quando ci ha visto ed ha detto ‘finalmente sono in Israele’. Non ha cessato di emozionarsi - ha proseguito - e di dire che noi siamo la sua vera famiglia. Ha detto di sentirsi fra le nuvole. Finalmente gli è tornato il colore sul viso”. Gali Peleg non ha risposto ad una domanda dove il bambino sia adesso in Israele, se a Tel Aviv o altrove, ma ha spiegato che la famiglia si sta “prendendo cura di lui sia dal punto di vista medico sia di quello mentale. Riceve l’assistenza migliore possibile. Eitan è arrivato ieri”. Ed ha denunciato che quando il bambino era in Italia non era “in condizioni mentali buone”.

“Al termine delle nostre visite - ha detto - piangeva, chiedeva se aveva fatto qualcosa di male”. “Lui adesso - ha ripreso - riceve l’assistenza migliore possibile. Bisognava vedere la sua emozione quando ci ha visti, non dimentichiamo che i genitori sono sepolti in Israele e che lui finalmente si è riunito con la famiglia che conosce”. Ad una domanda sulla tutela del bambino data dal giudice italiano alla zia paterna Aya, Gali Peled ha risposto: “A me il lato legale non interessa. Abbiamo agito per il bene del bambino. Noi non ci interessiamo della convenzione dell’Aja. Solo il bene di Eitan ci interessa. Cosa avremmo potuto mai dirgli se, da grande, ci avesse rinfacciato di non averlo riportato in Israele, o almeno di aver tentato?”. Sulla possibilità di farlo tornare in Italia, Gali Peleg è stata netta: “Il lato legale non ci interessa. Volevamo raggiungere una intesa con Aya. Volevamo che Eitan avesse una unica famiglia”.

Attualmente il piccolo Eitan è curato da medici in un ospedale alla periferia di Tel Aviv: lo ha riferito la famiglia materna del bambino in Israele citata dalla tv Canale 12. “L’amato Eitan - ha spiegato - è tornato in Israele dopo aver perso tutta la sua famiglia, come volevano i suoi genitori”. Non appena arrivato in Israele - ha aggiunto - Eitan è stato affidato “ad uno staff medico presso l’ospedale Sheba”. La stessa zia Gali Peleg, nella mattinata di ieri, aveva spiegato ai media che il piccolo “adesso riceve l’assistenza” medica e psicologica “migliore possibile”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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