Dal marketing alla sartoria: la storia di Ela Siromascenko

Stefania Leo


Una formazione nel marketing, tanta passione e la sfida alla crisi: quando Ela Siromascenko è venuta in Italia non pensava di aver messo piede nel paese che le avrebbe mostrato la sua vera vocazione. E no, non era il marketing, ma la sartoria. Nel paese del “Made in Italy”, Ela ha detto basta all'invio selvaggio di curriculum e si è dedicata anima e corpo a Elochka, il brand a cui ha dato la vita nel 2012 e con cui da allora vende i suoi vestiti su Etsy.com. La sua determinazione è in tutto quello che fa, dalla promozione alla confezione dei vestiti: ogni dettaglio è importante.

Raccontaci cos'è e com'è nato Elochka.
Elochka è il nome del brand che ho creato a nell'ottobre 2012 quando ho aperto il mio primo negozio online sulla piattaforma etsy.com. Elochka è un diminutivo “russificato” del mio nome Ela: quando ho deciso di aprire il negozio, essendo alla ricerca di un nome che mi rappresentasse in prima persona, ho scelto questo. Da Marzo 2015 però firmo le mie creazioni con il mio nome, Ela Siromascenko, lanciando anche un secondo negozio online e un sito indipendente.

Hai svolto un percorso di studi brillante, orientato al marketing: quando hai capito che la sartoria - e non il lavoro in azienda - era la tua vera strada?
A marzo 2013, dopo 6 mesi di ricerca e dopo una risposta negativa per un posto di lavoro come Trade Marketing Specialist che pensavo fosse già mio, mi sono resa conto che stavo solo perdendo tempo. Il marketing è un campo con una profonda componente culturale, l’Italia era in crisi ed io ero straniera: quindi difficilmente avrei trovato qualcosa. Nei sei mesi in cui cercavo lavoro, nel mio negozio online avevo venduto solo 5 capi dei capi che avevo creato per hobby, perché non curavo l'attività. Dopo l'ultima risposta negativa, l'8 marzo 2013 ho deciso di smettere di mandare curriculum, ho preso il pc e ho dato una spolverata al mio negozio su Etsy. Ho rinnovato i prodotti, ho studiato come funziona il SEO dentro la piattaforma e lo stesso giorno sono arrivati nuovi ordini. L’ho preso come un segno del destino e ho messo tutte le energie per farlo funzionare. Dopo altri due mesi in cui continuavo a ricevere ordini, ho aperto la partita IVA e ho allestito un laboratorio nell’appartamento dove vivo.

Da dove proviene la tua formazione sartoriale?
Ho imparato a cucire all’inizio del 2010, con una macchina che mi aveva prestato mia cugina. Non avendo delle sarte in famiglia e con poco tempo a disposizione per via del lavoro e del dottorato, ho studiato in rete (blog e forum di cucito, tutorial su Youtube) ma anche sui libri di cucito, modellistica e riviste di cucito. Poi quando ho avviato l’attività, ho iniziato e seguito per un anno anche un corso serale di sartoria perché mi rendevo conto che, per essere in grado di fare delle cose più complesse e poter diversificare la mia linea di modelli, c’era bisogno anche di una istruzione formale. Penso però che non si finisce mai di imparare, per cui ad oggi sono un'avida collezionista di libri sulle tecniche di sartoria, design, storia de la moda, dai quali traggo sempre spunti per le mie nuove creazioni.

Foto Cinzia Mele Model: Ela Siromascenko Gioielli: Sara Lubrano Gioielli Artigianali MUA/Hair: Fabiana Castaldo/Giovanni Scognamiglio

Come funziona il tuo lavoro?
Creo e propongo dei modelli nel mio negozio online, le mie clienti li ordinano su misura. Con l’ordine, ricevo le misure e poi, una volta realizzato l’abito, lo spedisco tramite corriere, ovunque nel mondo. A volte le clienti mi chiedono delle modifiche su un modello specifico e cosi nascono sempre nuove varianti. Quelle che mi piacciono particolarmente le propongo poi nel negozio come modelli disponibili, ampliando l'offerta. Due volte all’anno lancio delle piccole collezioni.


Come curi la comunicazione della tua attività?
La vendita e la comunicazione con le clienti si svolgono maggiormente online. Loro arrivano nel mio negozio mentre cercano cose specifiche come “abito da ballo verde anni 50” o “abito da sposa anni 50”, usando il motore di ricerca della piattaforma Etsy. La sfida è avere un buon SEO in modo da spuntare tra i primi prodotti.

Raccontaci come si svolge il lavoro in laboratorio.
La parte fisica del lavoro, cioè la creazione e la realizzazione degli abiti, avviene nel mio laboratorio e ad ora realizzo da sola tutti i capi. Ho tre macchine da cucire, tre manichini, il tavolo per il taglio, l’appendiabiti, il ferro e l’asse da stiro, e tutti i piccoli attrezzi e strumenti, organizzati in una stanza dell’appartamento dove vivo. Nell’ultimo anno, a parte la clientela internazionale con la quale lavoro a distanza, è aumentata tanto anche la richiesta da parte di donne italiane di Milano o dintorni, quindi su richiesta e su appuntamento ricevo anche personalmente, ed in questo caso prendo le misure e facciamo anche le prove degli abiti, proprio come in una sartoria tradizionale.


Come promuovi le tue creazioni?
Per la promozione mi rivolgo quasi completamente al web. Uso tantissimo i social network tra cui Facebook. Lì sono presente e raggiungibile sia con la pagina del brand, sia con il mio profilo. Non ho dei grossi budget per comprare pubblicità, e preferisco piuttosto investire in servizi fotografici che mettano in mostra i miei modelli. Sempre partendo dalle condivisioni su Facebook sono nati dei rapporti con giornalisti e blogger che hanno raccontato la mia storia e hanno aiutato ad aumentare la visibilità del mio brand, e, sempre da lì, sono nate delle collaborazioni con fotografi di matrimoni con i quali ho realizzato dei bellissimi servizi a tema che valorizzano i miei abiti da sposa.

Promuovi il tuo brand anche nella vita reale?
L’anno scorso si è svolta anche la mia prima sfilata e ho partecipato come espositore al The Love Affair a Milano, una fiera del matrimonio non-convenzionale e creativo. E siccome ho capito che per un’attività piccola come la mia è importante fare rete, da qualche settimana sono membra di EnterprisinGirls, network di imprenditrici nato a Napoli ma con membri sparse in tutta Italia. Insieme a loro parteciperò a “Feeding the future – Creating momentum”, evento che si svolgerà a Milano nel contesto di Expo2015 il 25-26 Giugno, al Palazzo della Regione Lombardia, dove esporrò alcune delle mie creazioni.

Hai scelto di dedicarti alla sartoria: in un'epoca di fast fashion, c'è ancora chi si rivolge ad artigiani dell'abbigliamento?
Sì, assolutamente. C’è un’importante segmento di mercato che preferisce i capi personalizzati, su misura, e che è pronto a spendere di più per un abito che indosserà in una occasione speciale, piuttosto che comprarselo con 50 euro da H&M. Negli ultimi anni nel pubblico si è sviluppata anche una nuova consapevolezza riguardo le condizioni in cui vengono prodotti i capi a basso costo, lo sfruttamento del lavoro, la durabilità ridotta dei prodotti, e quindi questo ha dato spazio ad una richiesta per l’handmade e l’artigianato.
Come hai sfruttato la tua formazione nel marketing nel lavoro sartoriale?
La mia formazione e la mia precedente esperienza nel marketing sono state fondamentali per poter svolgere questo lavoro. Senza di loro, non avrei mai avuto il coraggio di “buttarmi”, e non avrei saputo neanche come. Diciamoci la verità, anche nel settore del handmade e della moda artigianale, il mercato è affollatissimo. Come me ci sono tanti altri stilisti, sarti, piccole attività che vendono anche sul web e che sicuramente nella moda hanno anche studiato più di me e sanno fare più cose di me. Quel che mi ha aiutato a vendere è stato un approccio da marketer, tradotto così: pensare ogni creazione non come un’”opera d’arte”, ma come un prodotto che deve soddisfare delle richieste; concepire i prezzi in tale modo da coprirmi tutti i costi ma anche che siano in linea con il mercato per lo stesso tipo di prodotti; utilizzare il canale di distribuzione più adatto per diffondere le mie creazioni; usare in modo creativo i mezzi a disposizione (prevalentemente il web) per la promozione dei miei abiti nelle condizioni di un budget molto limitato; puntare su un customer service di alto livello ed essere sempre pronta a rispondere alle richieste, alle domande delle clienti e delle potenziali clienti.









Foto di The Vintage Romance Model: Isabelle Gloria
Foto Sabrina Cirillo Model Anna Utopia Giordano Mua/hair: Stefano Amato LookMaker Gioielli: Sara Lubrano Gioielli Artigianali

Che tipo di materiali ami usare per le tue creazioni?
Le mie creazioni, essendo abiti da sposa e da cerimonia d’ispirazione vintage, puntano su materiali che esaltino la femminilità e che richiamino il passato. Amo lo shantung ed il taffetà di seta, i pizzi, soprattutto quelli ricamati con perline, il tulle, le paillettes, ma anche il cotone con stampe floreali.

Parliamo di soldi: qual è stato l'investimento iniziale per avviare l'attività?
È difficile stimare la somma dell’investimento iniziale perché gli strumenti li ho acquistati un po’ alla volta, già quando sono venuta in Italia alla fine del 2011 mi ero portata dietro un piccolo bagaglio di cose che usavo per cucire per hobby (la prima macchina da cucire, un manichino, qualche filo e qualche tessuto). Quando ho aperto il negozio online a Ottobre 2012 non ho speso niente, ho usato quel che già avevo. Quando ho aperto la partita IVA ho avuto un piccolo aiuto dai miei, 5000 euro: con quei soldi ho aperto la partita IVA, ho pagato la commissione dell’agenzia immobiliare per l’affitto dell’appartamento dove ho il laboratorio, per comprare la macchina da cucire industriale, il tavolo, i tessuti per la collezione Autunno 2013 e pagare una prima rata INPS.


Foto Cinzia Mele Model: Ela Siromascenko Gioielli: Sara Lubrano Gioielli Artigianali MUA/Hair: Fabiana Castaldo/Giovanni Scognamiglio

Oggi Elochka è la tua unica fonte di reddito?
Sì, la mia attività è la mia unica fonte di reddito, e mi consente di vivere con i dovuti sacrifici normali per chi sta comunque ancora investendo nella crescita della sua attività.

Lavori in Italia, ma vendi in tutto il mondo: il nostro paese ha influenzato le tue creazioni?
L’Italia ha influenzato il mio percorso in tre modi. Il primo è il potere del concetto di Made in Italy nel mondo. È, penso, un punto di forza e lo è stato anche all’inizio quando non mi conosceva nessuno. Penso che le primissime vendite non sarebbero arrivate se i miei abiti non fossero stati fatti in Italia. Il secondo è l’ispirazione. E in Italia la trovo dappertutto, dai film degli anni 50 e 60 all’eleganza delle donne milanesi che corrono per la città tra impegni e lavoro al giorno d’oggi. Infine, l’Italia mi ha regalato anche una seconda città del cuore, che è Napoli, e che fa da tema e da fonte d’ispirazione per le mie ultime collezioni.


Foto Sabrina Cirillo Model Anna Utopia Giordano Mua/hair: Stefano Amato LookMaker Gioielli: Sara Lubrano Gioielli Artigianali

Hai dei modelli italiani a cui ispirarti?
Nella moda italiana ho anche degli idoli, Dolce&Gabbana e Valentino, e una musa, Sofia Loren.

Cosa vedi nel tuo futuro?
Ora sono nella fase in cui sto cercando di capire come espandere la mia attività, perché il volume di lavoro e le richieste stanno diventando troppe. Quindi sogno di aprire un laboratorio fuori casa, con una sarta o due che mi aiutino con la confezione dei capi. Voglio anche espandere la mia linea sposa. Insomma, il futuro è sicuramente fatto di metri e metri di tessuti, di aghi e fili, di perline e pizzi: sento di aver davvero trovato la mia strada.