Elder ha chiamato la madre in videochat dopo l'arresto

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di Silvia Mancinelli  

Elder Finnegan Lee, il 20enne di San Francisco presunto assassino del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, dopo l'arresto ha parlato al telefono con la mamma in America utilizzando il canale Facetime. Farfugliando parole poco comprensibili, legate anche a problemi di linea, cercando di mettere una dietro l'altra frasi sensate che potessero spiegare alla madre la sua notte di follia, fra le ore 18 e le 19 di venerdì scorso ha abbozzato poche parole in risposta alle richieste di delucidazioni che gli arrivavano da oltreoceano.  

Il ragazzo coi capelli mesciati di viola ha chiesto e ottenuto di parlare con la mamma ed è stato accontentato a nemmeno 24 ore dal brutale omicidio che lui stesso ha ammesso di aver compiuto. Undici coltellate al torace e al braccio del militare 35enne così violente da trapassargli stomaco, colon e intestino perfino con una parte del manico. In serata la madre del ragazzo, Leah Elder, attraverso fonti difensive, ha fatto sapere che sono "grati del fatto che sia stata fornita assistenza medica a Finnegan". "Oggi - aggiunge - abbiamo appreso che le autorità italiane hanno permesso al Console degli Stati Uniti a Roma di effettuare una breve visita in carcere a Finnegan. I suoi difensori ci continuano a fornire informazioni sul caso". 

CERCIELLO REGA NON SI È DIFESO, ERA SENZA PISTOLA - Mario Cerciello Rega non si è difeso. Non ha fatto in tempo, per l'aggressione fulminea e non aveva con sé la pistola d'ordinanza che aveva invece il collega Andrea Varriale, impegnato in una colluttazione distante da lui con Natale Hjorth e impossibilitato a correre in aiuto del vicebrigadiere fin quando i due americani non si sono dati alla fuga. "Aveva solo le manette. Se anche avesse avuto la pistola non avrebbe avuto la possibilità di reagire", ha detto il colonnello Francesco Gargaro nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, sottolineando che la pistola di Cerciello Rega è stata trovata poi a tragedia avvenuta nel suo armadietto. 

Prima di prendere servizio, la notte tra giovedì e venerdì scorsi, Cerciello Rega ha portato il gelato ai colleghi in caserma ed è poi salito sull'auto civetta insieme a Varriale, come lui in borghese. Con sé Cerciello Rega aveva solo le manette, dunque. Inoltre, che la vittima fosse disarmata si legge anche nell’ordinanza di convalida del fermo dei due americani, a demolire la legittima difesa putativa ipotizzata dalla difesa di Elder Finnegan Lee. Varriale era in servizio notturno con il collega Mario Cerciello Rega e mai si è allontanato da lui. Viene contattato sul proprio cellulare direttamente dal maresciallo che quella notte era a Trastevere insieme a tre colleghi della stazione di piazza Farnese, libero dal servizio, perché, come precisato dal procuratore Michele Prestipino, "i tempi erano stretti" e c'era urgenza di intervenire. Il militare Varriale è provato. ''Il suo equilibrio e la sua serenità potrebbero permettergli di rientrare in servizio nella stessa caserma una volta ultimati i sei giorni di malattia - ha spiegato il colonnello Francesco Gargaro - certo non capita tutti i giorni di veder morire un collega''. 

"AMERICANI INTERROGATI CON TUTTE LE GARANZIE" - "I due indagati sono stati interrogati direttamente dai magistrati in una fase iniziale delle indagini, e con tutte le garanzie del caso. Nessuno aveva segni sul corpo ma era chiaro avessero consumato alcol o droga, o tutte e due le cose. Gli è stato fornito un avvocato d’ufficio, nominato un interprete, anche per Natale Hjorth che aveva detto di conoscere l'italiano" ha detto il procuratore Nunzia D’Elia durante la conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di San Lorenzo in Lucina. Quanto a Mario Cerciello Rega, "Natale Hjorth - ha aggiunto - chiedeva se fosse 'morto' e ha avuto poi una reazione emotiva, mentre Finnegan Lee ha versato qualche lacrima".  

AMERICANO BENDATO NOMINA LEGALE CASO CUCCHI - Christian Gabriel Natale Hjorth, il giovane apparso bendato in una foto scattata mentre è sotto custodia dei carabinieri, ha nominato come difensore di fiducia un avvocato che difende il teste 'chiave' nel caso Cucchi. Il ragazzo ha scelto l'avvocato Francesco Petrelli, già difensore di Francesco Tedesco, il carabiniere che a distanza di 9 anni ha poi rivelato che Cucchi, arrestato per droga nell'ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo in ospedale, venne pestato da due suoi colleghi militari dell’Arma.