Elettra Lamborghi a Venezia conquista il red carpet con doppio spacco

Elettra Lamborghini

Anche Elettra Lamborghini sfila sull’elegante red carpet della mostra del Cinema di Venezia 2019. L’ereditiera però non rinuncia al proprio stile, sfoggiando un long dress con doppio spacco vertiginoso e trasparenze che lasciano ben poco all’immaginazione.

La diva Elettra Lamborghini

“Decisamente… non sono come gli altri ‘famosi’… non ho bisogno di fare la diva, il sorriso in una donna è la cosa più bella” scrive Elettra Lamborghini dopo aver sfilato sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia 2019.

La celebre ereditiera non ha voluto mancare all’appuntamento con la première di The Laundromat , il film di Steven Soderbergh sui Panama Papers. Per qualche minuto però a dare scandalo è stata la cantante, per via delle scollature del suo abito color corallo.

Dopo la passerella di Meryl Streep e Gary Oldman, protagonisti del film, a catturare l’attenzione è stata infatti la twerky queen Elettra Lamborghini che ha sfoggiato un long dress con doppio spacco e trasparenze.

Attenzione ai particolari

La cantante di Pem Pem, sempre molto attenta ai particolari, ha poi abbinato all’abito da sera che ha tolto il respiro a buona parte del pubblico maschile uno smokey eyes con sfumatore sul rosso, viola e arancione che davano ancor più risalto agli occhi verdi dell’ereditiera. Ai piedi invece sandali alti con tacco vertiginoso e cinturino rivestito di frange di strass.

In questa maniera Elettra Lamborghini lascia quindi intendere che non è necessario rinunciare al proprio stile nemmeno sul red carpet della 76esima ed elegante mostra del Cinema di Venezia. L’importante, appunto, è sfoggiare un sorriso che sa conquistare i cuori ed ovviamente un vestito che lascia ben poco all’immaginazione.

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    Si chiude la finestra per fermare il contagio

    Non si ferma l'epidemia da nuovo coronavirus e cresce la preoccupazione nell'Oms: l'organizzazione Onu per la prima volta ha detto che si sta riducendo "la finestra" per fermare l'epidemia e anche che è allarmata dei casi senza legami accertati con la Cina.I nuovi focolai sono in aumento: oltre ai contagi in Italia, è stato confermato un primo caso in Libano, altri due decessi in Iran (adesso sono almeno 4), sono raddoppiati i casi in Corea del Sud e c'è un picco di contagio in cinque carceri in altrettante province cinesi (Shandong, Zhejiang e Hubei). E mentre Wuhan, la città cinese focolaio, ha in programma di costruire altri 19 ospedali provvisori che saranno pronti martedì (30 mila posti letto), cresce l'allarme che l'epidemia possa dilagare anche a Pechino: due ospedali sono stati messi in quarantena e c'è un quartiere che ha una "densità di infezione" seconda solo a Wuhan.Intanto la Cina ha nuovamente rivisto (per la terza volta in otto giorni, per la seconda volta in 24 ore) i criteri per conteggiare i casi dell'epidemia. L'incoerenza nei dati epidemici, in particolare nell'Hubei, semina incertezza su quel che sta accadendo e ne risentono i mercati, tutti in ribasso. Pechino: "Ancora grave la situazione nello Hubei"Anche la Cina adesso ammette che il picco dei contagi da coronavirus non è ancora arrivato e che la situazione a Wuhan e nello Hubei è ancora "grave e complessa". In Iran, i decessi sono ormai quattro, 18 i casi confermati e il focolaio sembra essere arrivato dalla città santa di Qom, dove il virus sarebbe stato portato da operai cinesi. È allarme anche in Corea del Sud dove una setta religiosa si è messa in auto-isolamento dopo essere stata identificata come possibile focolaio nel Paese asiatico.Sono 204 i casi confermati a livello nazionale e la maggioranza dei contagiati si trova a Daegu (due milioni e mezzo di abitanti) che, insieme alla vicina Cheongdo, è stata dichiarata "zona di attenzione speciale". Tutte le basi militari sono state chiuse dopo che tre soldati sono stati trovati positivi al virus e i 9 mila seguaci della Shincheonji Church of Jesus the Temple of the Tabernacle of the Testimony sono isolati in casa.Le autorità hanno scoperto che la maggior parte dei nuovi casi di Covid-19 sono legati a una 61enne che aveva preso parte alle attività della chiesa, mentre altri contagiati avevano partecipato al funerale del fratello del fondatore della setta, un 'santone' che promette di portare i suoi seguaci in Paradiso, al quale erano presenti diversi fedeli. "La situazione sta cambiando"A Ginevra, ha parlato il capo dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: "Siamo ancora in una fase in cui è possibile contenere il epidemia". Ma la "'finestra' si sta restringendo", ha avvertito, deplorando la mancanza di sostegno finanziario internazionale. L'Oms è particolarmente preoccupata per l'emergere di casi al di fuori della Cina "senza un chiaro legame epidemiologico, come una storia dei viaggi o di contatto con un caso confermato"."Vediamo che la situazione sta cambiando", ha riconosciuto Sylvie Briand, direttrice del dipartimento Global Preparedness for Infectious Risks all'organizzazione Onu: "Non solo aumenta il numero di casi, ma stiamo anche assistendo a diversi modelli di trasmissione in luoghi diversi". L'Oms rifiuta per il momento di parlare di pandemia, ma ritiene che ci siano "epidemie diverse, che mostrano fasi diverse. E stiamo cercando di dare un senso a tutte queste diverse situazioni nel mondo". A conferma del crescente allarme, l'agenzia Onu ha annunciato la nomina di sei inviati speciali, tra i quali David Nabarro, ex coordinatore delle Nazioni Unite per l'Ebola durante l'epidemia che colpì l'Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016.L'epidemia ha già causato oltre 2.250 vittime (2.144 nell'Hubei) e causato 76.800 casi confermati (oltre 62 mila nell'Hubei). Il numero di nuovi casi era diminuito in Cina negli ultimi quattro giorni, adesso invece ha ripreso a salire (almeno 889 nuovi casi, erano stati 673 il giorno precedente): un nuovo picco, secondo l'Oms spiegabile con i nuovi criteri di conteggio.

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    Vivere barricati in casa a Codogno in attesa che il virus passi. Storia di Anna

    Il silenzio, le strade deserte, i negozi chiusi, le ore che passano in una lunga attesa. Codogno, 16 mila abitanti, centro nevralgico nel Lodigiano (sono molti i pendolari per i collegamenti con Milano) è da venerdì una città chiusa, ferma, dopo che la notizia del focolaio di coronavirus ha sconvolto la vita di un classico centro lombardo, piccolo e operoso. Dove tutti sono invitati a stare chiusi in casa. "Non avrei mai pensato di vivere questa esperienza, di dover restare a casa senza uscire. È difficile, ieri era il primo giorno e lo vivi un po' così, oggi inizi a riflettere".A parlare all'AGI è Anna, che da ieri non esce di casa, e che racconta dal posto come si vive in un Paese di fatto in quarantena. "Non conoscevo l'uomo risultato positivo né i suoi contatti - spiega - ma certo nel paese c'è paura. Abbiamo sentito la notizia ieri mattina, poi sono arrivate l'ordinanza comunale e quella regionale, che hanno chiuso le attività commerciali e le scuole, e chiesto alla popolazione di rimanere a casa, cosa che stanno facendo tutti".Il clima è spettrale: "Sono pochissime le auto in circolazione, e i negozi sono tutti chiusi ad eccezione di alcuni supermercati e delle farmacie. Non si esce se non è proprio indispensabile, per fare la spesa. Ci hanno detto che i dipendenti dei supermercati vengono controllati. Nessun assembramento è permesso, anche i funerali si fanno solo con il sacerdote e massimo quattro parenti".Le assenze dal lavoro, racconta, "vengono giustificate dall'ordinanza ministeriale, che ha valore di certificato medico, mentre per i lavoratori autonomi ovviamente è un problema, penso che si interverrà con fondi ad hoc". E così le ore in casa passano nella noia, ma anche nella paura del nemico invisibile ma aggressivo."Certo che ci penso, è normale. È un pensiero irrazionale ma c'è. Non conosciamo l'inizio di questa storia e purtroppo non ne conosciamo la fine, di sicuro dobbiamo stare 14 giorni a casa e poi si vedrà. Di certo abbiamo molto, troppo tempo per riflettere e la preoccupazione del contagio ce l'hanno tutti. L'unica cosa è attenersi alle indicazioni, stare a casa e chiamare i medici se qualcosa non va".Tra le riflessioni di queste ore, Anna sottolinea anche che "la cosa si allargherà anche ad altri Comuni, secondo me questa è solo la punta dell'iceberg". Ed è solo il giorno 2.

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