Elezioni 2013: tutti gli errori del PD

Lo Tsumani di Beppe Grillo investe il Parlamento: il Movimento 5 Stelle è primo partito alla Camera. Silvio Berlusconi riesce a tornare in gioco per l'ennesima volta. L'unico sconfitto è chi sulla carta dovrebbe essere il vincitore di queste elezioni: Pierluigi Bersani.

Ci si aspettava che dalle urne uscisse una situazione caotica, ma si è andati oltre ogni aspettativa. Bisognerà anche interrogarsi su che cosa ci hanno raccontato i sondaggi per oltre un anno, visto che terminati gli scrutini nessuna previsione è stata rispettata. E quindi, chi ha vinto le elezioni 2013? Di sicuro ha vinto Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle diventato primo partito alla Camera; ha vinto anche Silvio Berlusconi, riuscito nell'impresa di smentire il mondo intero che lo dava finito, politicamente morto, kaput; ha perso Mario Monti e il suo centro, largamente sotto le aspettative (anche se nelle ultime settimane si era intuito il trend). E il centrosinistra? Non ha perso, visto che alla fine alla Camera acciuffa per un pelo (0,36% di voti in più rispetto al centrodestra) il premio di maggioranza, ma non ha neanche vinto: troppa la distanza tra i risultati reali e la previsione che Pd e Sel in questa tornata avessero gioco facile, facilissimo. E che l'unica incognita sarebbe stato il Senato, incognita risolvibile, se proprio necessario, con un'alleanza con il Terzo Polo. Invece al Senato una maggioranza non si può mettere in piedi neanche con il Professore. Ed ecco che - a partire da Nichi Vendola - si inizia a pensare a come coinvolgere in un progetto di sinistra i 108 deputati e 54 senatori del Movimento 5 Stelle (ma è di sinistra l'M5S?).

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Se Beppe Grillo ha vinto grazie alla rabbia di una popolazione stremata dal governo tecnico, che ha imposto sacrifici senza realizzare neanche uno dei radicali cambiamenti che gli italiani avevano chiesto (riforma elettorale, abolizione province, riduzione stipendi d'oro, taglio dei parlamentari) e se Berlusconi è resuscitato grazie alle proposte shock e al suo essere "animale da campagna elettorale", perché invece il centrosinistra guidato da Pierluigi Bersani non è riuscito a compiere un'impresa che sembrava a portata di mano?

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Solo tre mesi fa il segretario del Pd e Matteo Renzi duellavano per la leadership di coalizione, durante quelle primarie che hanno segnato il punto più alto della campagna del centrosinistra. Primarie che, con il senno di poi e gli errori che sono seguiti, sono state anche il limite più grande. Il Partito Democratico si è cullato nei sondaggi, che appena dopo la vittoria di Bersani sul Sindaco di Firenze lo davano con il vento in poppa. Ma quello era il risultato in larga parte dell'influenza di Matteo Renzi, capace di attrarre elettori che mai si sarebbero avvicinati al Pd. La vittoria di Bersani, invece - per quanto voluta dagli elettori del centrosinistra che in maggioranza hanno voluto restare legati all' "usato sicuro" -, è stato il primo passo verso la fine del sogno. E questo nonostante il segretario del Pd, dopo aver conquistato la nomination, si sia mosso bene, decidendo di fare le primarie anche per i parlamentari, rinnovando in buona parte la classe politica del partito e dimostrando di aver imparato la lezione. Purtroppo si era solo a fine dicembre.

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Peccato  che negli ultimi, cruciali, due mesi, Bersani sia riuscito nell'impresa di dissotterrare alcuni dei politici che meno rappresentavano il rinnovamento che il Pd stava attraversando. Per fare solo due nomi, Rosi Bindi e Massimo D'Alema, che hanno cominciato a imperversare sugli schermi e sui giornali provocando il massimo sconforto in chi sperava che la loro infinita stagione fosse giunta al termine. Ma forse a fare più male al Partito Democratico è stato il continuo inseguire un'alleanza con Monti. A che pro continuare a parlare dell'opportunità di un'alleanza con il Professore? Perché tirarsi così la zappa sui piedi? Il Partito Democratico, nel suo rapporto con Monti, si è infilato in un pessimo circolo vizioso: più parlava della possibile alleanza con il centro, più gli elettori scappavano. Più gli elettori scappavano, più si rendeva indispensabile - e difficile da negare - l'alleanza con il Professore. E i risultati si sono visti: il centrosinistra al Senato non sa neanche che farsene dell'alleanza con Monti.

Infine, la campagna elettorale vera e propria. Cosa ci rimane? Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle e il loro desiderio di ribaltare tutto; Berlusconi e la lettera sull'Imu; la Lega e il 75% di tasse al nord; Mario Monti e la volontà di continuare "sulla strada intrapresa" per il bene dell'Italia. E il Pd? Dopo le primarie, il vuoto totale. Nessuna proposta forte, nessuna parola d'ordine, Bersani si è fatto stritolare dal Cavaliere prima e da Grillo poi, senza mai riuscire a occupare il centro della scena. Ma non si è mai visto nessuno riuscire a vincere le elezioni senza essere un protagonista della campagna elettorale.