Elezioni 2013: quando ci saranno? Con quale legge elettorale?

Sul governo Monti aleggia un fantasma che rischia di far passare un'estate caldissima a premier e ai suoi ministri. Voci di voto anticipato, in autunno, si rincorrono nonostante le smentite. Ma quel che più pesa è la riforma elettorale chiesta da Napolitano. Cosa vogliono i partiti e cosa accadrà?

L'aut aut del Presidente. Niente elezioni con questo sistema elettorale. Le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono state chiare, niente voto anticipato in autunno se prima non si riformerà il cosiddetto Porcellum. I tempi sono stretti, perché il mandato di Napolitano scade a maggio e nei sei mesi precedenti il presidente della Repubblica non può sciogliere le Camera. Quindi, o si vota a ottobre o Mario Monti arriverà a fine mandato. Ed ecco che i partiti, in particolare Pd e Pdl, accelerano e via stampa cercano punti di contatto che, però, sono ancora lontani.

Bersani attacca. “Cosa vuole fare la destra?” è la frase che riecheggia nei palazzi del Pd e che viene espressa ad alta voce dal segretario del partito. Pierluigi Bersani vuole la riforma elettorale, ma non vuole essere il primo a fare una mossa e aspetta che sia il partito di Silvio Berlusconi a lanciare l'amo per una trattativa. Una trattativa che vede all'opposizione quei partiti che oggi non appoggiano Monti, dalla Lega all'Italia dei Valori fino al Movimento 5 Stelle, i quali temono un accordo tra i due maggiori partiti italiani per far fuori proprio loro. Dall'altra parte, però, il Pdl si schiera compatto contro le elezioni anticipate, anche se il gran capo ci continua a pensare – convinto che l'appoggio a Monti stia erodendo i voti del centrodestra.

Il nodo preferenze. La vogliono tutti, a parole, ma nei fatti lo stallo continua. La riforma elettorale è nell'agenda politica del Parlamento da anni, eppure nulla si è ancora mosso. Perché? Perché le posizioni sono lontanissime e il nodo più difficile da superare è quello delle preferenze. I piccoli partiti vogliono vengano reintrodotto, come sottolinea Antonio Di Pietro “La riforma elettorale cui stanno pensando (Pd e Pdl, ndr.) non serve a restituire agli elettori il diritto di scegliere i loro rappresentanti. Per ripristinare le preferenze non ci vuole niente”. Ma una riforma elettorale come quella immaginata negli ultimi anni non è più praticabile, da quando i vecchi schemi di centrodestra e centrosinistra si sono frantumati e da quando nel gioco è entrato Beppe Grillo.

Maggioranze impossibili. Guardiamo al futuro e capiamo che in Italia negli ultimi 12 mesi tutto è cambiato. Il centrodestra non esiste più, l'asse Pdl-Lega si è spezzato, il partito di Maroni è in caduta libera e rischia di pesare pochissimo alla prossima tornata elettorale, se ne è andato Gianfranco Fini e il suo 4% di voti, mentre il famoso Terzo Polo è in fermento e non si capisce dove e come si schiererà alle prossime elezioni. Il centrosinistra, invece, vive i soliti problemi che lo rendono difficilmente forza di governo. Se il Pd guarda al centro, cioè a Casini, rompe l'alleanza con l'Italia dei Valori e il Sel, perdendo quello zoccolo di sinistra che è decisivo per vincere le elezioni. Se, invece, si sposta a sinistra, allora rischia di regalare l'Udc, i suoi voti e le sue battaglie sociali al centrodestra, rischiando di indebolirsi rinforzando la concorrenza. E, in tutto ciò, si inserisce quel Movimento 5 Stelle che i sondaggi vedono costantemente in crescita, oltre il 20% e che, se si andasse alle urne con queste percentuali, diverrebbe imprescindibile sia per un governo di destra sia per uno di sinistra. E qui si torna al voto anticipato e alla riforma elettorale.

Grosse Koalition in vista. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo: il governo Monti appare un laboratorio per studiare un futuro completamente diverso dal passato. Andando oggi alle urne, come già detto, destra e sinistra rischierebbero di avere maggioranze ingovernabili, dovendosi accordare con Beppe Grillo per formare un governo. Ed ecco che, quindi, il voto anticipato non è un'opzione per Pd e Pdl. E la riforma elettorale? Va fatta, ma i due maggiori partiti italiani stanno studiando una riforma che renda praticabile quello che appare sempre più una necessità per Bersani e Berlusconi: il grande accordo. A mettere nero su bianco questa prospettiva è, ancora una volta, Antonio Di Pietro, che afferma come Pd e Pdl “vogliono una legge che permetta ai partiti di avere le mani libere e di fare, dopo le elezioni, quelle alleanze che prima delle elezioni non oserebbero mai confessare ai loro elettori". Cioè quell'alleanza Pd-Pdl che molti temono, quella Grosse Koalition che appare sempre più l'unico futuro praticabile per il dopo Monti.

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