Elezioni 2022, Conte-Renzi: scontro frontale

(Adnkronos) - E' ormai scontro frontale tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, impegnati in una campagna elettorale contraddistinta dai frequenti botta e risposta tra i due e dai toni decisamente alti. Miccia dell'ultimo round è ancora una volta il reddito di cittadinanza, inviso al leader di Italia Viva e difeso con le unghie e con i denti dal numero uno M5S. A partire per primo nella giornata di ieri, dalla Sicilia dove è impegnato in una serie di comizi, è Conte con l'invito a Renzi di andare a parlare al Sud di rdc, ma "senza scorta". Un invito che l'ex Pd non ha evidentemente apprezzato.

"Siamo in una fase in cui avremmo dovuto fare tutto tranne che una campagna elettorale e ci siamo perché Conte ha pensato che se si andava voto ora, salvava la pelle e sta facendo una campagna non solo populista ma clientelare sul reddito di cittadinanza", la replica di Renzi, che attacca: "Sapete cosa ha detto oggi a Palermo? Ha detto 'Renzi venga senza scorta' a parlare del reddito di cittadinanza. Cosa stai facendo Conte? Minacci la violenza fisica? Ti devi vergognare, sei un mezzo uomo, abbi il coraggio di fare un confronto civile. Questo è linguaggio mafioso", le parole del leader Iv.

Pronta la replica di Conte: "L'unica vera minaccia è quella che Renzi rivolge ogni giorno verso chi è in gravi difficoltà economiche e non arriva neppure a metà mese". E ancora: "Renzi la smetta con le furbizie e non stravolga le cose. Non scambi per un invito alla violenza l'appello che gli rinnovo: si confronti senza filtri con il mondo reale e ascolti la voce di chi non ha niente".

"Renzi parla di vergogna. Ma se non si vergogna lui, senatore della Repubblica, che si è fatto pagare dagli arabi e ha fatto una marchetta sul Rinascimento Saudita, possono vergognarsi le persone che prendono il reddito di cittadinanza? Lui prende 500 euro al giorno", ha poi attaccato nuovamente ad Agrigento. Poi, parlando ai cittadini, Conte ribadisce il concetto: "Secondo voi, tutte queste persone che applaudono prendono tutte il reddito di cittadinanza? Renzi deve fare una cosa, venga, finalmente senza scorta, in mezzo alla gente a parlare, ad esporre le sue idee. Venga a dire che in Italia non occorre un sistema di protezione sociale. Venga a dirlo - l'invito - e non si nasconda".

La controreplica di Renzi arriva oggi nel corso di un evento a Bari: "Conte ha sbagliato avrebbe potuto cavarsela dicendo 'chiedo scusa, l’ho detta male , non volevo minacciarti' e invece rilancia perché gli serve aggredire l’avversario e spargere odio".

"Ho i profili social invasi da minacce di morte, un diluvio di minacce di morte, oggi vado in una Palermo militarizzata, è una cosa molto ingiusta e triste. Conte si dimostra un uomo senza valore che usa un linguaggio mafioso e non parla delle cose su cui invece dovrebbe essere giudicato come lo stop alla missione Italia Sicura. Il 30 luglio 2018 mi sono alzato in aula per chiedere il ripristino dell’unità di missione azzerata da Conte. I politici dovrebbero essere giudicati dai risultati che portano non dall’odio che spargono", le parole del leader Iv.

"Giuseppe Conte non fa politica, lui minaccia. Lui fa campagna elettorale con i percettori del reddito di cittadinanza, dicendo che se qualcuno cambierà la norma sui navigator, lui assicura che ci sarà 'la guerra civile'. Esattamente lo stesso linguaggio di Trump. E nel giorno in cui vado a Palermo, mi invita a 'venire senza scorta'. Non so se ci rendiamo conto della violenza verbale di questa minaccia", ha scritto in mattinata nella enews.

"Conte ha la scorta come me, più di me. Viviamo scortati per esigenze di sicurezza e per metterci al riparo da qualche pazzo esagitato.Un premier che dice 'rinuncia alla scorta e vieni a Palermo a parlare di reddito di cittadinanza', usa un linguaggio politico di stampo mafioso. Non è un caso che, da ieri, i miei social sono pieni di minacce di morte e di violenza fisica. Se il leader dice in TV 'vieni in piazza senza scorta' in tanti si sentono autorizzati a scrivere 'Bastardo, te la faremo pagare'”.

"Io oggi vado a Palermo, senza paura. E vado a dire che sogno un Paese in cui per uscire dalla povertà si crei lavoro, non si dia un’elemosina di Stato. E parlo a quel Sud che vuole reagire alla cultura clientelare della dipendenza da un politico che viene acclamato perché usa i soldi pubblici per chiedere i voti. E parlo a chi vuole premiare il talento non la raccomandazione, il lavoro non il sussidio, la crescita non l’assistenzialismo. Parlo a quel Sud che ci vuole provare, non al Sud che si rassegna alla dipendenza da politici senza scrupoli. Ieri alcuni banchetti di Italia Viva e Azione sono stati fatti oggetto di violenza. Considero Giuseppe Conte e il linguaggio d’odio dei Cinque Stelle il mandante e il responsabile morale di qualsiasi cosa possa accadere ai nostri ragazzi in questa campagna elettorale".