Elezioni Brasile, l'allarme: "Genocidio in Amazzonia se vince Bolsonaro"

Brazil's President and candidate for re-election Jair Bolsonaro speaks during a news conference at the Alvorada Palace in Brasilia, Brazil October 5, 2022. REUTERS/Adriano Machado
Elezioni Brasile, l'allarme: "Genocidio in Amazzonia se vince Bolsonaro" REUTERS/Adriano Machado

Le elezioni in Brasile hanno portato al ballottaggio Luiz Inacio Lula da Silva e Jair Bolsonaro, la cui vittoria rappresenterebbe un serio rischio per l'Amazzonia e le tribù indigene. L'allarme arriva dalla onlus Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni.

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Lula, candidato di sinistra, ha prevalso in 14 stati, mentre il presidente uscente ha vinto in 12, più il distretto federale della capitale Brasilia. I due si sfideranno al ballottaggio del 30 ottobre, ma fare previsioni è difficile. Tra i sondaggisti c'è chi vede favorito Lula su Bolsonaro, sul quale peserebbero gli errori commessi nella gestione della pandemia, che ha causato - almeno - 686mila persone. Si aggiungono, inoltre, i problemi di deforestazione in Amazzonia e le difficoltà delle tribù locali.

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A spiegarlo in un'intervista a Fanpage.it è Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia, sezione nazionale del movimento mondiale in difesa dei popoli indigeni. "Se Lula dovesse vincere non sarà facile per lui e per il suo governo proteggere i diritti e le terre dei popoli indigeni, perché al Congresso è stato eletto un ampio numero di politici anti-indigeni, tra cui Ricardo Salles, ex Ministro dell’Ambiente di Bolsonaro (sotto il cui ministero la deforestazione in Amazzonia è aumentata drasticamente) e Damares Alves (predicatrice evangelica favorevole al contatto forzato con le tribù incontattate)", ha spiegato.

Poi ha precisato: "Ad ogni modo, la situazione sarebbe senz’altro migliore di quella che abbiamo visto di questi anni di governo Bolsonaro, e Lula avrebbe comunque la possibilità di fare cambiamenti importanti, per esempio nominando nuove figure in ruoli chiave nelle istituzioni responsabili di proteggere i territori indigeni, come il FUNAI (il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni)".

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Sulla situazione in Amazzonia ha aggiunto: "Nessun Governo ha mai veramente adempiuto ai suoi obblighi costituzionali in materia di diritti dei popoli indigeni. Basti pensare che con l’entrata in vigore della Costituzione nel 1988, al Governo erano stati dati solo 5 anni di tempo per demarcare tutti i territori indigeni ancora in attesa di riconoscimento. Ciò nonostante, oggi sono oltre 200 le terre che stanno ancora aspettando la fine del processo o un qualche intervento da parte delle istituzioni".

A differenza di Bolsonaro, tuttavia, Lula "ha demarcato decine di territori indigeni, come Raposa-Serra do Sol, un grande territorio nell’Amazzonia settentrionale che da decenni era invaso da allevatori di bestiame e coltivatori di riso".

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Dure le parole nei confronti del Governo uscente: "Negli ultimi 4 anni, i popoli indigeni del Brasile hanno dovuto affrontare il peggior governo anti-indigeno dai tempi della dittatura militare. Il Presidente Bolsonaro e i suoi alleati hanno cercato disperatamente e senza sosta di aprire i territori indigeni all’agrobusiness, al taglio del legno e alle attività minerarie. Le loro politiche e le loro azioni razziste e genocide hanno causato livelli di deforestazione senza precedenti e un numero crescente di omicidi di indigeni e di attacchi alle loro comunità. La retorica anti-indigena di Bolsonaro ha di fatto dato il via libera ad accaparratori di terra, taglialegna, minatori e imprenditori agricoli, che si sono sentiti incoraggiati a invadere i territori indigeni sapendo di non dover rispondere delle loro attività criminali".

Così, rispetto al 2018, oggi "le invasioni dei territori indigeni sono aumentate del 180%". L'eventuale vittoria di Bolsonaro "rafforzerebbe la sua politica e tutti coloro che si sentono incoraggiati da essa a invadere i territori indigeni impunemente: sarebbe un colpo mortale per la devastazione già in corso. Gli scienziati hanno già messo in guardia che, se la deforestazione dovesse continuare, l’Amazzonia raggiungerebbe il punto di non ritorno, entrando in declino. Inoltre, molte altre tribù incontattate potrebbero essere spazzate via e gli ultimi sopravvissuti uccisi nei tentativi aggressivi di derubarli delle loro terre".

Al nuovo Governo le tribù indigene chiedono "il rispetto dei loro diritti, in particolare quello di vivere nelle e delle loro terre: è cruciale per permettere loro non solo di sopravvivere, ma anche di prosperare. Chiedono che tutti i territori indigeni siano demarcati al più presto, che gli invasori siano espulsi dalle loro terre e che i responsabili degli omicidi di indigeni come Paulino Guajajara e altri Guardiani della Foresta siano consegnati alla giustizia. Infine, chiedono il riconoscimento del loro diritto all’auto-determinazione, per poter decidere autonomamente del loro futuro".