Elezioni Emilia Romagna, Velasco in campo per Bonaccini

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"Sostengo Stefano Bonaccini, perché ha fatto un buon lavoro ed è un uomo del popolo". Si legge nella lettera aperta agli elettori dell'Emilia Romagna di Julio Velasco, 'star' del mondo del volley. "Ho deciso di scrivere questa lettera per fare pubblica la mia scelta di appoggiare Stefano Bonaccini come candidato alla presidenza della Regione".  

"Voglio anche chiarire che non ho nessuna intenzione di lasciare il mio lavoro per dedicarmi alla politica. Il 26 gennaio ci saranno le elezioni regionali in Emilia Romagna, regione in cui vivo dal 1985, quando sono arrivato ad allenare la Panini Modena. Ho imparato ad amare questa terra, la sua gente, il giusto equilibrio tra operosità ed efficienza, di ospitalità e affettuosità". 

"Sento il dovere di farlo e se questa mia presa di posizione significherà convincere anche uno solo degli indecisi a seguirmi in questa scelta, mi sentirò soddisfatto. Per me questo non è un voto 'contro'. E’ un voto a favore di chi ha fatto un buon lavoro in un momento storico difficile. E’ vero -scrive Velasco- che nella sinistra ci sono esponenti e simpatizzanti pronti a giudicare con aria di superiorità morale e questo spesso dà molto fastidio a chi la pensa diversamente. Ma è altrettanto vero che Bonaccini non è uno di loro. Lui è un uomo del popolo. Non solo perché proviene da una famiglia di lavoratori, ma perché si occupa delle persone, le ascolta, si mette nei loro panni. Pensa a soluzioni concrete, senza arroganza, ma con sicurezza in se stesso e nei suoi collaboratori". 

"La destra sottolinea solo quello che non va, incolpa i propri avversari di qualsiasi cosa pur di cavalcare il giusto scontento di molti cittadini, con l’atteggiamento di chi non sbaglia mai. (...) In democrazia è fondamentale accettare chi la pensa diversamente, bisogna saper convivere con l’altro: discutere, denunciare, perfino accusare quando è necessario, ma convivere".  

"Mi auguro che in questa elezione ci sia il record di votanti. Questo non significa che siamo indifferenti alle delusioni che la classe dirigente spesso ci crea, bensì perché non ci arrendiamo. Non molliamo, mai. Perché crediamo che si può fare meglio. Perché il paese è di tutti. Perché vogliamo partecipare!".