Elezioni Germania: tiene l'ultradestra di AfD, crolla la sinistra radicale

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Alice Weidel (Afd) e Janine Wissler (Die Linke) (Photo: getty)
Alice Weidel (Afd) e Janine Wissler (Die Linke) (Photo: getty)

Con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) le urne sono state tutto sommato gentili. AfD, infatti, riesce a restare sopra l′11%: meno del 12,6% con cui quattro anni fa diventò terzo partito, ma un risultato che comunque conferma l’esistenza di uno zoccolo duro paragonabile ai numeri raggiunti dai liberali. Non a caso, i suoi leader sono stati i primi a parlare, subito dopo la diffusione degli exit poll. Il fatto di non essere desiderati in nessuna possibile alleanza di governo li ha sollevati dal dover misurare le parole per provare a corteggiare i conservatori - ammaccati - della Cdu/Csu.

Molto più amaro il bilancio per il partito dell’estrema sinistra, Die Linke, che balla intorno alla soglia di sbarramento del 5% precipitando di oltre tre punti e mezzo rispetto al 2017. “Questa è una serata difficile per noi e per la sinistra”, ha ammesso la co-leader del partito Janine Wissler. Nonostante il risicato 5% delle prime stime, che mette a rischio la presenza stessa al Bundestag della formazione, Bartsch si è detta ottimista: “Che domande - ha risposto a un giornalista - certo che supereremo il 5% e andremo oltre il terzo mandato. Nei prossimi anni saremo all’opposizione”, ha aggiunto, certificando il tramonto dell’ipotesi di una coalizione “rosso-rosso-verde” tra Spd, Verdi e Linke.

Rispetto al tracollo della sinistra, il calo dell’estrema destra xenofoba ed euroscettica dell’AfD sembra quasi una carezza. Tanto più se si osservano i risultati nei Land dell’Est, dove - secondo le proiezioni - avrebbe superato la Cdu. La co-leader di AfD, Alice Weidel, ha salutato un “risultato molto solido” e ha dichiarato ad Ard che “nessuno ci può aggirare”, sebbene nessun partito intenda includere l’ultradestra nel governo. A livello nazionale AfD avrebbe preso fino all′11,6% dei voti, un punto in meno rispetto al 2017, ma negli Stati dell’ex Ddr avrebbe incassato il 21% (+0,5%), subito dietro l’Spd al 23% (+8,4%), mentre la Cdu sarebbe scesa di 10,3 punti al 17%.

“Se questo risultato dovesse essere confermato, ciò significherebbe che Angela Merkel ha rovinato il mio ex partito”, ha detto il leader onorario dell’AfD Alexander Gauland, che era membro dei cristiano-democratici della cancelliera uscente prima di unirsi al partito di estrema destra. “Nonostante il nostro risultato relativamente più debole, abbiamo portato a termine la nostra missione: Merkel è fuori”, ha aggiunto Gauland, suscitando applausi tra i sostenitori radunati in un ristorante di Berlino.

Gauland ha sottolineato il lato positivo del risultato, dicendo che i conservatori indeboliti potrebbero essere tentati di rivedere la loro decisione di non lavorare mai con l’AfD, anche all’opposizione. “Se Scholz diventa cancelliere, la Cdu deve cambiare rotta e quindi c’è la possibilità che possiamo lavorare con l’Unione”.

AfD, attualmente co-guidato da Jörg Meuthen e Tino Chrupalla, è stato in parte indebolito da una lotta di potere interna: da un lato c’è Meuthen, che vorrebbe epurare il partito da membri con sospetti legami con gruppi neonazisti; dall’altro c’è un campo più nazionalista che non vede la necessità di agire.

Alcuni analisti, tuttavia, avevano previsto un calo maggiore a causa delle posizioni anti-lockdown e anti-distanziamento assunte da diversi esponenti del partito, pur con diverse sfumature. A conti fatti, invece, questa scelta non ha penalizzato più di tanto l’AfD, confermando anche in Germania l’esistenza di una fetta dell’elettorato che rifiuta le misure anti-contagio e la spinta alla vaccinazione. Un indicatore: secondo i ricercatori, la resistenza ai vaccini in Sassonia è più forte proprio dove l’AfD è più forte. “Dobbiamo essere più rilassati: con questo virus, che probabilmente non scomparirà mai come i virus in generale, dovremo solo conviverci”, ha detto Chrupalla. E sull’emergenza climatica, ritenuto uno dei temi chiave per gli elettori in queste elezioni, l’AfD accusa gli altri partiti di “seminare il panico”, vorrebbe l’uscita di Berlino dagli accordi di Parigi e afferma che il riscaldamento globale dovrebbe essere visto “positivamente”.

L’altro cavallo di battaglia dell’ultradestra in campagna elettorale è stata la retorica anti-migranti applicata alla tragedia afghana. “Colonia, Kassel o Costanza non ce la fanno più con Kabul”, è stato uno degli slogan scelti, in riferimento alla decisione del governo di accogliere alcune migliaia di cittadini afghani che prima della presa del potere da parte dei talebani lavorarono per l’esercito di Berlino o le ong tedesche. Un altro poster mostrava una coppia di anziani abbracciati su un molo, con il testo: “Condivideremo le nostre pensioni, ma non con il mondo intero. La solidarietà ha i suoi limiti”.

Il partito scosse l’establishment politico del Paese nel 2017, quando con il 12,6% diventò la terza forza politica entrando in Parlamento come opposizione dopo aver cavalcato e alimentato il sentimento anti-migranti, legato alla decisione del 2015 della cancelliera Merkel di accogliere centinaia di migliaia di persone in fuga da guerra e povertà. “L’elezione del 2017 è stata fortemente influenzata dalle politiche su rifugiati e migranti. L’AfD ne ha fatto il suo tema chiave, questa volta però la questione non è fra le tre più rilevanti”, ha commentato Hendrik Traeger, politologo dell’Università di Leibzig.

La crescita dell’AfD, visto il passato nazista della Germania, aveva allarmato molti nel Paese e all’estero. La comunità ebraica ha sempre accusato il partito di sminuire i crimini nazisti, mentre l’intelligence di Berlino lo ha considerato un “rischio per la democrazia” per i legami con gli estremisti di destra.

Quanto alla politica estera, lo schieramento ha un rapporto amichevole con la Russia e vuole l’uscita della Germania dall’Unione europea. Una posizione, questa, che lo rende irricevibile dalla destra moderata. Cdu/Csu, Spd e tutti gli altri partiti hanno fin da subito escluso di collaborare con l’AfD. Laschet, candidato del blocco conservatore, è stato molto chiaro: “Abbiamo bisogno dell’Europa più che mai”, l’AfD “danneggia gli interessi tedeschi”. Per Alternativa per la Germania, la notte si chiude così, senza grandi stravolgimenti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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