Elezioni, Matteo Favero: PD da rifondare. Tabula rasa

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Roma, 1 ott. (askanews) - Leggo "autorevoli riflessioni di neoeletti, rieletti e militanti del PD sul deludente risultato della nostra coalizione e sugli errori della campagna elettorale appena conclusa. Penso che, tranne che per qualche rara eccezione, si stiano commettendo gli errori di sempre: a cominciare da temerarie autocandidature alla successione di Enrico Letta. Al di là di rituali analisi su numeri e flussi di voto credo sia utile partire dalla consapevolezza che la nostra crisi viene da lontano e che alla nostra comunità non serve un congresso ma una vera e propria rifondazione. Perfino arrivando al cambio di nome. Una tabula rasa". Lo scrive Matteo Favero, come militamte PD, in una lettera ai direttori dei quotidiani veneti del gruppo Gedi.

"Un nuovo progetto - sottolinea - per salvare un ampio spazio politico male o poco rappresentato. Un innesto per far rinascere una pianta quasi secca, non certo per gli effetti della siccità in tempi di crisi climatica, bensì per l'assenza di linfa che attraversa la conoscenza di quello che si definisce comunemente "paese reale". Non dimenticando che, con il trionfo della destra e il crollo della Lega, oggi più che mai vale più cosa dobbiamo essere, riflettendo sul cosa siamo diventati, rispetto al chi ci sarà domani".

"Non abbiamo bisogno, in presenza di un partito diventato purtroppo piccolo - avverte - di riti bizantini e di congressi "cannibali" per eleggere un Segretario, di un'Assemblea nazionale di quasi mille delegati, di una Direzione nazionale di oltre un centinaio di persone e nemmeno del revanscismo degli esclusi, già mobilitati per il prossimo turno elettorale, infine neanche di organismi locali ciclicamente esautorati da decisioni nazionali. Come peraltro accaduto nella compilazione delle liste dei candidati in Veneto alle elezioni politiche del 25 settembre. È allo stesso modo finito il tempo dell'unanimismo di facciata con cui si vuole governare il partito, tradito un secondo dopo da conciliaboli - perlopiù telematici - in cui si criticano le decisioni appena prese. Servono subito energie nuove e inedite, linguaggi nuovi, nuove solidarietà in cui rendere magari protagonista quella parte di società che tiene in piedi la nostra amata Italia: liberi professionisti, commercianti, artigiani, partite iva, co.co.co., lavoratori del Terzo Settore. Quella parte di popolazione, così numerosa in Veneto, spesso a cavallo tra la generazione X e quella dei Millennials che ha dato tanto e ricevuto poco, che ha conosciuto la precarietà, i costi della sanità privata, gli effetti iniqui e farraginosi dei vigenti sistemi fiscali e previdenziali, la vergogna di dover chiedere un garante anche solo per l'acquisto di un cellulare a rate. E figuriamoci per una casa. È questa la maniera per essere veramente popolari e per costruire un nuovo inizio. La strada ci viene ben indicata da quei mille tra donne e uomini, imprenditori ed economisti che qualche giorno fa hanno partecipato - anche dal Nord Est - ad Assisi alla terza edizione dell'Economia di Francesco. Un'economia civile, un modo nuovo di guardare all'uomo, al lavoro, all'ambiente. Ne abbiamo bisogno in tempi così difficili", conclude.