Elezioni, occupato il liceo Manzoni di Milano: "Ci togliete il futuro"

Elezioni, occupato il liceo Manzoni di Milano:
Elezioni, occupato il liceo Manzoni di Milano: "Ci togliete il futuro". Getty Creative

Liceo Manzoni di Milano in subbuglio: prima un picchetto davanti alla scuola, poi un'assemblea e infine un comunicato che annunciava l'occupazione. "Non siamo disposti a tirarci indietro", recita il messaggio degli studenti a margine delle elezioni politiche che hanno visto vincere il Centrodestra. la preside del liceo ha già convocato un consiglio d'Istituto urgente.

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L'intenzione dei ragazzi è occupare parte delle aule del piano terra per due giorni e quindi di rimanere a dormire stanotte all'interno dell'edificio di via Orazio, per poi riprendere regolarmente le lezioni mercoledì.

"Questa mattina - hanno spiegato ancora -, come studenti e studentesse del Manzoni, abbiamo occupato la nostra scuola per parlare e confrontarci sulla situazione in cui versano le nostre vite: crisi e disastri climatici sono ormai all'ordine del giorno, provano lentamente ad abituarci a un lavoro precario, sfruttato e mortale e, come se non bastasse, ci prepariamo ad entrare in una fase politica pericolosa e repressiva, visti gli ultimi risultati elettorali".

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"Abbiamo preso coscienza di questa situazione – hanno aggiunto - e abbiamo deciso che questa volta non staremo fermi a guardare, non rimarremo passivi davanti a un presente che cerca con ogni mezzo di toglierci il futuro che ci appartiene".

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Per questo, hanno ribadito, "ci siamo presi e prese uno spazio che troppe volte si è dimostrato repressivo e inadatto nel tentativo di dimostrare che non solo è possibile che studenti e studentesse decidano autonomamente di prendersi dei loro spazi, ma che è anche giusto e deve diventare una pratica normalizzata; se voi ci toglierete dei nostri spazi noi saremo pronti a riprenderceli e non cederemo più su quelle cose che riteniamo indispensabili per la nostra formazione".

"La risposta però è stata, come al solito, una rappresaglia mirata a farci desistere, a imporci un rispetto di regole che non ci rappresentano e che sono create appositamente per impedirci anche solo di immaginare un mondo ed una scuola diversa. Ma - hanno concluso - vogliamo dirlo chiaramente, alla Meloni, a Confindustria, a chi ci reprime: non siamo più disposti a tirarci indietro, far finta di nulla e aspettare che voi cambiate le cose; perché, nonostante tutto, sempre e comunque, la scuola siamo noi".