Elezioni, prime reazioni della Borsa: che cosa è cambiato dal 2018

Elezioni, prime reazioni della Borsa: che cosa è cambiato dal 2018
Elezioni, prime reazioni della Borsa: che cosa è cambiato dal 2018. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Nella lunga marcia di avvicinamento al voto, c'era un tema che si è conquistato grande attenzione da parte degli analisti: come prenderanno l'esito delle elezioni italiane i vari mercati internazionali? Ora i risultati sono nero su bianco: ha vinto il centrodestra, con un colossale exploit da parte di Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni. Ebbene, la Borsa ha risposto. In maniera però forse diversa rispetto a quanto si immaginassero molti. Almeno per il momento.

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L'apertura dei listini europei è infatti sì debole, senza però presentare tracolli. Del resto la Borsa fatica da oltre una settimana, per svariate contingenze. Il primo tra tutti resta la recessione che si respira nell'intero Continente, ma 'Il Sole 24 Ore' spiega che sui segni negativi stanno incidendo soprattutto i timori legati ai tagli fiscali annunciati nel Regno Unito dalla premier Liz Truss. E le elezioni italiane? Niente di che: gli operatori ne avevano infatti ampiamente previsto l'esito.

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Il quotidiano di Confindustria ha raggiunto gli analisti di Unicredit, che non ci hanno girato intorno: "Riguardo allo spread sul decennale BTP ci aspettiamo una reazione abbastanza tranquilla da parte dei mercati, almeno nel breve termine. L'esito delle elezioni è stato infatti ampiamente in linea con le previsioni. Ci aspettiamo che fino alla conclusione dell'anno lo spread rimanga vicino ai 250 punti base".

Elezioni, prime reazioni della Borsa: che cosa è cambiato dal 2018 (foto: Getty Images)
Elezioni, prime reazioni della Borsa: che cosa è cambiato dal 2018 (foto: Getty Images)

Clima diverso, quindi, rispetto al post elezioni del 2018? Ora come ora sì. Il quadro politico, del resto, appare al momento paradossalmente meno definito di allora. La vittoria alle urne del M5s e il successivo accordo di governo con la Lega prefigurarono infatti scenari che il solo exploit di Fratelli d'Italia nel 2022 ancora non porta con sé. All'epoca infatti l'impressione era quella di andare incontro a un governo antieuropeista, favorevole al debito come strategia economica e addirittura con un possibile ministro dell'Economia (Paolo Savona) autore di un noto piano di uscita dall'Euro. Nulla del genere, però, appare nei programmi di Giorgia Meloni.

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"Non ci aspettiamo che le elezioni allarghino sostanzialmente gli spread, anzi potrebbe persino esserci un recupero per il ridursi dell'incertezza", ha spiegato al 'Corriere della Sera' Fabio Balboni, senior economist a Londra del colosso bancario britannico Hsbc. I mercati vedono Giorgia Meloni come una leader assolutamente conservatrice, ma che quantomeno ha impostato la campagna elettorale all'insegna dell'atlantismo e soprattutto senza suggerire spese folli e quello scostamento di bilancio che tanto le Borse temevano.

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Maggiori sono invece i timori sul futuro. "Per l'Italia bisogna aspettare le proposte del nuovo governo - è la considerazione di Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, raggiunto da' Il Sole 24 Ore' -. Gli investitori resteranno in attesa per capire se le soluzioni saranno in continuità con il governo Draghi o se ci sarà una rottura". E apprensioni per un cauto ottimismo post elezioni destinato forse a scemare arrivano anche da Credit Suisse: "Ci aspettiamo che il nuovo governo mantenga un dialogo costruttivo con le istituzioni europee, e riteniamo trascurabile il rischio di una Italexit. Tuttavia i programmi della Meloni di modificare il Pnrr e di aumentare la spesa potrebbero creare frizioni con l'Ue nel breve termine".