Elezioni, gli scandali fanno bene a chi si astiene

Minetti, tra sfilate e dimissioni mancate; lo scandalo Lazio, la guerra tra Grillo e Favia, l'affaire Lusi. Gli scandali e le polemiche della politica italiana non mancano. Ma chi si avvantaggia da queste vergogne italiche secondo i sondaggi?

Astensione di massa. E' il primo partito d'Italia e sembra che sarà il vero vincitore alla prossima tornata elettorale. E' l'astensionismo, che secondo le intenzioni di voto degli italiani rischia di toccare quota 50%. Questo, almeno, secondo quanto racconta Ipso che fissa al 49,6% gli italiani che non voteranno o che ancora non sanno chi votare. Gli scandali sicuramente non aiutano ad avvicinare l'elettorato ai partiti politici e il disinteresse o la disillusione crescono mese dopo mese.

Grillo non sfonda. E gli scandali finanziari non si trasformano in antipolitica, almeno vedendo i dati del sondaggio Ipso. Il Movimento 5 Stelle, accreditato quasi del 20% prima delle vacanze estive, è sceso a poco meno del 14% in questo inizio d'autunno. Il motivo va ritrovato nelle polemiche sempre più accese all'interno dei grillini, con lo scontro tra Beppe Grillo e Giovanni Favia. Il movimento come partito di un padre-padrone interessato più agli affari del suo guru Casaleggio non piacciono a coloro che fino a poco tempo fa guardavano con interesse alle 5 Stelle. Il dubbio che si tratti solo di un altro gruppo di potere si fa forte e molti sembrano essere disillusi dal nuovo che avanza.

Pdl nel caos. A subire maggiormente gli effetti degli scandali è, ovviamente, il centrodestra. L'affaire Minetti prima, il caos nella Lega Nord e, ora, le dimissioni di Polverini il terremoto che ha coinvolto la giunta regionale del Lazio non aiuta certo il Pdl a risalire nei sondaggi. Secondo Ipso il partito di Silvio Berlusconi è fermo al 21,4%, ma ancora non si vedono appieno gli effetti che avrà sulle intenzioni di voto lo scandalo romano.

Pd tra alti e bassi. Saranno le polemiche per le primarie, sarà che molti vedono nel partito di Bersani solo la continuazione degli scandali che colpiscono altri, sarà che mancano proposte alternative, ma i problemi che coinvolgono gli avversari politici non fanno sfondare il Pd. Resta il primo partito virtuale italiano, ma il Partito Democratico non riesce a fare quello scatto che si poteva aspettare di fronte ai problemi del Centrodestra. Ma è tutta l'area del Centrosinistra a non ingranare dopo le vacanze, con anche l'Idv e Sel a perdere colpi rispetto ai sondaggi di giugno e luglio.

Centro poco di destra. Continua ad avere un buon bacino di potenziali elettori l'Udc, che con il 7,3% dei voti stacca nettamente i vecchi compagni di viaggio di Futuro e Libertà, fermi all'1,4%. Per Gianfranco Fini la situazione è a dir poco nera, visto che il suo partito è stato addirittura superato nei sondaggi da La Destra. E proprio il partito di Storace sembra la sorpresa di questo caldo autunno.

Antipolitica vincente. Un altro sondaggio, pubblicato da Affariitaliani.it, infatti, mostra dati ben diversi da quelli proposti da Mannheimer e che sembrano far pesare in maniera ben più incisiva gli scandali che hanno coinvolto i maggiori partiti italiani. Secondo questa rilevazione, infatti, il Movimento 5 Stelle toccherebbe addirittura il 40% delle intenzioni di voto, con Pdl e Pd che non supererebbero il 13%. Boom per La Destra, al 6%, e risalita netta per la Lega Nord, che tornerebbe oltre l'8% dei voti. Insomma, un successo per i movimenti più estremistici e antipolitici.

Niente maggioranze. Ma quel che soprattutto emerge dal sondaggio Ipsos è la virtuale impossibilità di governare dopo le prossime elezioni. Né il centrodestra né il centrosinistra appaiono avere maggioranze stabili. Anche considerando un'ammucchiata. Il centrodestra, inclusi oltre a Pdl e Lega Nord anche l'Udc, La Destra e Fli, arriverebbe al 36,1%, ben lontano da una maggioranza. Ma anche il centrosinistra avrebbe difficoltà a costruire una squadra di governo. Se anche si pensasse a un governo – sinceramente improbabile – che vada dal centro alla sinistra, cioè dall'Udc al Sel, includendo l'Idv, arriverebbe al 46% dei voti.

Polverini, dai canti di vittoria all'appello "voglio pulizia" Milano (TMNews) - Voce roca e fiori in mano, Renata Polverini arringava così, in piedi su un tavolo, i suoi sostenitori nel marzo del 2010, nella lunga notte elettorale in cui venne eletta presidente della Regione dopo aver battuto Emma Bonino. Da lì cominciarono due anni e mezzo in cui non sono mancate polemiche forti e tensioni, soprattutto con la Lega Nord. Arrivò ad imboccare Bossi durante il banchetto pacificatore indetto a Roma insieme al sindaco Alemanno per chiudere la polemica su "sono porci questi romani" detto dal leader della Lega Nord. Solo una tregua che si interruppe con la vicenda dei ministeri al Nord voluti dal Carroccio e a cui la Polverini si oppose strenuamente, lanciando anche una petizione. Poi le proteste per l'emergenza rifiuti a Roma e il nodo delle discariche, fino allo scandalo dei fondi del Pdl e degli sprechi, affrontato con una drammatica assemblea straordinaria in Regione.

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