Elezioni in Spagna: per Sanchez e il Psoe una vittoria di Pirro

Elezioni in Spagna: per Sanchez e il Psoe una vittoria di Pirro

Madrid, 11 nov. (askanews) – La Spagna sempre in mezzo al guado: le nuove elezioni volute dal premier Pedro Sanchez hanno visto i suoi socialisti primi nelle urne. Tuttavia il Psoe hanno perso consensi rispetto allo scorso 28 aprile (circa seicentomila voti in meno). Adesso per Sanchez è più difficile formare un esecutivo in grado di ottenere la fiducia.

Il Partido Popular di Pablo Casado guadagna una ventina di seggi ma resta lontano da una possibile maggioranza. “Abbiamo ottenuto ha detto Casado un buon risultato elettorale, ma è un pessimo risultato per la Spagna, la sua governabilità e il suo futuro”.

Emerge invece l’estrema destra di Vox che diventa addirittura la terza forza in parlamento con 52 deputati. Messaggio del leader Santiago Abascal: “Abbiamo detto alla sinistra che la storia non è finita, che non hanno alcuna superiorità morale e che abbiamo lo stesso diritto di difendere le nostre idee senza essere insultati né stigmatizzati come continuano a fare nei mezzi di comunicazione”.

E’ crollato invece Ciudadanos, il partito liberale che rappresentava una opposizione interna ai popolari: ha perso una cinquantina di seggi. Il leader Alberto Rivera si è dimesso.

L’affluenza è calata del 6%, cosa prevedibile al quarto ritorno alle urne di fila, nonostante gli appelli al voto utile. Certamente sul risultato ha pesato anche la crisi catalana; a Barcellona gli indipendentisti di ERC vincono un seggio in più.

Ma adesso? Il blocco di sinistra che comprende socialisti e Podemos di Pablo Iglesias scende da 167deputati a 158, compresi i tre della nuova formazione Màs Paìs, nata da una costola di Podemos. La maggioranza assoluta è lontana una ventina di seggi

D’altra parte una maggioranza di destra è ancora più impossibile. Questo l’appello del premier socialista uscente: “Parleremo con tutti i partiti politici salvo quelli che si escludono dalla coesistenza e seminano l’odio e l’anti democrazia”.

Il prezzo che Sanchez dovrà pagare per restare alla Moncloa è aumentato: un patto col diavolo cioé con la destra, o un esecutivo di sinistra che però dovrà tener conto della situazione catalana. In termini politici, e non più di semplice repressione.

E intanto nella mattinata i separatisti catalani hanno bloccato il traffico su un’autostrada di collegamento con la Francia, una nuova protesta per la condanna al carcere emessa il mese scorso contro nove dei loro dirigenti per il referendum sull’indipendenza del 2017.