Elezioni suppletive, Meloni: chiediamo rispetto par condicio

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Roma, 3 feb. (askanews) - Quella per le suppletive a Roma "è una campagna elettorale nella quale i contendenti rischiamo di non poter competere ad armi pari. Non è mai accaduto che un ministro in carica si candidasse e questo comporta che possa usare strumenti che altri non hanno: nello specifico dispone di 400 nomine che deve fare il governo, la possibilità di promettere ogni giorno qualcosa e c'è un problema di violazione della per condicio". Lo ha detto la leader di fratelli d'Italia Giorgia Meloni presentando la candidatura del centrodestra di Maurizio Leo al collegio di Roma centro per le suppletive alla Camera.

"Chiediamo - ha osservato - l'applicazione della par condicio: ogni volta che si vede lui in televisione devono vedersi anche gli altri 7. Chiedo ai membri della vigilanza di occuparsi di questa materia, sarebbe sgradevole. Pretendiamo il rispetto delle regole e che non esistano figli e figliastri per la democrazia italiana".

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    Baby padre smentisce la prof: "Sesso quando avevo 13 anni"

    "Il primo rapporto l'ho avuto quando avevo 13 anni, non ricordo il giorno esatto ma era il giugno del 2017". Il ragazzo, oggi sedicenne, lo ha riconfermato, nascosto dietro un paravento, nell'aula del Tribunale di Prato dove la donna di 32 anni, con cui ha avuto una relazione, lo stava ascoltando. E il rapporto amoroso sbocciò durante le ore di ripetizioni che la donna impartiva al ragazzino e da cui è nato un bambino nell'agosto del 2018.  La 32enne è a processo per violenza sessuale su minore e violenza sessuale per induzione insieme al marito, suo coetaneo, accusato di alterazione di stato civile per aver riconosciuto un figlio che sapeva non essere suo, come sostengono i pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli.  Il processo, ieri, riferisce 'La Nazione', è ripreso con la testimonianza del baby padre. A volerlo risentire, nonostante l'incidente probatorio dell’aprile scorso, è stato il collegio dei giudici che ha voluto puntualizzare i fatti avvenuti il 21 giugno del 2017, data in cui si sarebbe consumato il primo rapporto sessuale fra i due come emergerebbe da alcune conversazioni su Whatsapp. La donna e l'adolescente non si vedevano da circa un anno, da quando la famiglia del giovane, assistita dall'avvocato Roberta Roviello, ha presentato denuncia mettendo in moto l'inchiesta. E ieri erano tutti riuniti nella stessa aula: l’imputata, il marito, il ragazzo e i suoi genitori.  Il minorenne è stato sentito in modalità protetta nascosto dietro un paravento di fortuna e ha risposto solo alle domande dei giudici. Il 16enne ha ribadito di aver iniziato la relazione quando aveva ancora 13 anni al contrario di quello che sostiene la difesa. L’imputata ha sempre smentito questa circostanza datando l’inizio della relazione al novembre 2017, quando il ragazzo aveva appena compiuto 14 anni.  Il minorenne, però, è apparso sicuro e le sue dichiarazioni sono state ritenute dettagliate e ben circostanziate anche se non ricordava il giorno preciso del primo rapporto. La questione di datare con esattezza il primo rapporto sessuale è importante perché potrebbe alleggerire o aggravare la posizione dell’imputata, difesa con il marito dagli avvocati Massimo Nistri e Mattia Alfano.  L’udienza è durata poco più di due ore e il ragazzo insieme ai familiari è stato fatto passare da una uscita secondaria in modo da non incontrare la donna. La coppia, invece, come sempre presente al processo, è arrivata e ha lasciato il tribunale unita. Il dibattimento è alle battute finali. La prossima settimana sarà sentito il neuropsichiatra bolognese Renato Ariatti, incaricato dal tribunale di effettuare una valutazione sulle condizioni psichiche della donna. Nella relazione, già depositata, il professore, che in passato ha seguito il caso di Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne, ha ritenuto l’imputata "capace di intendere e volere" sottolineando come non sia "una pedofila" ma che sia stata attratta solo dal quel ragazzino in particolare. La sua perizia sarà messa a confronto con quella del consulente della difesa. La discussione è prevista a marzo. L'imputata è agli arresti domiciliari da undici mesi.

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    Mafia, arrestato fratello vedova Schifani

    di Elvira Terranova  C'è anche Giuseppe Costa, fratello di Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone, tra le otto persone arrestate oggi dalla Dia di Palermo. Secondo il gip del Tribunale che ha firmato la misura cautelare Costa, ufficialmente imbianchino disoccupato di 58 anni, avrebbe "fatto parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria, mantenendo rapporti con esponenti mafiosi di altre famiglie (...) nell'interesse primario dell'organizzazione mafiosa". Avrebbe anche "organizzato e coordinato attività estorsive, nonché atti ritorsivi nei confronti di imprenditori e commercianti della zona". Non solo, avrebbe anche "provveduto al mantenimento degli affiliati detenuti e alla corresponsione pro quota dei proventi dell'associazione mafiosa".  La sorella di Giuseppe Costa è Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, il poliziotto di 27 anni, morto nella strage di Capaci che lasciò la moglie Rosaria Costa, 22 anni e un figlio di appena 4 mesi. Quando, nella camera ardente allestita a Palazzo di Giustizia a Palermo, il Presidente del Senato Spadolini si avvicinò alla vedova, lei gli disse "Presidente, io voglio sentire una sola parola: lo vendicheremo. Se non puoi dirmela, presidente, non voglio sentire nulla, neanche una parola". Le parole che poi Rosaria pronunciò ai funerali del marito, di Falcone, di Morvillo e del resto della scorta fecero presto il giro dei notiziari per la disperazione ma anche lucidità che ne traspariva: "Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore...".  Giuseppe Costa, detto 'U Checcu', cioè il balbuziente, il fratello della vedova di Vito Schifani, secondo gli inquirenti avrebbe svolto "le funzioni di esattore delle richieste estorsive, destinandole ai carcerati". E' quanto scrive il gip nella misura cautelare per l'arresto di Costa e altre sette persone, tra cui Gaetano Scotto, il boss mafioso che era stato ingiustamente accusato della strage di via D'Amelio. "Plurime sono le emergenze di indagini che confermano la gravità indiziaria a carico di Costa", scrive il gip. Sembra che da molti anni i rapporti tra Giuseppe Costa e la sorella Rosaria fossero inesistenti. Anzi, secondo quanto apprende l'Adnkronos, il fratello aveva preso le distanze dalla sorella vedova della scorta di Falcone e "il gesto era stato apprezzato da Cosa nostra", come emerge dalle intercettazioni.  Rosaria Costa nel 1995 ha lasciato la Sicilia con il figlio, che oggi è capitano della Gdf, e si è sposata con un militare.

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  • Addio a Dawn Mello, pioniera fashion buyer che rilanciò Gucci
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    Addio a Dawn Mello, pioniera fashion buyer che rilanciò Gucci

    di Paolo Martini  Addio a un'icona della moda statunitense, la pioniera dei fashion buyer a livello globale ma anche l'imprenditrice-stilista che salvò e rilanciò il marchio Gucci affidandolo al direttore creativo Tom Ford: Dawn Mello, ex presidente di Bergdorf Goodman Inc., la società proprietaria dell'omonimo grande magazzino del lusso con sede sulla Fifth Avenue a Manhattan, è morta domenica scorsa nella sua casa di New York all'età di 88 anni. L'annuncio della scomparsa del tenuto arbitro dello stile è stato dato dal "New York Times". Già affermata consulente di moda, nel 1975 Mello fu assunta dall'allora presidente di Bergdorf Goodman, Ira Neimark, come direttore delle vendite dello store. Durante il suo incarico il grande magazzino divenne un punto di riferimento internazionale dettando le nuove tendenze nella moda, promuovendo i nuovi talenti di stilisti come Michael Kors e Donna Karan e facendo conoscere a una vasta clientela americana Armani, Fendi, Versace, Christian Lacroix e Yves Saint Laurent. Alla fine degli anni '80 Mello iniziò un nuovo capitolo della sua vita nel mondo della moda alla maison Gucci e divenne la personalità chiave per il futuro del marchio italiano. Arruolata personalmente da Maurizio Gucci per contrastare l'inesorabile declino della casa fiorentina creata dal nonno Guccio Gucci, Dawn Mello nel 1989 fu nominata designer del prêt-à-porter.  Fu durante il suo incarico che scovò il talento del designer texano Tom Ford e nel 1990 Mello gli fece disegnare una linea di prêt-à-porter. Rimase così convinta dal risultato, che grazie a Mello lo stilista divenne l'uomo d'oro che nel 1994 risollevò le sorti di Gucci, quasi in banca rotta, assumendo l'incarico di direttore creativo della casa di moda destinata a una nuova gloria nel XXI secolo.  Dopo aver collaborato alla nuova versione dell'iconico mocassino Gucci e concluso il suo mandato durato cinque anni, Mello lasciò l'Italia e ritornò a New York. Nel 1994 fu nominata presidente di Bergdorf Goodman e rinnovò completamente il grande magazzino di Manhattan offrendo nuovi marchi alla clientela.  Dopo aver lasciato la guida di Bergdorf Goodman nel 1999, Mello ha continuato a influenzare il mondo della moda attraverso la sua società di consulenza e l'Atelier Fund, che aveva creato con Marty Wikstrom.

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    L’hypercar statunitense è attesa al Salone di Ginevra 2020 con 1.250 CV sviluppati da un sistema ibrido

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    Renzi dice no a un "appoggio esterno" al governo. E intanto Italia viva cresce ancora

    Matteo Renzi esclude 'appoggi esterni' al governo Conte e sostiene di "non aver mai messo in dubbio l'appartenenza alla maggioranza". Le dichiarazioni rassicuranti del leader di 'Italia viva' giungono all'arrivo a una coi suoi, martedì sera, e al termine di una nuova giornata convulsa per la maggioranza, durante la quale il senatore di Rignano sull'Arno ha 'guadagnato' una deputata e un senatore. "Secondo me ci allargheremo ancora", promette l'ex premier mentre una nota fatta trapelare da fonti del suo partito festeggia l'arrivo di due nuovi parlamentari. "Doveva esserci la fuga da Italia Viva e invece il partito cresce: ha oggi 30 deputati e 18 senatori", è il commento alla vigilia dell'attesa partecipazione di Renzi a 'Porta a porta', definita "particolarmente importante". Dopo giorni di ricostruzioni di stampa che riferivano di parlamentari dati in uscita da 'Iv' per fare da stampella al governo Conte, in disaccordo con la linea dell'ex presidente del Consiglio, l'unico 'movimento' che al momento si segnala in effetti è verso il partito dell'ex premier. La deputata di Liberi e uguali Michela Rostan e il senatore del Pd Tommaso Cerno hanno, infatti, annunciato che aderiranno a Italia viva."A noi va bene anche il Conte ter. Andiamo all'opposizione. Conte è contento e sono contento io. Io però questi 10 senatori di Italia viva che vanno via non li vedo. Su 50, se il 10% avesse dei malumori sarebbe fisiologico, ma vorrei che diceste i nomi", aveva anticipato poco prima lo stesso Renzi parlando con i giornalisti al Senato. "Nei prossimi giorni comunque vediamo se c'è la volontà politica o meno di andare avanti. Ho comunque l'impressione che non è vero che stiamo perdendo colpi. Se c'è un governo senza di noi, noi rispettiamo il Parlamento. Pero' se non hanno i numeri e se siamo decisivi per la maggioranza, allora dico 'ascoltate anche noi'", aveva sottolineato.Dal canto suo, a Palazzo Chigi, incontrando le forze di maggioranza ai tavoli per l'Agenda 2023, il presidente del Consiglio ha sottolineato di aver sempre "preferito il lavoro alle polemiche" la "fiducia dei cittadini ai titoli di giornali", riscontrando l'impegno di "tutti i partiti ad accelerare sull'agenda" di governo. Tra scambi sempre abbastanza aspri, nella maggioranza si è consumata una nuova giornata al cardiopalma con al centro ancora il tema della giustizia. Questa volta non si è trattato della prescrizione bensì delle intercettazioni. E il 'teatro' della nuova spaccatura è stato il Senato, dove i numeri sul filo non consentono incidenti.Tanto che di fronte al nuovo 'casus belli' sollevato da Italia viva, sia il governo che Pd, M5s e Leu per tutto il giorno hanno tentato una mediazione, rinviando l'avvio dell'esame in Aula del decreto intercettazioni, sul quale è ormai scontata la fiducia, visto che scade il 29 febbraio e deve ancora passare alla Camera. Solo in serata, dopo una serie infinita di riunioni, vertici, contatti, l'intesa è stata raggiunta e la maggioranza ha evitato di presentarsi divisa all'appuntamento con il voto - prima in commissione Giustizia e poi in Assemblea - dagli esiti tutt'altro che scontati, perché se i renziani, in mancanza di un accordo, avessero votato con le opposizioni, la maggioranza avrebbe rischiato di andare sotto, salvo il 'soccorso' esterno di alcuni senatori al di fuori del perimetro ufficiale dei gruppi che sostengono il governo. La scelta di RostanUna decisione che non avrebbe comunque destato sorpresa: un esponente di primo piano di Leu alla Camera ha sottolineato infatti che "la collega aveva già provato a passare autonomamente al Partito democratico. Ora prendiamo atto che ha cambiato idea, scegliendo una collocazione opposta. È una operazione di trasformismo che nulla ha a che vedere con la politica", ha commentato la stessa fonte, "da chi cerca una collocazione personale".Nel partito di Roberto Speranza, tuttavia, c'è la certezza che "questo passaggio non cambierà nulla nella tenuta del governo, anche perché tradizionalmente il problema dei numeri e' al Senato".La deputata campana, nata 32 anni fa a Polla in provincia di Salerno, laura in Giurisprudenza ed avvocato civilista, viene eletta alla Camera per la prima volta alle elezioni politiche del 2013, nelle liste del Partito Democratico nella circoscrizione Campania 1. Il 14 marzo 2017 abbandona il Partito Democratico ed aderisce ad Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista. Viene quindi candidata alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 con Liberi e Uguali, venendo rieletta deputata.

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    Da camorrista ad educatore di bambini, in mezzo una vita fatta di errori, ma anche di riscatto. Raccontare Scampia e la malavita è difficile se non l'hai vissuto e a Davide Cerullo, che da lì proviene, viene bene soprattutto perché conosce quello che di buono esiste nelle famose Vele. Oggi è un autore di successo, ma soprattutto un educatore che vuole aiutare i bambini a non fare i suoi stessi errori e a schivare le sirene della camorra attraverso la creatività e la cultura. Eda Servizi, la cooperativa aderente al Consorzio Co&So;, occupandosi di cultura è entrata in contatto con Davide e ha creduto fosse una grande opportunità poterlo conoscere meglio. Sarà un incontro, moderato dal giornalista Stefano Fabbri, per conoscere lui e la sua straordinaria esperienza di vita attraverso il libro 'Diario di un buono a nulla'. Appuntamento giovedì 20 febbraio, alle ore 21, a Firenze, presso il chiostro di via delle Panche 79. "Un incontro a cui teniamo particolarmente per il forte messaggio di umanità che porta con sé - commenta la presidente di Eda Servizi, Francesca Caderni - Esperienze di vita come quella di Cerullo valorizzano il lavoro di educatore da ogni punto di vista, lo rende patrimonio comune e dalla forte valenza sociale. Lavorare in luoghi di frontiera, con un passato pesante sulle spalle, investendo sui bambini è il segno di speranza più bello per il futuro. La sua capacità di raccontare, rende la narrazione un potente strumento comunicativo e al tempo stesso educativo". Dopo un'infanzia difficile ed essere stato arruolato giovanissimo dai camorristi, oggi Davide Cerullo ha una vita nuova: non ha lasciato Scampia e qui ha fondato l'associazione 'L'Albero delle storie' che promuove progetti educativi per bambini e le loro famiglie.

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    L'ex capitano che arrestò Riina: è un privilegio

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    In Messico una bambina bullizzata è stata costretta a cambiare scuola dopo che anche il preside del suo istituto ha minimizzato le sue sofferenze.