I lobbisti segreti dei candidati repubblicani

Duccio Fumero

Un nuovo affaire finanziario rischia di colpire la campagna elettorale repubblicana in America. Mitt Romney (ma non solo lui) sta nascondendo i nomi dei suoi più importanti finanziatori; in questo modo gli elettori non sapranno quali lobby hanno spinto quel candidato o l'altro.

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Fatta la legge... Il pomo della discordia sono i cosiddetti bundlers. In America, infatti, i singoli cittadini non possono donare più di 2.400 dollari alla campagna elettorale di un candidato. Una legge fatta per evitare che le elezioni presidenziali vengano influenzate in maniera decisiva da pochi miliardari, che investendo grosse quote su un candidato potrebbero falsare di fatto la corsa alla Casa Bianca. Una legge che – come tutte le leggi – si può aggirare facilmente con due escamotage legali.

Ma da dove arrivano tutti i soldi delle elezioni Usa? Ce lo siamo chiesti qui... Ed ecco chi finanzia le presidenziali.

I Super Pac. La prima opzione sono i political action committees, comitati ufficialmente indipendenti e non legati a un candidato, ma che fanno una campagna elettorale parallela. Questi gruppi elettorali - una sorta di fan club del singolo candidato - raccolgono fondi senza essere sottoposti al limite legale di 2.400 dollari, non coordinano la campagna con il candidato, ma proprio per questo possono essere più spregiudicati. Negli USA, infatti, funziona molto la “pubblicità contro”, spot elettorali che non incensano un candidato, ma denigrano l'avversario. Poco usati da chi corre per la Casa Bianca, che preferisce non sporcarsi le mani e passare per un cinico uomo politico che attacca l'avversario, vengono sfruttati dai Super Pac per screditare gli altri candidati. Questi Pac, come detto, non hanno un tetto legale e possono venir finanziati liberamente. Ma non sono direttamente controllati dal candidato. A differenza dei bundlers.

I “pacchetti” di voti. I bundlers sono un vero e proprio escamotage nato per superare il limite dei 2.400 dollari per finanziatore. Questi, infatti, sono dei pacchetti di finanziamenti che raggruppano diversi individui che donano al massimo quella cifra, ma che poi vengono consegnati aggregati al comitato elettorale del candidato. Essi sono anonimi; cioè, per la legge federale non dev'essere reso pubblico chi sono i finanziatori che partecipano a un bundler, tranne se si tratta di lobbisti registrati. Anche se spesso legali, questi bundler hanno un rischio reale: che molti finanziatori utilizzino prestanomi per aggregare cifre più alte di quelle consentite, che così risultano arrivare da un comitato di finanziatori, ma che in realtà nascondono un unico, importante lobbista.

Il viagra di Romney. E proprio qui nasce lo scandalo. Negli USA, infatti, è esplosa la polemica su 280mila dollari donati da un bundler a Mitt Romney, ma dietro a cui si nasconderebbe, tra gli altri, il colosso farmaceutico Pfizer (il produttore del Viagra, per intenderci). Il candidato repubblicano, però, al momento non ha ancora reso noto i nomi di chi si nasconde dietro a questo comitato, facendo crescere i dubbi sulla legalità dell'operazione. Così come non hanno fatto né Newt Gingrich e Rick Santorum, mentre Ron Paul ha dichiarato di non aver utilizzato bundlers nella sua campagna elettorale. Come detto, i bundler non sono dei lobbisti veri e propri – i quali devono venir dichiarati per legge dai candidati -, ma dietro a essi possono nascondersi importanti gruppi d'interesse che possono svolgere un'azione di lobby molto simile.

Quanto costa diventare presidente degli Stati Uniti d'America? Abbiamo fatto due conti...

Effetto boomerang.
Non rendere noti i nomi di chi è dietro ai bundler ha l'ovvio vantaggio di nascondere agli elettori possibili finanziatori poco raccomandabili o che, comunque, potrebbero allontanare una fetta di elettorato. Se si fa una campagna elettorale in cui si attacca la vicinanza eccessiva di Barack Obama ai poteri forti di Wall Street, infatti, non farebbe piacere agli elettori sapere che un potente broker di Wall Street sta finanziando proprio quella campagna. Dall'altro lato, però, è ormai prassi comune quella di rendere pubblici i nomi dei finanziatori dei bundler. Insomma, dopo lo scandalo delle tasse e dei soldi alle Cayman, un altro tornado economico rischia di piombare sulla testa di Mitt Romney. Saprà superare anche questo ostacolo?