Elezioni Usa 2020, cosa succede se Trump non ammette la sconfitta

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E' stato William Jennings Bryan, che nel 1896 mandò un telegramma a William Mckinley per congratularsi per la sua vittoria alle presidenziali, a fare la prima "concession" della storia americana, diventata negli anni il suggello conclusivo delle elezioni americane. Anche in caso di sconfitte pesanti e drammatiche, come quella quattro anni fa di Hillary Clinton che, nella notte elettorale, telefonò a Donald Trump per congratularsi: "Era così scioccato, era più scioccato di me, credo", ha potuto scherzare, solo recentemente, l'ex candidata democratica.

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Ma ora che Joe Biden appare ad un passo dalla Casa Bianca, Trump afferma che non intende assolutamente riconoscere la sua sconfitta continuando a denunciare brogli, voti illegali, con le azioni legali della sua campagna negli stati chiave che si stanno moltiplicando.

La mancata concession da parte di Trump, in effetti, non avrebbe nessuna conseguenza elettorale dal momento che non esiste nessuna legge che la preveda, sarebbe come un atleta che si rifiuta di stringere la mano all'avversario che l'ha appena battuto.

Ma lo strappo di Trump ufficialmente trasformerebbe le elezioni presidenziali del 2020 nelle temute contested elections, con l'azione legale del presidente contro i risultati in uno o più stati che potrebbe rallentare lo svolgimento del normale processo che dovrebbe portare il "lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre", come recita la Costituzione, cioè il prossimo 14 dicembre alla riunione del Collegio Elettorale per ratificare l'elezione del presidente degli Stati Uniti.

I risultati elettorali che gli stati riportano immediatamente dopo l'Election Day non sono infatti considerati ufficiali, e sono necessari giorni, se non settimane per completare, verificare lo spoglio e certificare i risultati. Ogni stato ha il suo calendario, ma ovviamente se vi saranno ricorsi e riconteggi questo calendario potrebbe slittare di diverse settimane, magari nel nuovo anno.

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