Elezioni Usa, anche Barr contro Trump

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Il ministro della Giustizia Usa William Barr rompe definitivamente con Donald Trump e afferma che "non ci sono ragioni" per nominare un procuratore speciale che sovrintenda all'indagine in corso su Hunter Biden e per lanciare un'inchiesta sulle accuse di frodi elettorali denunciate dal presidente Usa. Nel corso di una conferenza stampa nella quale ha annunciato l'incriminazione di un ex agente dell'intelligence libica per la strage di Lockerbie del 1988, Barr ha spiegato di non ritenere che vi siano motivi per intromettersi nell'indagine sul figlio del presidente eletto e sui suoi presunti affari illeciti con l'Ucraina e la Cina.

"Non ho in programma di farlo prima di andarmene", ha detto Barr, che considera l'attuale indagine su Hunter Biden "gestita in maniera responsabile e professionale" dai magistrati del Deleware che se ne stanno occupando. Quanto all'indagine speciale sulle presunte frodi elettorali, come richiesta da Trump, il ministro uscente ha spiegato che l'avrebbe ordinata se l'avesse ritenuta necessaria. "Ma non l'ho ritenuto e non lo farò", ha detto, aggiungendo che "non ci sono le basi" per sequestrare le macchinette elettorali usate per le presunte frodi, come invece richiesto dal presidente Usa.

Le parole di Barr, che lascerà mercoledì il suo incarico, sono destinate a segnare un solco ancora più profondo tra lui e Trump, del quale fino a poche settimane fa era considerato uno degli alleati più fedeli.