Elezioni Usa, deputato: "Trump ha vinto, mi opporrò a ratifica Biden"

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"Non ho nessun dubbio sul fatto che il presidente Trump abbia vinto". Così Burgess Owens, l'ex giocatore afroamericano di Nfl che domenica si insedierà come deputato repubblicano eletto nello Utah, ha annunciato che si unirà alle decine di colleghi della Camera che si opporranno alla ratifica della vittoria di Joe Biden durante la sessione congiunta del Congresso che si svolgerà mercoledì 6 gennaio.

In un'intervista ad un giornale locale, ha affermato che contestare il risultato del Collegio Elettorale è "la cosa giusta da fare" perché "oltre il 70 per cento dei conservatori" ritengono che le elezioni "non siano state corrette".

A oltre due mesi dal voto del 3 novembre, decine di milioni di voti contati e ricontati, decine di ricorsi legali respinti, mercoledì quindi andrà in scena al Congresso l'ultimo atto del lunghissimo processo delle presidenziali Usa.

I deputati e senatori infatti dovranno riunirsi, in sessione congiunta presieduta da Mike Pence, che come vice presidente è presidente del Senato, per ratificare i voti del Collegio Elettorale che il 14 dicembre scorso ha sancito la vittoria di Joe Biden per 306 voti elettorali contro i 232 dello sconfitto Donald Trump.

La riunione, solitamente una formalità procedurale, quest'anno invece si è trasformata nell'ultima speranza di Trump, e dei suoi irriducibili sostenitori, di rovesciare i risultati elettorali che sono stati certificati dagli stati, dal Collegio Elettorale e confermati in decine di sedi legali, compresa la Corte Suprema degli Stati Uniti.

Nonostante quindi la riunione di mercoledì sia destinata a confermare la sconfitta del presidente uscente, si prevede che diversi alleati repubblicani di Trump coglieranno l'occasione per opporsi pubblicamente alla certificazione dei risultati elettorali quando la riunione inizierà alle 13 ora di Washington, come prevede la legge che dal 1887 regola questa procedura.

Pence avrà il compito di presiedere la riunione, limitandosi a far leggere i voti elettorali stato per stato e chiedendo se vi siano obiezioni da parte dei senatori e deputati. Per essere prese in considerazioni le obiezioni devono essere presentate per scritto e avere il sostegno di almeno un membro della Camera e uno del Senato. Per ogni obiezione viene sospesa la seduta congiunta, per permettere alla Camera e al Senato di dibattere, per due ore, e poi votare.

Anche se è evidente che Trump non ha i numeri per rovesciare effettivamente il risultato delle elezioni, potrà contare su decine di repubblicani al Congresso, oltre 100 secondo le stime dei media, a sostegno delle obiezioni.

E ora anche su un senatore, Josh Hawley del Montana, che contravvenendo alla diretta indicazione del leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, mercoledì scorso ha annunciato che intende sollevare obiezioni sui voti elettorali almeno di uno stato, la Pennsylvania. E parlando con i giornalisti ha detto di non escludere che qualche altro senatore potrebbe seguirlo.