Elezioni Usa, "Trump accetti sconfitta": media Murdoch 'mollano' presidente

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di Marco Liconti

Che qualcosa stesse cambiando, lo si era capito quando Fox News è stata una delle prime emittenti ad assegnare l'Arizona, in quel momento ancora in bilico, a Joe Biden, facendo infuriare Donald Trump. Poi, col passare delle ore e dei giorni, commento dopo commento, editoriale dopo editoriale, è apparso chiaro che i media che fanno capo a Rupert Murdoch, fino al 3 novembre decisamente a sostegno del presidente Usa, o quantomeno non apertamente ostili come i media liberal, stavano cambiando atteggiamento.

Il messaggio che Fox News, Wall Street Journal e New York Post stanno facendo passare, ognuno a presidiare fasce ben definite di pubblico e lettori, è che Donald Trump potrebbe aver perso le elezioni presidenziali e che se intende mantenere intatta la sua 'legacy' dovrebbe accettare la sconfitta e farsi da parte mostrando senso delle istituzioni.

Ha fatto una certa impressione ascoltare la giornalista di Fox News Laura Ingraham, una delle più vicine a Trump in questi anni, consigliare al presidente di accettare la sconfitta "se e quando avverrà" con "garbo e compostezza". Pur augurandosi che la sconfitta di Trump "non avvenga mai", per la Ingraham, che nel 2016 salì sul palco della convention repubblicana insieme all'allora candidato Trump, "l'eredità del presidente Trump diventerà ancora più significativa se si concentrerà sul fare andare avanti il Paese".

Il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale nel quale ha lanciato praticamente lo stesso messaggio. Il titolo era "Fine dei giochi presidenziali", sottotitolo, "Trump ha il diritto di combattere in tribunale, ma ha bisogno di prove per dimostrare una frode elettorale". Nel pezzo, si affermava che "l'eredità di Trump sarà molto diminuita se il suo atto finale sarà un amaro rifiuto di accettare una sconfitta legittima". Per il giornale finanziario, lettura di riferimento dell'establishment Usa, "Biden è in testa in un numero sufficiente di stati per vincere la Presidenza, e se quei voti sopravviveranno ai riconteggi e alle contestazioni legali,, sarà il prossimo presidente".

Anche il New York Post, il tabloid che prima delle elezioni ha cavalcato la vicenda del presunto scandalo degli affari poco chiari in Ucraina e in Cina di Hunter Biden, figlio del candidato democratico, sembrerebbe aver cambiato atteggiamento nei confronti di Trump. Secondo il New York Times, che ha citato in un suo articolo fonti anonime all'interno del tabloid, i giornalisti del Post avrebbero ricevuto istruzioni di essere "più duri" nei loro articoli su Trump.

Il cambio di rotta c'è stato giovedì, quando il New York Post ha pubblicato due articoli, entrambi con toni decisamente diversi dal passato. Nel primo, si accusava Trump di lanciare "accuse infondate che i suoi nemici politici stavano tentando di rubargli le elezioni". Nel secondo, Donald Trump Jr, figlio del presidente, veniva definito "in preda al panico" e autore di "tweet senza senso". Abbastanza, per segnare un netto cambio di linea editoriale e lanciare il segnale che Rupert Murdoch ha chiaramente preso le distanze da una Presidenza che quattro anni fa, con i suoi media, contribuì a far nascere.