Elkann respinge le accuse di General Motors e rilancia la fusione con Psa

Matteo Buffolo

Il giorno dopo le accuse lanciate da General Motors, l'Investor Day di Exor dà al presidente di Fca, John Elkann, l'occasione per respingere con fermezza le accuse arrivate dal concorrente americano. Dopo il comunicato con cui il gruppo aveva già definito le accuse di GM, legate a un'indagine federale in corso che ipotizza fenomeni di corruzione fra le fila dell'United Auto Workers (il principale sindacato Usa dei lavoratori dell'auto), "nient'altro che un tentativo senza basi di distogliere l'attenzione dalle sfide di quella società" e di oscurare la strategia di Fca, Elkann ha ribadito il punto.

La causa intentata da General Motors "è priva di fondamento e sarà trattata nei luoghi adeguati", ha premesso, aggiungendo di non essere preoccupato e di essere soltanto dispiaciuto per il coinvolgimento di Sergio Marchionne, "una persona che ha fatto tanto per noi e non è qui per potersi difendere".

"Guardando a come stanno andando le squadre di Fca e Psa sono incoraggiato a dire che entro fine anno avremo un memorandum of understanding", ha rilanciato. Gli eredi della famiglia Agnelli e quelli della famiglia Peugeot, ha continuato, "daranno stabilità" al nuovo gruppo, che nascerà da un matrimonio che ribadisce l'impegno di Exor nel settore dell'auto e che sarà ancora più vantaggioso di quello naufragato con Renault.

Se prima era stata avvicinata la casa della Losanga, era dovuto alla "sua presenza asiatica", ma quello con Psa è migliore perchè il gruppo ha una profittabilità più elevata. Fca, dunque, "si occuperà di questo straordinario tentativo di creare un diversivo nei modi dovuti e continuerà a concentrarsi sul produrre risultati record e realizzare la sua entusiasmante visione del futuro dell'industria automobilistica", spiega l'azienda italo-americana. Il Lingotto "ha fiducia che prevarrà nel difendersi da queste accuse in tribunale e intende avvalersi di tutte le tutele disponibili in risposta a questa causa senza fondamento".

Sulla vicenda, che ha portato a forti vendite su Fca a Piazza Affari (il titolo ha chiuso in ribasso del 3,78% a 13,44 euro), si sono soffermati anche diversi analisti su entrambe le sponde dell'Oceano. Se Jp Morgan quantifica in 6 miliardi i danni che GM potrebbe aver subito, gli esperti europei sembrano convinti che il bastone infilato fra le ruote del gruppo italiano non farà deragliare il matrimonio con Psa.

Secondo un report di Banca Imi non è probabile che la fusione salti, ma l'accusa di GM potrebbe portare a maggiori accantonamenti da parte del Lingotto. Per Equita, invece, la mossa è destinata a generare incertezza in un momento critico, visto che si aspetta un memorandum entro fine anno e visto che nei prossimi mesi Fca e Uaw saranno chiamati a discutere il nuovo contratto.

Per Banca Akros, invece, la mossa di GM arriva con un timing "chiaramente sospetto" ma pensano che i problemi possano arrivare più dal fronte delle discussioni con il sindacato che da quelle col gruppo francese. Di sicuro con la vicenda si apre un nuovo capitolo delle relazioni fra due gruppi dell'auto, che da ormai 15 anni si trovano spesso a fronteggiarsi in maniera anche poco amichevole: l'ultimo incrocio pericoloso risale a quando Marchionne tentò una fusione con GM, verso la quale sarebbe stato pronto anche a lanciare un'Opa ostile.