Elmgreen e Dragset, una mostra pazzesca su corpo e società

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Milano, 24 lug. (askanews) – Il corpo e la società; l’identità e il soffocamento tecnologico; il lavoro e la sua scomparsa. La nuova mostra di Fondazione Prada è un progetto di grande ambizione, che occupa quattro degli ambienti del museo di largo Isarco a Milano, che il duo di artisti Elmgreen & Dragset ha concepito e realizzato intorno all’idea del corpo maschile e alla sua progressiva scomparsa. Alla nostra progressiva scomparsa nel mondo del digitale e del virtuale.

“Useless Bodies? riflette sul ruolo del corpo oggi – ha detto Ingar Dragset ad askanews -. Nel XIX secolo il corpo era un produttore, nel XX secolo è diventato soprattutto un consumatore, oggi il corpo è lui stesso il prodotto, con i dati che porta con sé e che viene acquistato e venduto dalla grandi compagnie tecnologiche. Noi vogliano chiederci dove andremo da qui in avanti”.

Nel grande spazio del Podium della Fondazione si incontrano le sculture dei due artisti scandinavi, che si soffermano sul quotidiano e sull’ordinario, in dialogo con sculture classiche, quelle di un tempo nel quale gli eroi erano ancora possibili. ma che poi si rivelano non così diversi dalle figure di un uomo al balcone o di alcuni ragazzini che giocano con i visori della realtà virtuale. In questa sezione si sente ancora un legame con l’idea di umanità che la storia ci ha lasciato. Salendo le scale verso il primo piano, però, si comincia ad avvertire una sottile inquietudine che esplode di fronte al grande ufficio abbandonato che si estende all’infinito, grazie a un gioco di specchi. Qui è come se a prendere corpo fossero le teorie, per esempio, di Mark Fisher sui futuri che abbiamo perduto: le file infinite di postazioni senza nessuno sono un’immagine stringente del nostro presente, ben oltre la pandemia. Forse le persone torneranno, ci sono delle loro tracce, ma forse no, forse è troppo tardi.

“Che cosa facciamo con i nostri corpi nella società di oggi? – ha aggiunto Michael Elmgreen -. Trascorriamo così tanto tempo online, di fronte a un’altra dimensione di realtà. Che cosa ne facciamo della nostra identità fisicamente libera? C’è uno spazio per lei nella nostra società? La mostra si interroga su questo”.

Lo spazio apparentemente sembra esserci quando, nella galleria Nord di Fondazione Prada, si entra in una casa-bunker che però, nella dichiarata ricchezza di ogni elemento, finisce invece per suscitare sempre maggiore disagio nel visitatore, chiamato a confrontarsi sia con ambienti inabitabili, sia con una sensazione di solitudine accerchiante e desolata, che culmina nell’obitorio che sta accanto all’uscita di questa sorta di cartolina del futuro. L’ultima sezione della mostra, nella Cisterna, ragiona sul tema del benessere e, anche qui, a dominare il tutto è il senso di abbandono degli spazi sociali, come lo spogliatoio o la piscina, dimenticati come dopo una catastrofe o, semplicemente, lasciati da soli a combattere l’impossibile battaglia con il tempo. Ma nella sala centrale succede qualcosa di imprevisto: un funambolo si cala dalla corda e ci guarda direttamente in volto e ci pone una domanda scritta sulla maglietta (“What’s Left?), in realtà però il suo sguardo va oltre e ci costringe a pensare alla nostra umanità sospesa e al bisogno che abbiamo di incrociare i suoi occhi per scoprirci, guardando una scultura, ancora umani.

Apparentemente più accessibile di altre mostre di Fondazione Prada, “Useless Bodies?” è in realtà un percorso di estrema profondità, un’esposizione potente e ricercata, che mostra quanto l’arte contemporanea sia indispensabile se si vuole pensare davvero alla complessità del presente.

(Leonardo Merlini)

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