Elodie: "Cresciuta fra droga in famiglia. Ti senti sporco. Ho la terza media e rimpiango di essere ignorante"

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·2 minuto per la lettura
(Photo: WireImage,)
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“Oggi non mi sento tormentata. Considero il mio passato la mia fortuna: mi ha dato la possibilità di vedere la vita cruda fin dall’inizio e non l’ho subìta”. Elodie Patrizi è cresciuta nel quartiere Quartaccio, a Roma. Senza acqua calda in casa, con la responsabilità di badare alla sorella di soli pochi anni più piccola. A 19 anni da quella casa è scappata “perché la situazione era veramente tosta e non sapevo più come gestirla”. Lo racconta al Corriere della sera:

I problemi dei suoi genitori, quando lei era solo una bambina, erano complessi davvero. “Tossicodipendenza. l’ho capito dopo un po’ ma non ho reagito arrabbiandomi, anche se poi ho avuto dentro di me tanta rabbia per parecchio tempo. Ho detto vabbè vi do una mano, cerco di capire come aiutare. Non mi va di addossare colpe a loro, ma sono stata anni a tentare di sistemare una cosa che non è sistemabile, non da una ragazzina. Erano persone che stavano molto male”

Per lei la vita non è stata semplice. A 12 anni, racconta, “mi facevo le canne tutto il giorno”. A 15 anni “bevevo anche, uscivo e tornavo alle 7 del mattino.

Diverse sue amiche hanno avuto figli a 15, 16 anni. “Ecco io quello no, ero proprio vergine, anzi. Una delle più rigide su certe cose. Quando una mia amica si era fidanzata con un tossico di eroina ero impazzita: l’ho sequestrata dentro casa, le ho detto tu da qua non esci. Questo ha cecato di entrare, mia madre era spaventata, mi minacciava... ma cosa minacci, vatti a fa’ ’na pera”.

Talento e ambizione le sono sempre appartenuti, e oggi apprezza di aver conosciuto quel contensto così complesso:

“Tutto il quartiere aveva volti parecchio coloriti: osservandoli è come se avessi studiato, ho amato tante di quelle persone. Mi hanno dato la possibilità di vedere le vita con serenità: tutte le cose si risolvono e anche quando soffri è una fortuna, perché stai vivendo”.

Un rimpianto c’è: quello di non aver portato a termine gli studi:

“Ti senti sporco, questa è la verità. È un contesto che rischia di inghiottirti. Non studiamo, a nessuno gliene frega niente. Io ho la terza media e per dirlo ci ho messo anni: mi vergognavo come una ladra. Rimpiango moltissimo il fatto di essere ignorante. Mi fa sentire a disagio, anche perché sono stata vigliacca: ho fatto il liceo fino al quinto anno, senza mai essere bocciata. Arrivata a maggio, mi sono ritirata. Non mi sentivo all’altezza di fare l’esame. [...] Avevo solo paura del fallimento, una cosa che mi ha accompagnata a lungo”


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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.