Elon Musk presenta chip che collega cervello e computer

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Non è più il suo progetto più segreto, perché dalla sera di mercoledì 17 luglio è diventato di pubblico dominio grazie a una diretta streaming. Suo, nel senso che il titolare era - ed è tuttora - Elon Musk, il visionario patron di Tesla e “inventore” di Neuralink, un sistema che permetterà la comunicazione tra uomini e macchine passando direttamente dal cervello degli utenti.

Musk e i quadri dell’azienda si sono soffermati sui dettagli di un'interfaccia cerebrale che si annuncia rivoluzionaria, per esempio permettendo di rendere sopportabili gli effetti di gravi malattie, o - come dicevamo - di mettere in comunicazione intelligenze umane e artificiali. Musk ha spiegato come Neuralink potrà captare i segnali dal cervello per portarli all’interpretazione di un AI.

Un insieme di 96 fili piccoli e flessibili, carichi di migliaia di microscopici elettrodi, vengono fatti passare tra le pieghe della massa cerebrale per captare l'attività elettromagnetica dei neuroni e trasformarla in un segnale elettrico condotto lungo il proprio filo. Quest’ultimo va a cadere in uno dei quattro chip impiantati nella scatola cranica. Ciascun chip ha due compiti: ripulire i segnali ricevuti dal cervello e amplificarli per renderli interpretabili successivamente, e inviare via wireless il risultato a un'antenna posizionata all'esterno del corpo, proprio dietro all'orecchio. L'antenna è l'unica componente del sistema che funzioni a batteria; il suo compito è dare seguito all'ultimo passaggio, cioè inviare inviare i segnali a un telefono o a un computer, che li decifra e li interpreta.

L’idea di far passare dei fili dentro al cervello in centinaia di punti può far paura. Neuralink cerca di fugarla con componenti 4 micron, cioè meno di un capello umano. La loro flessibilità si adatta ai movimenti della massa grigia dentro la scatola cranica, quasi ad accompagnarne i movimenti. A inserire i fili provvede un robot guidato da componenti ottiche ad alta precisione. I chip di raccolta delle informazioni saranno più piccoli di un'unghia.

Neuralink immagina addirittura di poter impiantare quelle apparecchiature senza bisogno di anestesia totale, quindi nel modo meno invasivo possibile. Ma la strada per arrivare a tanto è ancora lunga, e infatti Musk ha specificato che malgrado i primi esperimenti su cavie e primati siano andati bene, lo streaming di ieri sera aveva uno scopo preciso: reclutare nuovi ricercatori e sviluppatori. Entro la fine del 2020, infatti, il gruppo spera di poter impiantare Neuralink nel primo paziente umano.