Ema: benefici vaccino AstraZeneca superano rischi a ogni età

Red
·7 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Bruxelles, 23 apr. (askanews) - L'Agenzia del farmaco europea (Ema) ha confermato questo pomeriggio da Amsterdam che i benefici del vaccino anti-Covid di AstraZeneca superano i rischi per tutte le fasce di età, ma aggiungendo per la prima volta dati quantitativi e contestualizzati che dimostrano come questi benefici aumentino proporzionalmente all'età e ai tassi di contagio nella situazione epidemiologica specifica in cui avviene la vaccinazione.

L'Agenzia ha pubblicato le sue conclusioni al termine della valutazione di ulteriori dati relativi ai casi di trombosi rare (cerebrali, addominali o arteriose) associate a un basso livello di piastrine nel sangue (Trombocitopenia), che sono stati segnalati come possibili effetti collaterali in alcuni individui a cui era stato somministrato il farmaco di AstraZeneca.

L'Ema ribadisce dunque le sue raccomandazioni precedenti, lasciando agli Stati membri la possibilità di andare al di là, con decisioni più rigorose come la limitazione della somministrazione del vaccino alle fasce di età più alte; ma in più, le autorità sanitarie nazionali avranno ora nuovi strumenti comparativi su cui fondare eventualmente queste decisioni.

In particolare, l'Ema ha pubblicato alcuni grafici che quantificano, in nove diversi scenari, il rischio di trombosi rare per le persone di diverse classi di età vaccinate con il farmaco di AstraZeneca (per il quale si assume un livello di efficacia dell'80%), a fronte 1) dei ricoveri in ospedale, 2) dei ricoveri in reparto di terapia intensiva, e 3) dei decessi che potrebbero essere causati da Covid, e che la vaccinazione permette di evitare.

Questo confronto quantitativo fra i rischi e i benefici è ripetuto poi per tre diversi livelli di gravità del tasso di contagio. I tre livelli considerati, definiti come media mensile del tasso d'infezione giornaliero, sono quelli che sono stati registrati nell'Ue e nello Spazio economico europeo a settembre 2020, a marzo 2021 e a gennaio 2021, e che sono definiti rispettivamente "basso" (55 contagiati ogni 100.000 persone), "medio" (401 contagiati ogni 100.000 persone) e "alto" (886 contagiati per 100.000 persone).

Dall'analisi dei dati disponibili non è invece stato possibile contestualizzare in modo più preciso il rapporto rischi-benefici riguardo al genere. Il fatto che la maggior parte degli effetti collaterali segnalati riguardi delle donne potrebbe essere influenzato da una prevalenza femminile nei gruppi prioritari fin qui vaccinati, in particolare personale sanitario e anziani.

L'Agenzia inoltre ha considerato la possibilità, prospettata in alcuni Stati membri, di somministrare la seconda dose del vaccino dopo un periodo di tempo superiore a quello fin qui approvato di 4-12 settimane, o di sostituirla con una dose di richiamo di un altro vaccino di diverso genere (basato sulla tecnologia mRNA invece che sul vettore adenovirus), oppure di evitare del tutto la seconda dose; la conclusione è che i dati disponibili finora non sono sufficienti a decidere di cambiare le raccomandazioni iniziali.

Anche per quanto riguarda i possibili rischi di trombosi rare associate a Trombocitopenia come effetto collaterale della dose di richiamo, l'Ema ha concluso che non vi sono dati, o che i dati non sono sufficienti, per pensare che possa esserci una differenza sostanziale rispetto alla prima somministrazione, e dunque per cambiare le raccomandazioni attualmente in vigore.

Guardando ai grafici con i dati quantitativi comparati, che l'Ema ha elaborato e pubblicato a seguito di una richiesta specifica della commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, si notano subito differenze molto significative fra l'esposizione al rischio di effetti collaterali del vaccino AstraZeneca, e il numero di ricoveri, di ammissioni in terapia intensiva e di morti evitabili grazie al vaccino, in particolare nello scenario ad alto tasso di contagio e per le fasce di età più alte.

La progressione dei decessi evitati grazie al vaccino AstraZeneca, sempre nello scenario ad alto tasso d'infezione, va da 733 persone su 100.000 per gli ultraottantenni, a 172 fra i 70 e i 79 anni, a 45 nella fascia 60-69, e poi, dopo i 14 nella fascia 50-59 anni, 10 per i 40-49enni, 3 per i 30-39enni e zero per i 20-29enni.

Nello scenario col tasso di contagio medio, le morti evitate sono 197 su 100.000 persone fra gli ultraottantenni, 87 per la fascia 70-79 anni, 25 a 50-59 anni, 8 a 50-59, 7 a 40-49, 2 a 30-39 e zero a 20-29 anni.

Lo scenario a tasso d'infezione basso vede 90 decessi evitati su 100.000 persone sopra gli 80 anni, 14 nella fascia 70-79 anni, 3 fra i 60 e i 69 anni, 1 a 50-59 anni, ancora 1 per i 40-49enni, e zero per i 30-39enni e i 20-29enni.

Queste cifre vanno comparate al rischio di essere colpiti da trombosi rare a seguito della vaccinazione con AstraZeneca, per il quale l'unica variabile che conta è l'età, mentre il tasso d'infezione è irrilevante. Qui la progressione per fasce di età vede, ogni 100.000 persone, un rischio di 1,9 casi (solo in parte letali) di trombosi rara per i 20-29enni, 1,8 per i 30-39enni, 2,1 per i 40-49enni (è la fascia a rischio più alta), 1,1 per i 50-59enni, 1 per 60-69enni, 0,5 per i 70-79enni e 0,4 per gli ultraottantenni.

Il confronto in cui il rischio di trombosi rara per i vaccinati con AstraZeneca e il rischio di decesso per Covid sono più vicini riguarda le fasce di età da 20 fino a 59 anni, nello scenario a basso tasso di contagio. In questo caso, il rischio di trombosi rara arriva addirittura a superare quello di morire di Covid nettamente nelle tre fasce di età 20-29 anni (1,9 casi potenziali contro zero decessi), 30-39 anni (1,8 casi contro zero decessi) e 40-49 anni (2,1 casi contro 1 decesso), e ancora, ma di poco, nella fascia di età 50-59 anni (1,1 casi contro 1 decesso).

Con lo scenario a tasso di contagio medio, i casi di trombosi rara sono superiori al rischio di decesso (1,9 a 0) solo per la prima fascia di età (20-29 anni), e sono quasi in parità (2 contro 1,8) nella seconda fascia (30-39). Per i 20-29enni la situazione non cambia (1,9 a 0) neanche nello scenario a contagio alto, dove la differenza diventa già più netta per i 30-39enni (3 decessi a fronte di 1,8 casi di trombosi)

Il rischio di trombosi rara come effetto collaterale del vaccino. Ogni 100.000 persone, 1,9 rischiano le trombosi rare dopo la vaccinazione, a fronte di 4 decessi evitati per i 20-29enni, e il rapporto non cambia molto per i 30-39enni (1,8 casi a fronte di 5 decessi evitati) e per i 40-49enni (2,1 casi a fronte di 6 decessi evitati).

Da queste cifre appare evidente perché nel Regno Unito il vaccino AstraZeneca venga escluso per i giovani sotto i 30 anni; meno comprensibile è perché in diversi paesi Ue si sia generalizzata invece un'esclusione degli under 60, in particolare quando il tasso di contagio è ancora alto e non vi sono vaccini alternativi disponibili subito.

Nello scenario ad alto tasso di contagio, per la fascia fra i 50 e i 59 anni, a fronte di un rischio di trombosi rara per 1,1 persona vaccinata su 100.000, si evitano 122 ricoveri per Covid e 28 ammissioni nei reparti di terapia intensiva, e si prevengono 14 decessi.

Si rivelano ancora meno fondate, dunque, le paure e la sfiducia che hanno portato in diversi paesi molte persone, nonostante l'età a volte anche oltre i 60 anni, a rifiutare il vaccino AstraZeneca, esponendosi al rischio molto più grave di essere contagiate e in certi casi anche di morire di Covid.

Finora, l'Ema si era limitata ad affermare che i benefici del vaccino AstraZeneca sono ampiamente superiori ai rischi dei suoi potenziali effetti collaterali. Da oggi sappiamo anche, precisamente, in che misura lo sono, e quanto questa misura può cambiare in ogni paese e in diversi momenti a seconda dell'età delle persone vaccinate e della gravità della situazione epidemiologica.