Emergenza clima in città, dal 2010 danni rilevanti in 350 Comuni -3-

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Roma, 19 nov. (askanews) - Purtroppo l'Italia, dice ancora Legambiente, è l'unico grande paese senza un piano di adattamento al clima, che permetterebbe di individuare le priorità di intervento e ripensare il modo in cui si interviene a partire dalle città. Nel 2014 è stata approvata la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e, per dargli attuazione, doveva essere approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Dopo cinque anni siamo ancora in attesa che si passi dal campo degli studi a uno strumento capace di fissare le priorità e orientare in modo efficace le politiche. Legambiente chiede al governo di approvare quanto prima il Piano di adattamento e di mettere le città al centro delle priorità di intervento. Inoltre occorre fermare le costruzioni in aree a rischio idrogeologico che continuano a mettere in pericolo la vita delle persone. Perché dai dati del Rapporto Ecosistema Rischio di Legambiente si conferma che i Comuni continuano a realizzare "tombamenti" di corsi d'acqua e a dare il via libera a edificazioni in aree a rischio. Per queste ragioni l'associazione ambientalista chiede di approvare una Legge che cambi le regole di intervento nei territori, mettendo in sicurezza le persone e i luoghi da nuove edificazioni, rivedendo il modo di intervenire nelle città in modo da adattare davvero gli spazi urbani alle piogge e alle ondate di calore.

Sul fronte dei costi: l'Italia dal 1998 al 2018 ha speso, secondo dati Ispra, circa 5,6 miliardi di euro (300 milioni all'anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico, a fronte di circa 20 miliardi di euro spesi per "riparare" i danni del dissesto secondo dati del CNR e della Protezione civile (un miliardo all'anno in media, considerando che dal 1944 ad oggi sono stati spesi 75 miliardi di euro). Il rapporto tra prevenzione e riparazione è insomma di uno a quattro. Ad Agosto è stato approvato il Piano stralcio 2019 che individua e finanzia le opere immediatamente cantierabili nell'anno, scelte in base agli elenchi forniti in conferenza dei servizi dalle Regioni interessate. Il Piano lavora in continuità con gli anni precedenti riguardo il recepimento e la stabilizzazione delle risorse necessarie alla pianificazione contro il dissesto idrogeologico, ma ancora non è riuscito a uscire della logica di una visione puntuale ed emergenziale del problema: si conferma una programmazione per Regioni che solo per sommatoria diverrebbe di "bacino" e non il contrario. Inoltre, non viene mai menzionata la necessità che gli interventi di mitigazione del rischio debbano essere rivisti (specialmente se vecchi) in funzione del cambiamento climatico che stiamo vivendo e agli effetti che si manifestano sui territori. Così come non viene considerata, al di fuori delle opere strutturali, la necessità di imporre lo stop al consumo di suolo come misura efficace per mitigare gli effetti del rischio.