Emergenza in Lombardia, è scontro tra il premier Conte e Fontana

Mancata chiusura di Alzano e Nembro, è polemica tra Conte e Fontana

Non si placano le polemiche tra il governo e la Regione Lombardia, tra il governatore lombardo Attilio Fontana ed il premier Giuseppe Conte è scontro totale. Terreno di aspre critiche e accuse è la mancata chiusura anticipata dei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro, paesi da cui si è originato il focolaio di coronavirus che ha messo in ginocchio la Lombardia.

Mentre il termometro dell'epidemia fa intravvedere qualche spiraglio di luce, con i dati dei contagi e dei decessi in miglioramento, la Regione Lombardia punta il dito contro il governo centrale per il ritardo della chiusura dei due comuni nonostante fossero stati segnalati dall’Iss già il 2 marzo scorso.

Già lo scorso 6 marzo, in conferenza stampa. l’assessore al Welfare Giulio Gallera aveva sottolineato i ritardi decisionali del governo sulle zone interessate accusando Conte ed i suoi di mancata tempestività.

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Conte: “Lombardia poteva chiudere Alzano e Nembro”

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato il premier che, in una lettera inviata a Tpi, ha evidenziato: “Non vi è argomento da parte della Regione Lombardia per muovere contestazioni al Governo nazionale o ad altre Autorità locali. Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andasse disposta prima, con riguardo all'intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare "zone rosse", in piena autonomia".

“Le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti. A conferma di questo assunto si rileva che la Regione Lombardia ha adottato – nel corso di queste settimane – varie ordinanze recanti misure ulteriormente restrittive, le ultime delle quali il 21, il 22 e il 23 marzo 2020″ ha ribadito Conte.

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Sulla polemica del 6 marzo di Gallera Conte ha poi ricordato che in quei giorni “maturava l’orientamento di superare la distinzione tra “zona rossa”, “zona arancione” e resto del territorio nazionale in favore di una soluzione ben più rigorosa, basata sul principio della massima precauzione, che prevedesse la distinzione del territorio nazionale in due sole aree: la Lombardia e province focolaio di altre regioni e il resto d’Italia”.

Poi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, Conte ha sottolineato che le risposte date a Fontana non sono state per “polemica e non voglio ricercare le responsabilità di altri. Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci”. “Mi è stato chiesto se il governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive e abbiamo risposto che non abbiamo impedito di farlo, lo hanno fatto altri governatori. Non voglio imputare o scaricare responsabilità” ha aggiunto.

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Il premier ha poi concluso: “Riteniamo di aver agito in scienza e coscienza, ce ne assumiamo tutta la responsabilità. Con la zona rossa estesa a tutta la Lombardia riteniamo di aver assunto una decisione più rigorosa. Ci sarà poi il tempo per giudicare e io non mi sottrarrò. Ora è il momento della concentrazione e del coraggio per uscire dall’emergenza tutti insieme”.

La replica di Fontana a Conte

Sull’argomento non è tardata ad arrivare la replica del governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana che, in una nota ufficiale diramata ieri sera, ha dichiarato: “Io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione. Ammesso che ci sia una colpa, eventualmente è di entrambi. Forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa (in tutta la Regione) noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire”.

La Regione Lombardia ha poi precisato di aver effettivamente chiesto al governo la chiusura dei due comuni già dal 3 marzo: “A fronte della mappatura della diffusione del contagio Regione Lombardia il 3 marzo ha reiterato, fra le altre, la richiesta di istituire una zona rossa per Nembro e Alzano, attraverso il Comitato Tecnico Scientifico di supporto a Palazzo Chigi che condivideva tale valutazione, inoltrandola al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Salute”.

“L’8 marzo il Governo ha deciso con proprio Dpcm – quello che ha generato il drammatico esodo notturno dalla Lombardia – di istituire la zona rossa in tutta la regione, superando ogni decisione relativa a Nembro e Alzano e cancellando quella di Codogno”.

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