Emilia Romagna, Nomisma: risparmio di 1,2 mln con laparoscpia

Cro/Ska

Roma, 15 lug. (askanews) - Da pi di vent'anni in Italia si lavora a significative riforme del sistema sanitario, con l'obiettivo di assicurare, di fronte a livelli di spesa sempre crescenti e sempre pi basse risorse disponibili, la sostenibilit dei costi per la salute dei cittadini, garantendo la qualit e l'efficienza di prestazioni. All'interno del webinar "Innovazione e Salute: valore, sostenibilit e qualit della cura", organizzato da Nomisma e Johnson&Johnson Medical, clinici ed esperti del settore si sono confrontati sul tema dell'innovazione in sanit e sull'opportunit di introdurre nuovi modelli di perfezionamento dei servizi e di ammodernamento del Servizio Sanitario per meglio rispondere ai bisogni di salute dalla popolazione, anche alla luce dell'emergenza Covid-19.

Ad introdurre i lavori Silvia De Dominicis, Amministratore delegato Johnson&Johnson Medical S.p.A che ha sottolineato come "per affrontare le sfide di oggi fondamentale un approccio multidisciplinare capace di coinvolgere tutti gli attori del sistema sanitario, dalla societ scientifica, al personale sanitario, al mondo dell'industria ai decisori politici. Gli sforzi di tutti devono andare nella direzione di una standardizzazione del miglior trattamento di cura per i cittadini affinch questo venga applicato in tutto il territorio. L'equit della cura deve essere un obiettivo che ci anima".

Partendo dalla considerazione che il sistema sanitario e i servizi regionali sono impegnati da tempo in un ripensamento dei modelli di cura che siano in grado di rispondere efficacemente ai nuovi bisogni, Nomisma ha evidenziato come il dilagare della pandemia abbia messo in luce, da una parte, il grado di preparazione del nostro sistema sanitario, che stato in grado di riorganizzarsi velocemente, ma anche alcune fragilit, come l'essere incentrato ancora troppo sull'ospedale e troppo poco sul territorio, l'essere lacunoso in termini di digitalizzazione dei servizi e ancora bisognoso di interventi innovativi.

"Quando si parla di innovazione in sanit non sempre occorre fare riferimento a innovazioni di frontiera" - spiega Maria Cristina Perrelli Branca, project manager di Nomisma. "Nel nostro contesto nazionale necessario ragionare anche sull'implementazione pi capillare di quelle che sono 'vecchie' innovazioni, consolidate in specifici centri di cura, ma non ancora sufficientemente diffuse in altre". E' questa la direzione da cui muove il caso studio realizzato da Nomisma dal titolo "I costi dei ricoveri chirurgici per le patologie colorettali: approccio laparocospico vs open. Caso studio sull'Ospedale di Sassuolo" le cui evidenze confermano i risultati di letteratura internazionale e nazionale, circa il vantaggio economico dell'approccio laparoscopico, rispetto alla tecnica open, nel trattamento chirurgico delle patologie del colon retto.

L'approccio laparoscopico rappresenta la metodica maggiormente efficace e costo-efficace nell'ambito del trattamento delle neoplasie colorettali. Tuttavia, nel panorama nazionale, la tecnica laparoscopica trova applicazione solo nel 40% degli interventi per tumore maligno del colon (49% in Emilia-Romagna), e nel 46,6% degli interventi del retto (Emilia-Romagna 54%). Nel caso specifico dell'Ospedale di Sassuolo Nomisma ha preso in esame un campione di 272 casi sulla base di et, sesso, diagnosi principale e delle procedure adottate, sede e natura della patologia, calcolando i costi del percorso intraospedaliero del paziente, suddiviso in fase pre-operatoria, fase operatoria, fase post-operatoria.

Dai risultati emerge che il costo medio intraospedaliero correlato all'approccio laparoscopico pari a 7.017 euro nella chirurgia del colon (7.086 ero nel caso delle patologie maligne e 6.759 euro in quello delle patologie benigne) e a 7.737 euro nella chirurgia del retto, con un assorbimento di risorse superiore per la componente maschile e per le fasce di et pi avanzate. La ricostruzione da letteratura dei costi associati all'applicazione della tecnica open (la casistica di chirurgia colorettale dell'Ospedale di Sassuolo comprende unicamente procedure effettuate con approccio laparoscopico) ha permesso di stimare, con esclusivo riferimento alle patologie maligne, un differenziale di costo rispetto alla laparoscopia: i costi associati a quest'ultima risultano, infatti, inferiori del 2,8% nel caso del colon e del 15,4% nel caso del retto. La proiezione al 2030 dei risultati ottenuti, effettuata tenendo conto delle previsioni demografiche e della variazione attesa dell'incidenza dei tumori maligni di colon e retto per classi di et, ha portato alla costruzione di 3 scenari, differenziati a seconda del grado di diffusione della tecnica laparoscopica. In particolare, stato dimostrato come, in Emilia-Romagna, un aumento rispetto alla situazione attuale dell'incidenza dell'approccio laparoscopico sul totale degli interventi effettuati (considerando un approccio laparoscopico pari al 50% nel colon e al 54% nel retto), comporterebbe nell'arco del decennio un risparmio di quasi 450mila euro nel caso l'incidenza raggiungesse il 60% e di poco meno di 1,2 milioni nel caso arrivasse a toccare il 70%.

Patrizio Capelli, Coordinatrice ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri), Emilia-Romagna ha commentato i dati presentati dallo studio partendo dall'assunto che "lo sviluppo della tecnologia viene soltanto dopo la conoscenza e lo sviluppo del pensiero. Bisogna ripensare tutto quello che stiamo facendo dando molta importanza all'analisi degli outcome. Se si incentiva un processo che ci permette di affrontare il lavoro in un modo pi moderno, criteri pi evoluti di innovazione possono essere applicati anche ad altre patologie".

Anche per Bruno Zanaroli, Direttore Generale Ospedale di Sassuolo. l'analisi e lo studio degli outcome sono fondamentali per il miglioramento dei processi, insieme ad un'attenta organizzazione delle strutture sanitarie. "L'innovazione organizzativa e strategica un qualcosa di cui non si pu fare a meno. Se mancano la cultura della misurazione e della consapevolezza c' il rischio di continuare a perpetuare modalit di lavoro che limitano la crescita".

Fernanda Gellona, Direttore generale Confindustria Dispositivi Medici ha messo in luce il punto di vista dell'industria sottolineando che "il tema della misurazione importante anche per il mondo dell'impresa. Questo testimoniato dall'introduzione del nuovo regolamento che impone il marchio CE nei dispositivi medicali proprio per dare evidenza dell'efficacia e della validit dei dispositivi proposti. Se pensiamo a un'innovazione dirompente come la chirurgia laparoscopica, l'innovazione stata anche di tipo clinico e organizzativo. Una sala operatoria con laparoscopia ha cambiato la propria impostazione chirurgica e i professionisti hanno imparato a utilizzare lo strumento. L'organizzazione delle prestazioni sanitarie dovrebbe essere radicalmente modificata, passando dal sistema di oggi che prevede una serie di prestazioni a compartimenti stagni, a una valutazione per patologia dove si considerano costi e outcome dalla prima diagnosi alla riabilitazione. Se cominciassimo a ragionare in questo senso credo che daremmo un servizio migliore alle persone assieme ad una migliore gestione della spesa".

Conclude l'evento il Consigliere Nomisma Giulio Santagata, sottolineando come la mattinata di lavoro abbia "messo in luce un'interessante e ampia convergenza di opinioni e prospettive fra i clinici, l'industria, gli organizzatori, le istituzioni e tutti gli operatori della filiera della salute" e augurandosi che "questa integrazione rappresenti l'inizio di un'attivit che porti l'Italia a mantenere la sua storica eccellenza sanitaria ma anche a sfruttare questa eccellenza per far crescere il Paese in termini di attrattivit di nuovi investimenti, cos come avviene per altri settori di punta della nostra economia nazionale".

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