In Emilia un polo per produrre il vaccino

Stefano Benfenati
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AGI - Cinque bioreattori di fermentazione farmaceutica e chimica, tra i più grandi al mondo, adatti a produrre vaccini anti-Covid: sono i ‘gioielli' della Bio-on, azienda di bioplastiche di Castel San Pietro, nel Bolognese, fallita nel 2019 la cui asta si concluderà il prossimo 5 maggio. La Regione Emilia Romagna considera Bio-on un “patrimonio”, il perno attorno al quale far nascere un distretto produttivo nazionale di vaccino in un territorio all'avanguardia nel biomedicale e nel packaging.

Ed è pronta, se andasse in porto un progetto condiviso con il governo, ad investire risorse. “Stiamo dialogando con il governo”, annuncia all'AGI l'assessore regionale allo sviluppo economico, Vincenzo Colla, spiegando che se l'esecutivo dovesse considerare Bio-on un'azienda di “interesse nazionale” per la produzione del vaccino “ci sarebbero anche gli strumenti per agire con velocità. La golden share, la decretazione d'urgenza sono tutte cose possibili rispetto ad uno scenario di questa portata, però sono valutazioni in capo al governo”. 

 Lo stesso presidente dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in poche righe, affidate a Fb ha confermato il progetto di ‘riconversione'. “Abbiamo già fatto presente al Governo l'esistenza di questo patrimonio. Qui può nascere un distretto produttivo di sieri anti-Covid all'avanguardia, al servizio del Paese. E la Regione è pronta a fare la sua parte”, ha scritto il governatore. Nello stabilimento sono rimasti una trentina di lavoratori (sui 100 iniziali) ed i curatori fallimentari hanno garantito la manutenzione degli impianti.

“Ci sono cinque bioreattori di fermentazione farmaceutica e chimica tra i più grandi al mondo - sottolinea Colla - che possono essere utilizzati anche per fare vaccini. In più ci sono licenze, depuratori ed impianti di qualità. Ma soprattutto in questo territorio - continua l'assessore regionale – c'è un distretto industriale in grado di gestire la produzione di vaccino: abbiamo aziende leader nel comparto farmaceutico, biomedicale e del packaging. Infine anche l'università di Bologna può dare un contributo fondamentale nella ricerca”.

La Regione guidata da Stefano Bonaccini, dunque, condivide con il governo l'importanza di produrre il vaccino anti-Covid in Italia e mette sul piatto una proposta di ‘filiera' con al centro la rinascita dell'azienda di Castel San Pietro.

“Se l'Italia non si candidasse ad avere un'autonomia industriale sarebbe un errore. Questo è il ragionamento che abbiamo fatto con il governo. Come Regione ci siamo messi a disposizione e siamo pronti a fare la nostra parte”, conclude Colla.

Il primo a tifare per un rilancio di Bio-on è il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, che è anche consigliere delegato per la Città Metropolitana sui tavoli di crisi. “I curatori – spiega all'AGI - hanno mantenuto ‘in bonis' l'azienda che è di fatto pronta per iniziare l'attività. Prima di tutto, spero che dal 5 maggio prossimo parta una nuova realtà produttiva con un valido piano industriale che aumenti l'occupazione. Poi, è vero che si possono fare vaccini in questo sito. Speriamo che questa idea si concretizzi". Sono quindi giorni decisivi per il futuro dell'ex ‘unicorno' delle start up italiane - la base di asta è 95 milioni di euro - in attesa di capire se la sua rinascita passerà attraverso il percorso auspicato della Regione Emilia Romagna.