Emilie Konig, il volto simbolo delle jihadiste francesi

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AGI - Tra le 16 madri jihadiste rimpatriate da campi del Nord-Est della Siria - e i 35 minorenni - c'è anche Emilie Konig, il volto più noto del jihadismo femminile francese. La 37enne, originaria della Bretagna, figlia di un agente di polizia, si è convertita all'Islam durante l'adolescenza e ha cominciato ad indossare un indumento tipico nero (abaya) e a coprirsi il volto. Dal matrimonio ha avuto due figli ma poi ha divorziato dal marito.

Nel 2012 è stata oggetto di un documentario intitolato "Emilie Konig contro Ummu Tawwab" sui musulmani di Francia che si coprivano il volto. Alla fine dello stesso anno è partita per la Siria, lasciando i suoi figli in Francia. Secondo fonti di stampa autorevoli e istituzionali, è stata una "eminente propagandista e reclutatrice per lo Stato Islamico", accusata di avere fatto proselitismo con l'intenzione di far commettere attacchi in Occidente.

Secondo il New York Times, è una delle sole due donne a cui le Nazioni Unite hanno chiesto agli Stati membri di congelare i propri beni finanziari a causa di sospetti legami con il terrorismo. A fine 2017, dopo anni di combattimenti, la regione separatista di Raqqa è caduta nelle mani delle milizie del Kurdistan. Konig, e molti altri seguaci sono passati sotto la custodia dei curdi. Si è allora scusata con la sua famiglia e con la Francia e ha chiesto di essere rimpatriata.

L'11 gennaio 2018, il New York Times l'ha profilata e ha descritto le scelte difficili che la sua richiesta di rimpatrio poneva ai responsabili politici in Francia. Nel novembre 2019 France TV Info ha annunciato che le forze curde avevano pianificato di deportare 11 cittadini francesi in Francia, speculando su chi sarebbe stato o meno deportato e notando che Konig e altri due individui erano stati caratterizzati per mostrare segni di essere ancora pericolosamente radicalizzati. In Francia, secondo fonti giudiziarie, è oggetto di un mandato di arresto quindi dopo che comparira' in tribunale sara' incriminata e incarcerata al suo ritorno in patria.

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