Emilio Fede: "Temo di morire ai domiciliari, non me lo merito"

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"Ho quasi perso un occhio, ho dolori ovunque, per fortuna sono ancora capace di intendere e di volere. Ho battuto la testa forte, mi hanno operato al naso … Sono rimasto circa mezz’ora a terra, non avevo né la forza di alzarmi né di gridare. Per fortuna un custode mi ha visto e ha chiamato i soccorsi… La notte mi sveglio con l’incubo di quella caduta e a volte ho paura persino ad addormentarmi perché temo di non svegliarmi più". Emilio Fede, al settimanale Oggi, si esprime così dopo la caduta che lo ha costretto a un temporaneo ricovero in ospedale. 

Il giornalista sta scontando nella sua casa di Segrate la condanna a 4 anni e 7 mesi per il caso Ruby bis. Fede è caduto durante gli orari di uscita che gli sono concessi. "Temo di morire ai domiciliari, ma non me lo merito. Come passo le mie serate? Da solo, al massimo mi cucino gli spaghetti", dice. E aggiunge: "Mia moglie è a Napoli, ha problemi di salute e non è in grado di venire a Milano. Io non posso vederla, non mi danno il permesso. Avevo chiesto la possibilità di andare a Napoli solo 48 ore per abbracciarla e me l’hanno negata, ma vi rendete conto? È una crudeltà… Mi auguro solo che chi mi ha messo in questa condizione non abbia da rispondere alla sua coscienza".