Emmanuel Carrère: "Ero depresso, pensavo al suicidio. Ho scelto l’elettroshock"

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PARIS, FRANCE - 10/03/2018: Writer Emmanuel Carrere poses during a portrait session in Tv talk show
PARIS, FRANCE - 10/03/2018: Writer Emmanuel Carrere poses during a portrait session in Tv talk show

“A volte mento, nel senso che magari ometto, ma informo il lettore. È una “onestà ingannevole”. Senti che qualsiasi cosa succeda o tu faccia, a meno che non sia orribile, assume una dimensione diversa se la scrivi, confessi”. Lo scrittore Emmanuel Carrère si racconta in una lunga intervista a Corriere della Sera, in cui ripercorre anche la genesi del suo ultimo libro autobiografico “Yoga”, in cui raccontala sua battaglia contro la depressione.

In «Yoga» ha raccontato di sé anche i lati più oscuri, come il suo disturbo bipolare, trattato con ketamina ed elettroschock. Pensavo non si praticasse più, e invece ha solo cambiato nome, si chiama TEC, Terapia elettroconvulsionante, viene praticata in anestesia, può causare vuoti di memoria. Lo psichiatra gliela suggerì perché la valutò una persona a rischio suicidio. Era un pensiero costante?

Durante la cura ebbe una crisi e chiese pure l’eutanasia...
«Pensavo al suicidio in alcuni momenti molto difficili, come credo succeda a tanti. Ma non penso di essere il tipo che si toglierebbe la vita. È una questione di curiosità: sono curioso di sapere cosa ci sia in serbo per me dopo, voglio conoscere il finale, tutta la storia, il capitolo successivo. Ci sono volte in cui mi piacerebbe conoscere il finale del libro che sto scrivendo, perché è importantissimo sapere come finirà un libro, con quale sensazione lascerai il lettore».

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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