Endorsement di Zingaretti a Letta, "E' la soluzione più forte"

Serenella Ronda
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AGI - Enrico Letta rientra a Roma. In attesa dell'Assemblea nazionale del Pd, che salvo sorprese domenica dovrebbe incoronarlo nuovo segretario del partito, si attende che l'ex premier sciolga la riserva, dopo essersi preso quarantotto ore di tempo. Venerdì scadrà la dead line, ma la previsione che si fa tra i dem è che accetterà.  

Per Zingaretti Letta è la soluzione più forte e autorevole

Intanto a parlare è Nicola Zingaretti che, in un lungo post su facebook - una sorta di lettera aperta rivolta proprio a Letta, viene spiegato - 'benedice' il passaggio di testimone ritenendo la scelta di Letta segretario "la soluzione più forte ed autorevole". Il presidente della regione Lazio, poi, garantisce che non sparirà dai radar. Al contrario: "Io ci sarò. Continuerò a dare il mio contributo attivo anche nel dibattito politico con le mie idee. Alla luce del sole". E aggiunge: "Se serve darò sempre una mano, anche se in forma diversa dal passato. Ci sarò, come ho sempre fatto nella mia vita con tutta la passione possibile".

L'ex segretario dem si toglie qualche sassolino dalle scarpe

Detto questo, Zingaretti non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalle scarpe e, nel ringraziare chi ha creduto nel partito, nel suo rilancio, i militanti e gli elettori, non manca di sottolineare come, nonostante il Pd "in questi ultimi due anni sia tornato politicamente centrale", "autonomo e forte in coalizioni competitive" (e questa per l'ex segretario "è la strategia da perseguire. La vocazione maggioritaria che dobbiamo coltivare, non significa isolamento o settarismo"), "puntuali sono tornati i soliti rumori di sottofondo e permanenti. Nessuna reale proposta politica alternativa, ma un lungo e strisciante lavorio distruttivo". E proprio "mentre gli altri partiti rilanciavano il loro progetto, noi rischiavamo di implodere. Non si poteva andare avanti così".

Ora "va aperta una stagione nuova per affermare e costruire un modello di sviluppo radicalmente diverso" e il Pd "è in grado di farlo", "a testa alta". Infine, Zingaretti ritiene che occorre "riaprire una grande discussione con un congresso politico". Il "tempo che abbiamo davanti richiede un impegno totale nel Parlamento e nel Paese. Per questo ho presentato le dimissioni: era giusto fare chiarezza e richiedere una vera assunzione di responsabilità da parte di tutte e di tutti. Non ho voluto in alcun modo essere di ostacolo a questo compito", conclude.    

Si profila sostegno ampio e unitario a Letta

Nonostante le non sopite fibrillazioni interne, e la reiterata richiesta delle minoranze di svolgere comunque appena sarà possibile il congresso, sembra profilarsi un sostegno ampio ed unitario a Letta, che nelle ultime ore avrebbe sentito tutti i big dem. Due convegni internazionali sono stati il suo impegno pomeridiano: Letta ha partecipato oggi via web a una iniziativa dell'Italian Society del King's College London e a un appuntamento organizzato dall'Arel. 

Ma nel Pd non mancano distinguo e puntualizzazioni

Alla vigilia dello scadere delle quarantotto ore di riflessione, si rincorrono le dichiarazioni dem a sostegno di Letta. Ma non mancano le puntualizzazioni e precisazioni. Per Debora Serracchiani, vicepresidente del Pd, il cui nome è emerso nei giorni scorsi come possibile candidatura, "è l'ora delle scelte. E' il momento di mettere da parte casacche e scuderie. Credo che si debba raggiungere il massimo di unità intorno al segretario che voteremo domenica. Vedo che un consenso si sta raccogliendo intorno a Enrico Letta", "ma non basta. Ciò che va chiesto al nuovo segretario - scandisce - è anche di farsi garante di unità e pluralità".    

"L'elezione di Letta sarebbe un segnale forte per il partito e il Paese, dopo le dimissioni di Zingaretti, che hanno posto a tutti noi questioni e nodi non eludibili", osserva il tesoriere Walter Verini. Nicola Oddati spiega che "la maggioranza congressuale che ha eletto Zingaretti pensa che Letta sia la figura più autorevole per guidare il Pd. Una candidatura di grande valore, anche per coloro che due anni fa non sostennero Zingaretti". Detto questo, per il coordinatore della segreteria dem, deve trattarsi di "un segretario che ci porti fino alla scadenza naturale prevista dalle primarie. Una guida così autorevole non può essere un segretario di transizione", mette in chiaro.

"Letta ha tutto il diritto di porre condizioni per fare il segretario, è una personalità importante che non si può spendere per una breve parentesi", osserva il sindaco di Firenze Dario Nardella. Benissimo Letta, ma per Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, "sarebbe superficiale pensare di liquidare tutti i problemi e le criticità interne solo con il cambio di segretario".

Con Enrico Letta "può avviarsi un percorso di rigenerazione del Pd. Ma togliamoci dalla testa che con la sua elezione i problemi svaniscano magicamente. Il gruppo dirigente del Pd deve recuperare coesione e solidarietà. Si è giocato troppo e troppo a lungo al pericoloso sport del logoramento dei leader", avverte Antonio Misiani.

"Vedremo cosa dirà e farà Enrico Letta, personalità autorevole, però l'arrivo di un nuovo segretario non può essere la ragione per impedire una discussione che ci deve essere", è la posizione di Matteo Orfini che non lesina critiche: "Zingaretti se ne va perché ha fallito una linea politica, quella costruita sull'accordo con M5s e alla piegatura nei confronti di Conte". Per il capogruppo dem al Senato "dobbiamo votare un segretario nel pieno delle sue funzioni. Altro discorso - mette in chiaro Andrea Marcucci - è quello del congresso, con tutto quello che è successo in questi anni, serve assolutamente che il Pd torni dalla sua base, per organizzare il futuro". Domani nel primo pomeriggio è prevista una riunione di Base riformista, l'area che fa riferimento a Lorenzo Guerini e Luca Lotti.