Eni, gip Milano: "Sì risarcimento 11 mln per inchiesta su Congo"

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Il gip di Milano Sofia Fioretta ha ratificato la richiesta di patteggiamento già accettata dalle parti nel procedimento che vede al centro le attività di Eni in Congo, relative al rinnovo delle concessioni petrolifere nei pozzi ‘Marine VI e VII’. Il gruppo verserà 11 milioni di euro di risarcimento e 800mila di sanzione pecuniaria per la legge sulla responsabilità civile delle imprese.

L’accordo tra la procura rappresentata dal pm Paolo Storari e Eni, difesa dagli avvocati Nadia Alecci e Nerio Diodá, garantisce un alleggerimento delle posizioni degli indagati nell’inchiesta, non coinvolti nell'accordo, con la derubricazione del reato di corruzione internazionale in induzione indebita internazionale.

Oggetto d’interesse dell’inchiesta sono alcune licenze ottenute per produrre petrolio nei pozzi di ‘Marine VI e VII’ nella Repubblica democratica del Congo. Eni - secondo la versione dell’accusa - avrebbe ceduto quote di giacimenti petroliferi, al fine di ottenere il rinnovo delle licenze per produrre petrolio, a una società privata congolese riconducibili a politici di primo piano nel Paese.

Se Eni di fatto chiude la questione riconoscendo un risarcimento, la procura - che contestava al gruppo quotato d'aver nel 2015 ceduto quote dei giacimenti alla società privata congolese Aogc, riconducibile a Denis Gorkana (allora consigliere per l'energia del presidente Sassou Nguesso) - ‘riconosce’ la pressione subìta da Eni sotto forma di direttiva congolese che dal 2013 imponeva partner locali ai gruppi stranieri.

La procura ha accettato quindi di derubricare il reato da corruzione internazionale a induzione indebita a dare utilità. Ritirata dai pm la richiesta di interdire Eni per due anni dal fare affari in Congo, mentre nulla cambia per gli altri indagati.

"Eni ribadisce la propria soddisfazione per la conferma da parte della procura di Milano dell’inesistenza, anche in questo caso, di ipotesi di reato di corruzione internazionale. Questo ha consentito la definizione della soluzione approvata oggi". Lo afferma il gruppo in una nota commentando l’accordo raggiunto con il pm di Milano Paolo Storari e ratificato dal gip Sofia Fioretta. Eni "ricorda ancora una volta come l’esito odierno non rappresenti un’ammissione di inadeguatezza dei propri modelli o colpevolezza da parte della società rispetto al reato contestato, ma un’iniziativa tesa esclusivamente a evitare la prosecuzione di un iter giudiziario che comporterebbe un nuovo e significativo dispendio non recuperabile di costi e risorse".