Eni Shell Nigeria, assolti in appello abbreviato i due intermediari Obi e Di Nardo

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MILANO (Reuters) - La Corte d'Appello di Milano, al termine del processo abbreviato di secondo grado, ha assolto "perché il fatto non sussiste" i due mediatori condannati in primo grado nella vicenda delle presunte tangenti pagate da Eni e Shell in Nigeria.

I giudici hanno inoltre annullato la confisca di 98,4 milioni di dollari a Emeka Obi e di oltre 21 milioni di franchi svizzeri a Gianluca Di Nardo, che era stata disposta dal giudice di primo grado come presunto frutto del reato.

A chiedere l'assoluzione di Obi e Di Nardo, era stata la stessa accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore generale Celestina Gravina.

Solo la Nigeria, parte offesa nel procedimento, aveva invece depositato una memoria per chiedere che la Corte non accogliesse la richiesta di assoluzione.

Il 17 marzo scorso il Tribunale di Milano, al termine del processo principale con rito ordinario aveva assolto tutti gli imputati, compreso l'AD di Eni Claudio Descalzi, la stessa società e Shell, dall'accusa di corruzione internazionale per i medesimi fatti.

"La Corte d'appello finalmente riconosce la macroscopica erroneità e violazione di legge della sentenza di primo grado", ha commentato l'avvocato Roberto Pisano, che assiste Obi.

ABBREVIATO E PROCESSO ORDINARIO

Obi e Di Nardo erano stati giudicati separatamente perché entrambi avevano chiesto di essere processati in abbreviato, un rito premiale che dà diritto a uno sconto di un terzo sulla pena edittale massima ma che si celebra solo sugli atti raccolti fino alla chiusura dell'indagine e non su deposizioni e testimonianze in aula.

Nel processo ordinario, alcuni testi e imputati, i cui verbali di interrogatorio erano stati valutati come prove nell'abbreviato, non hanno confermato le loro dichiarazioni in aula. Inoltre il Tribunale non ha ammesso nel processo ordinario una serie di intercettazioni telefoniche che facevano invece parte del fascicolo del processo abbreviato.

Da qui anche una spiegazione della difformità del giudizio fra il giudice dell'abbreviato, che il 20 settembre 2018 aveva condannato i due mediatori a quattro anni di reclusione, e il collegio giudicante del processo principale con rito ordinario, che invece ha assolto tutti gli altri imputati.

La Corte d'Appello di Milano poi il 22 marzo scorso aveva infine ammesso una serie di atti provenienti dal dibattimento del processo principale di rito ordinario chiesti dalle difese: un evento assai raro in un processo d'appello di rito abbreviato, che di norma giudica solo sugli atti che aveva a disposizione il giudice di primo grado.

Le motivazioni della sentenza, hanno detto i giudici, verranno depositate fra 90 giorni. A quel punto la Nigeria, se lo riterrà, potrà fare istanza alla Procura Generale chiedendo di proporre ricorso in Cassazione.

(Emilio Parodi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro; emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 02 66129523)

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