Eni Shell Nigeria, assoluzione intermediari Obi e Di Nardo diventa definitiva

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Logo Eni presso una stazione di servizio nel quartiere Eur a Roma

MILANO (Reuters) -L'assoluzione disposta in appello nei confronti dei due mediatori condannati in primo grado nella vicenda delle presunte tangenti Eni e Shell in Nigeria è diventata ora definitiva dopo il no della Procura Generale di Milano al ricorso in Cassazione chiesto da Abuja.

Lo si evince dalla decisione, letta da Reuters, in cui ieri il procuratore generale Francesca Nanni ha respinto la richiesta del governo nigeriano di impugnare la sentenza di assoluzione di Emeka Obi e Gianluca Di Nardo emessa lo scorso 24 giugno dalla Corte d'Appello di Milano "perché il fatto non sussiste".

La Nigeria non era parte civile nel processo con rito abbreviato ai due uomini d'affari e quindi, come semplice persona offesa, non aveva la facoltà di proporre autonomamente ricorso in Cassazione ma aveva dovuto chiederlo alla Procura Generale.

Peraltro la stessa Procura Generale aveva chiesto l'assoluzione dei due imputati al termine del processo d'appello.

Anche nel processo principale sulla vicenda delle presunte tangenti per il giacimento petrolifero nigeriano Opl-245 sono stati assolti in primo grado il 17 marzo "perché il fatto non sussiste" tutti gli imputati, compresi l'AD di Eni Claudio Descalzi e le due società.

La procura di Milano e la Nigeria lo scorso 29 luglio hanno fatto ricorso in appello, e il processo di secondo grado deve ancora essere fissato.

Eni in una nota sottolinea il passaggio in giudicato della sentenza nei confronti di Obi e Di Nardo, dicendo che essa determina "di conseguenza il passaggio in giudicato della 'non sussistenza' di quegli stessi fatti imputati come reati a Eni e ai suoi manager".

Eni ricorda infine che la Procura Generale nella sua risposta alla Nigeria ha dichiarato come non si possa "dubitare che i manager Eni, così come gli intermediari, sono estranei alla condotta tipica del reato di corruzione".

(Emilio Parodi, in redazione a Roma Stefano Bernabei, mailto:emilio.parodi@thomsonreuters.com; +39 06 8030 7744)

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