Enorme frana al confine tra Svizzera e Valchiavenna: oltre 100 sfollati, 8 dispersi

Una frana da 4 milioni di metri cubi si è staccata ieri dal Pizzo Cengalo, cima al confine tra Svizzera e Italia. Scendendo a valle ha causato gravi danni e ha riempito la Val Bregaglia (nei Grigioni) di fango, travolgendo vegetazione e baite. Al momento c’è preoccupazione per alcuni possibili dispersi. La polizia grigionese ha confermato che nella regione della frana si cercano 8 persone di nazionalità svizzera, austriaca e tedesca.

Le immagini della frana (Facebook)

Bondo, il paese appena oltre il confine con l’Italia e con la Valchiavenna, è quello più colpito. La colata di fango ha coperto il paese e grazie alla tempestivitià delle forze dell’ordine e di soccorso nessuno dei 100 abitanti del paese sembra essere risultato ferito. Sono stati tutti sfollati e non potranno rientrare nelle loro abitazioni in tempi brevi: oltre al pericolo per nuovi crolli a Bondo ora mancano acqua e elettricità. Anche la strada che collega l’Italia con i Grigioni è stata bloccata per qualche ora, salvo poi essere riaperta la mattina di giovedì 24 agosto a senso unico alternato.

Le immagini della frana (Facebook)

Un elicottero della Rega, il servizio di soccorso aereo svizzero, ha portato in salvo un gruppo di escursionisti bloccato dalla frana e ha effettuato altre operazioni di ricognizione. La frana è occorsa alle 9.30 del 23 agosto, scendendo rapidamente a valle. In totale, tra Bondo e i paesi limitrofi, sono state tratte in salvo circa 200 persone.

L’area della Val Bondasca (il fiume di Bondo) è protetta da un sistema di allarme detriti, installato dopo la prima frana nella zona nel 2012. Si attiva appena le rocce si staccano e prima che arrivino a valle, inviando un segnale ai semafori stradali che immediatamente bloccano le strade della zona. La frana del 23 era stata “prevista” dopo alcuni movimenti segnalati nelle settimane precedenti, ma non ci aspettava un evento di tale portata.

Le immagini della frana (Facebook)

Anche a Chiavenna, primo grande comune italiano dopo la dogana, c’è stata preoccupazione per i detriti trasportati dal fiume Mera. Le autorità hanno parzialmente aperto la diga di Villa di Chiavenna, per evitare che le acque portate dalla frana formassero laghi o premessero troppo sulle strutture. La situazione sembra essere sotto controllo ma il Mera, che attraversa Chiavenna in uno stretto alveo, si è notevolmente ingrossato nelle ultime ore.

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