Enrico Giovannini: "Dobbiamo prepararci, il futuro sarà pieno di shock"

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(Photo: Ivan Romano via Getty Images)
(Photo: Ivan Romano via Getty Images)

“Dobbiamo investire per aumentare la resilienza dei sistemi economici-sociali-ambientali perché il futuro sarà pieno di shock, non necessariamente negativi”, ma, si compiace Enrico Giovannini, per fortuna “oggi l’Europa l’ha capito”. La spinta è dovuta alla pandemia, ma anche alla crisi climatica, argomenta il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili che oggi a Parigi parteciperà all’iniziativa organizzata dal gruppo dei Socialisti&Democratici al Parlamento Europeo per presentare il secondo rapporto sull’uguaglianza sostenibile, con 200 proposte che fanno proprio il motto della resilienza per gestire un futuro che, ammettiamolo, si dipanerà a scossoni. Troppo pessimismo? Non proprio. “Il livello federale negli Usa - dice Giovannini - è cresciuto rispondendo centralmente ai singoli shock. Noi stiamo attraversando un periodo simile. Il rapporto che presenteremo a Parigi ci dice di prepararsi attivamente a questi shock per gestirli di più a livello europeo prendendoli come un’opportunità per ‘rimbalzare in avanti’ e non semplicemente tornare indietro alla situazione precrisi”. Sul Pnrr l’Italia rimbalza in avanti? “Direi proprio di si, questo è lo spirito del Next Generation EU. Siamo in linea con gli obiettivi. La pressione che i singoli ministri e la presidenza del Consiglio sta esercitando su tutti i ministeri mi fa dire che ce la faremo” a chiedere la nuova tranche di finanziamenti sulla base dei risultati conseguiti entro fine 2021.

Ministro, oggi lei sarà a Parigi con gran parte della classe dirigente socialista, dalla candidata alle presidenziali francesi e sindaco della capitale Anne Hidalgo, ai premier spagnolo Sanchez e portoghese Costa. Presenterete un rapporto dal titolo ‘Il grande cambiamento’. Di che si tratta?

È il secondo rapporto sulla ‘uguaglianza sostenibile’ realizzato da un gruppo di pensatori dell’area socialdemocratica europea, che affina e innova il lavoro che avevamo svolto nel 2018 e che ha influenzato la piattaforma con cui i partiti progressisti hanno affrontato le elezioni europee e hanno contribuito al programma della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. Non c’è dubbio che molte delle idee di quel primo rapporto si ritrovino pienamente nell’azione della Commissione Europea e nell’impostazione del Green deal e del Next Generation Eu. Il rapporto che presentiamo oggi tiene conto non solo dei risultati conseguiti, ma anche di una situazione profondamente cambiata a causa della pandemia e della crisi climatica, sempre con l’obiettivo di mettere al centro delle politiche europee e nazionali il ‘benessere equo e sostenibile’, in linea con l’iniziativa che sviluppammo all’Istat 10 anni fa e che ha fatto scuola in tanti paesi. Significa affrontare in maniera simultanea i temi dello sviluppo sostenibile e dell’uguaglianza, idea centrale nel Next Generation Eu. Anche il recente rapporto elaborato, su richiesta del Presidente Macron, dagli economisti guidati da Blanchard e Tyrole propone lo stesso approccio. Peraltro, il Piano di Ripresa e Resilienza si chiama così anche grazie al lavoro sulle politiche per la resilienza che, tra il 2016 e il 2020, sviluppammo con il Joint Research Centre della Commissione, un approccio ulteriormente sviluppato nel Rapporto odierno.

Quello di oggi è anche un appuntamento elettorale in vista delle presidenziali francesi, ma secondo i sondaggi i socialisti non arriveranno al secondo turno.

Non credo che la scelta di presentare il Rapporto a Parigi sia legato alle presidenziali francesi. Ma è indubbio che, nelle elezioni che si svolgeranno nei paesi europei, il tema del confronto tra le diverse visioni dell’Europa è centrale, e questo è vero in Francia, in Germania, come in Italia. Il lavoro partito dalla commissione indipendente vuole aiutare le forze progressiste a rinnovare il proprio impianto teorico e politico. In questo rapporto ci sono oltre 200 proposte concrete che riguardano le diverse dimensioni delle politiche europee. Ma soprattutto c’è l’idea che gli shock non sono finiti, cosa che tre anni fa non era nella filosofia dell’Unione. Ora invece prevale l’approccio realistico, giusto, basato sulla consapevolezza che sarà un futuro turbolento a causa della crisi climatica, delle migrazioni, dell’evoluzione tecnologica, ecc. e dunque serve una risposta europea che non può essere episodica ma deve diventare sistemica. È necessaria anche in vista del necessario adattamento al cambiamento climatico: ad esempio, si sottolinea la necessità di politiche per abitazioni dignitose per tutti, anche tenendo presente che milioni di persone non potranno permettersi di ricostruire la casa a causa di eventi climatici estremi.

La Commissione Europea ha pensato ad un fondo sociale climatico di 72 miliardi. Non basta, giusto?

Quel fondo è orientato alla mitigazione, per esempio per riconvertire la filiera dell’auto verso l’elettrificazione, la quale può determinare una perdita di posti di lavoro. È un fondo di compensazione e formazione. Ma il cambiamento climatico produrrà danni indipendentemente da quello che facciamo d’ora in poi. Questo è il tema dell’adattamento e non della mitigazione. Il rapporto che presentiamo oggi punta i riflettori sulla necessità di proteggere i più vulnerabili, i più deboli in modo che abbiano la possibilità di reagire agli shock climatici. Al di là del rapporto tra economia e clima, che è la discussione centrale, c’è un rapporto tra crisi sociale e crisi climatica da gestire. E’ qui dove il tema della ‘resilienza trasformativa’ diventa centraIe in tutte le politiche per usare gli shock (anche quelli positivi) per ‘rimbalzare avanti’, non per tornare indietro. Quando nel 2016 parlavo, come consulente del gabinetto di Juncker, di questi temi l’allora Capo di gabinetto del Presidente Selmayr mi rispondeva: ‘Questa impostazione non possiamo seguirla perché non possiamo dire alla gente che il futuro sarà pieno di shock’. Invece la Commissione von der Leyen ha adottato questo approccio. È un cambio di prospettiva anche perché la Commissione non è stata disegnata per gestire le crisi, ma per produrre omogeneità e convergenze nelle legislazioni. Ma oggi questa impostazione sta cambiando e con questo il ruolo futuro della Commissione (si pensi al caso dell’emergenza sanitaria e ora di quella legata ai prezzi dell’energia, o dei migranti).

Per molti aspetti, lo shock pandemico ha rafforzato l’Unione Europea. Gli Stati si sono affidati a Bruxelles per la gestione delle vaccinazioni e per il supporto economico, producendo risultati comunitari inaspettati e straordinari.

Concordo in pieno ed è questo cambiamento che auspicavamo nel rapporto del 2018. Anche il livello federale negli Usa è cresciuto rispondendo ai singoli shock. Noi stiamo attraversando un periodo simile e questo rapporto dice: organizziamoci in tempo per fronteggiare gli shock, gestiamoli a livello europeo e prendiamoli come un’opportunità per migliorare il benessere di tutti e la sostenibilità del nostro sistema socio-economico.

Mentre voi sarete a Parigi oggi, a Glasgow si chiude la Cop26, con risultati magri. Si parla di fallimento.

Anche la Cop21 ebbe negoziati fino all’ultimo minuto, che vinsero le resistenze di India e altri paesi. Credo sia giusto lasciare che i negoziatori lavorino fino in fondo per vedere dove riescono ad arrivare. Ma dobbiamo sottolineare il fatto che la Cop26 viene dopo il G20 a presidenza italiana e lì alcune dichiarazioni di principio sono già state fatte. La Cop26 si è concentrata molto sugli impegni da parte di diversi settori (agricoltura, trasporti, ecc.) e dai privati, compresa la finanza. Dunque, non dovremo valutare l’esito di Cop26 solo sulla base della dichiarazione finale, ma mettendo insieme tutti questi pezzi. Ovviamente, c’è un tema di monitoraggio dell’attuazione degli impegni: ci rivediamo tra 5 anni o ci diamo un sistema di monitoraggio più tempestivo, visto che i tempi sono stretti? Ad ogni modo, dobbiamo registrare anche il cambiamento di istituzioni come la Banca d’Inghilterra, che ha annunciato che anche nelle scelte legate alla politica monetaria decideranno quali titoli privati comprare dopo aver valutato i comportamenti delle imprese dal punto di vista ambientale. Questo cambiamento, apparentemente tecnico, è epocale: finora il mainstream era che nella politica monetaria si dovesse rispettare la neutralità. Stanno dunque accadendo cose importanti che segnano un cambiamento di prospettiva in tutti i settori.

Pnrr: proprio oggi si ha notizia del fatto che la Spagna ha già chiesto la prima tranche di 10 miliardi di euro di finanziamenti del Next Generation Eu, dopo l’anticipo di quest’estate. E l’Italia? Ce la faremo entro fine anno?

Il fatto che qualcuno abbia già finito i compiti a novembre non fa differenza perché la Commissione giudicherà il risultato alla fine del quarto trimestre 2021. Il governo è impegnato a rispettare questo traguardo. Noi come ministero abbiamo 62 miliardi tra il Pnrr in senso stretto, il fondo complementare e la correzione di bilancio e stiamo procedendo all’assegnazione di tutte le risorse agli enti attuatori, oltre che sulle riforme di nostra competenza, ad esempio avendo chiuso le intese con le Regioni e i comuni per oltre 20 miliardi in pochi mesi. Siamo quindi in linea con gli obiettivi. La pressione che i singoli ministri e la presidenza del Consiglio stanno esercitando su tutti i ministeri mi fa dire che ce la faremo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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