Enrico Guarneri: "Il mio Ispettore generale dalla Russia di Gogol alla Sicilia"

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"I classici comunicano ancora e sempre, a distanza di secoli restano attuali: sono Grandi proprio perché non affrontano semplici fatterelli quotidiani ma i temi dell'umanità che sono universali e superano le distanze temporali e geografiche. Per questo motivo una grande opera nata in Sicilia, penso ad esempio a Pirandello o a Verga, esce dai confini isolani; e altre grandi opere nate in Francia o magari in Russia possono benissimo essere rappresentate come se fossero siciliane". L'ultimo esempio proposto all'AdnKronos da Enrico Guarneri, attore teatrale di robuste tradizioni catanesi, non è solo 'scolastico' ma attualissimo, visto che fio al 16 gennaio mette in scena al teatro Quirino di Roma, da regista e attore protagonista, un 'Ispettore generale' di Nikolaj Gogol con tracce molto riconoscibili della musicalità del dialetto siciliano.

"I personaggi proposti dai grandi autori resteranno sempre validi - spiega Guarneri - appartengano alla drammaturgia classica o a quella moderna. In questo spettacolo, cerco di dare forma e parola sia all'aspetto drammatico che a quello comico del personaggio, senza spazio e senza tempo; con il più classico dei meccanismi letterari e teatrali che è quello dell'equivoco. Proponendo questo nostro Gogol siciliano, per la prima volta, in Continente. Del resto - aggiunge - si possono scoprire tanti punti di contatto fra l'animo russo e l'animo siciliano e meridionale: l'indolenza, la lentezza, il fatalismo, l'umorismo amaro...".

Umorismo che non mancherà nella vicenda tracciata da Gogol, che parte dalla notizia dell'arrivo in una sperduta cittadina di un ispettore generale direttamente dalla capitale: che sia venuto ad indagare pare la cosa più ovvia, ma indagare chi e perché? "Dietro questa trama geniale - osserva Guarneri nelle sue note di regia - si dipana la più feroce, dissacrante, corrosiva satira del potere che un autore di teatro abbia mai concepito. E dal suo debutto a Pietroburgo nel 1836, questa commedia non ha mai smesso di divertire con il suo acre umorismo, intriso di veleno".

(di Enzo Bonaiuto)

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