Enrico Letta alla ricerca di un popolo

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
·2 minuto per la lettura
Enrico Letta alla ricerca di un popolo
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Non ci voleva un questionario da mandare ai circoli, in fondo era prevedibile, per sapere che le priorità, per la “base del Pd”, fossero il lavoro, l’Europa, i territori. E che ci sono perplessità sulla proposta di voto ai sedicenni e sullo ius soli, in questo contesto dove la prima emergenza è sociale e all’interno di una maggioranza che, di fatto, lo rende irrealizzabile. Una bandiera che è sacrosanto sventolare ma che è difficile piantare a terra. Però il questionario e il famoso “dibattito” nei circoli, piuttosto partecipato, sono serviti a Enrico Letta per dire, alla prima assemblea nazionale del Pd dopo la sua elezione in cui ne ha illustrato l’esito, che il partito “esiste, è vivo, vitale” e che, in tempi di populismo, leaderismo, crisi della democrazia, eccetera eccetera, la partecipazione funziona. E che non ci deve rassegnare alla politica intesa come comunicazione dall’alto, effetti speciali, costruzione mediatiche da affidare a fantasiosi spin doctor alla vigilia delle elezioni.

Comprensibile che il neo-segretario, come primo atto, abbia deciso di partire da ciò che c’è, nel tentativo di rivitalizzarlo, rimotivarlo con la proposta delle Agorà democratiche, il che dà il senso di un po’ di ripristino della normalità in piena emergenza. Soprattutto in vista delle amministrative. E con essa di un metodo: riunioni, dibattito, programma di lavoro, compiti, funzionamento della macchina. La sinistra, storicamente, non ha mai vinto con i fuori d’artificio, ma con la famosa militanza, nel tempo rinsecchitasi fin quasi a scomparire, nell’ambito di un più generale processo di secessione del suo popolo, e soprattutto del popolo del disagio, delle periferie, della grande rivolta contro l’establishment e verso un partito concepito come tale.

Meno comprensibile che l’anelito verso &ldqu...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.