Enrico Ruggeri: "Io di destra? Sono una persona libera. Per primo ho parlato di pena di morte e di trans"

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(Photo: Francesco Prandoni via Getty Images)
(Photo: Francesco Prandoni via Getty Images)

“Io di destra? No, solo libero. Non amo il mio prossimo però mi incuriosisce molto”. Così il cantautore milanese Enrico Ruggeri si racconta sulle pagine del Corriere della Sera, in procinto di ricevere il Premio Tenco alla carriera il 21 ottobre.

A proposito delle sue idee e delle sue posizioni politiche, quando gli si domanda se sia schierato a destra Ruggeri risponde:

“Io sono una persona libera: sono stato il primo a parlare di pena di morte, il primo, nel 1991, a scrivere una canzone intitolata ‘Trans’. Ho scritto del disagio mentale, della detenzione. Ho fatto politica senza entrare nel salotto buono degli intellettuali o colleghi di sinistra. Politica viene da polis e io ho raccontato molto dell’aggregazione, della comunicazione, delle difficoltà. Per cui respingo al mittente l’accusa dell’essere di destra”.

Ruggeri non è solo cantautore, ma anche autore di romanzi, animato da una grande voglia di creare e raccontare che descrive così:

“Io non amo il prossimo mio come me stesso. Però il prossimo mi interessa molto e soprattutto parto dal presupposto che sulla vita di ogni essere umano puoi fare un film, scrivere un romanzo. Insomma, la vita della gente è sempre interessante se la sai leggere”.

“Io sono più malinconico nelle canzoni che nella vita”, dice Ruggeri a chi gli chiede di definirsi. E quando gli viene chiesto “come nasce una canzone come ‘quello che le donne non dicono?’”., il cantautore confessa:

“Ascoltando le donne, magari anche per dei secondi fini... Noi maschi siamo come i politici, molto bravi a fare la nostra campagna elettorale con una donna. Prospettiamo un futuro meraviglioso... poi una volta ottenuto il risultato non sempre siamo all’altezza di quello che avevamo promesso”.

Alla domanda ‘cosa pensa degli artisti della nuova generazione?’, la replica:

“Gli artisti vanno giudicati in 30-40 anni... Il mascheramento è una trovata, la poesia è un’idea… Come si distingue una dall’altra? Ci pensa il tempo. Che è galantuomo. Vedo Achille Lauro e aspetto. Cosa penso dei Maneskin? Finalmente vedo dei ragazzi che, come me agli esordi, passano la vita in cantina a provare e non andare a caccia di follower in Rete”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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