Entro fine settembre il piano per vaccinare i migranti (su base volontaria)

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(Photo: Darrin Zammit Lupi via Reuters)
(Photo: Darrin Zammit Lupi via Reuters)

Un piano, operativo entro la fine di settembre, per vaccinare i migranti che sbarcano sulle coste o comunque arrivano sul territorio italiano. Non soltanto gli afghani, per i quali è prevista un’iniziativa “articolata” che prevede anche l’immediato riconoscimento dello status di rifugiati politici e l’avvio di una procedura di integrazione. Tutti gli immigrati, dunque, come annunciato ieri da Draghi durante la conferenza stampa sul calendario autunnale dell’azione di governo.

Poche stringate parole, come è consuetudine del premier, che però hanno dietro mesi di lavoro. Fortemente voluto da Palazzo Chigi e coordinato dai Ministeri dell’Interno e della Difesa, il piano per immunizzare i migranti risponde a una duplice esigenza: evitare potenziali focolai causati da persone “invisibili” e in continuo movimento, ma anche “mettere in sicurezza” coloro – forze di polizia, operatori sanitari, volontari delle Ong – che entrano in contatto con loro.

Proprio in questi giorni il Viminale sta finendo di mettere a punto le linee guida, in raccordo con gli altri attori sul campo: la Croce Rossa e la sanità militare. Con il supporto logistico della struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo e il decisivo contributo della Regione Sicilia, che è il territorio-pilota per questo progetto. L’idea, infatti, è partire da Lampedusa – principale porto italiano di sbarco delle “carrette del mare” e che dovrebbe diventare uno dei primi hub vaccinali insieme a Crotone – per poi estendere il sistema a Calabria, Puglia, ma anche al Friuli Venezia Giulia e alle altre aree in cui gli irregolari approdano via terra.

Il piano di vaccinazioni sarà su base volontaria, e il lavoro più grosso sarà proprio quello di convincere i destinatari a farsi fare l’iniezione. Per la “moral suasion” sono pronte squadre di interpreti e mediatori culturali, anche se – come spiega un operatore sul campo – tanto i migranti africani, sia maghrebini che subsahariani, quanto gli asiatici, sanno benissimo di cosa si tratta. Verrà utilizzato tendenzialmente il monodose Johnson & Johnson: sia perché ne esistono forti scorte inutilizzate, sia perché si tratta di persone che non sarebbe facile ricontattare per la seconda dose. Logistica, stoccaggio, conservazione e trasferimenti saranno gestiti dalla struttura commissariale, via via che il piano prenderà forma. Il “certificato vaccinale” che verrà consegnato ai migranti conterrà un codice che corrisponde alla loro foto-segnalazione sulla base delle impronte digitali. In modo da evitare che chi ricorre a molteplici identità finisca per essere vaccinato più di una volta. L’idea è immunizzare anche i minorenni (purché over 12), ma soltanto dopo che il tribunale dei minori avrà loro assegnato - come prevede la legge – un tutore che dia il suo assenso. La procedura, quindi, sarà più complessa e i tempi più lunghi.

La campagna ha preso forma durante l’estate, ma Draghi ha premuto sull’acceleratore con l’annuncio: la partenza è attesa nelle prossime due settimane, al massimo entro fine mese. Per il momento i rapporti saranno direttamente tra Viminale e singole Regioni, ma in una seconda fase è probabile l’intervento di raccordo del ministero guidato da Mariastella Gelmini. Del resto, in diversi hub e tendopoli del Mezzogiorno la procedura di vaccinazione collettiva (sempre su base volontaria) è già in atto. Nella tendopoli calabrese di Sn Ferdinando Asl e poliziotti hanno appena vaccinato circa 200 migranti. Mentre nel Ragusano Asl, Caritas ed Emergency hanno convinto 2500 braccianti agricoli.

“Immigrati irregolari e homeless sono una fascia che non dobbiamo assolutamente trascurare – spiegano fonti governative impegnate su questo dossier – Tantomeno in questa fase in cui oltre il 70% della popolazione è vaccinata e puntiamo a raggiungere l’80% a fine settembre, inoltre non c’è penuria di vaccini quindi l’obiezione “prima gli italiani” non avrebbe fondamento”. Il piano di Draghi prevede, quindi, di concentrarsi sugli sbarchi attuali e imminenti. Con la consapevolezza che c’è un “buco”: gli irregolari già arrivati, nei mesi scorsi e ancora prima, che sono fuori dalle maglie dei centri di accoglienza. Per loro, per i senzatetto, per i “sans papiers”, ci si muove al momento su base locale. Con hub vaccinali appositi, come accade nel Lazio. O con l’introduzione del medico di base anche per queste categorie, direzione in cui vanno Emilia Romagna e Puglia. Un modo per “includerli”, tracciarli ed evitare che potenziali contagiati vadano in giro fuori da qualsiasi radar.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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