Epatite acuta: arriva il primo caso in Veneto

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Verona epatite acuta
Verona epatite acuta

In Veneto è arrivato il primo caso confermato di epatite acuta: si tratta di una bambina di 10 anni che è stata ricoverata a Verona nell’ospedale cittadino di Borgo Trento. La conferma è arrivata dalla responsabile regionale della Prevenzione Francesca Russo. Stando a quanto si apprende, si tratterebbe del quarto caso registrato dal monitoraggio stilato dal Ministero della Salute. Sarebbero invece ancora sospetti circa una decina di casi.

Verona, confermato primo caso di epatite acuta

La bambina – riporta il quotidiano locale “L’Arena” – era stata ricoverata venerdì 22 al Pronto Soccorso pediatrico del nosocomio veronese dopo che erano stati riscontrati sintomi quali mal di pancia, vomito, colorito itterico e nausea. L’Azienda ospedaliera veronese a tal proposito ha spiegato che si trattava dei classici sintomi dell’infiammazione epatica e che sono stati confermati successivamente dagli esami del sangue. Il professor Franchi ha inoltre precisato che la paziente è in fase di miglioramento: “i suoi enzimi epatici stanno scendendo dai valori di allerta che aveva quando è arrivata, anche le condizioni generali sono ora discrete ed è questo l’aspetto più importante. Si tratta adesso di capire cosa ha provocato questa sofferenza importante al fegato, proprio per curarla e prevenirla in futuro: in pediatria capitano le epatiti, ma sono rare”.

Rezza: “Si sta indagando in maniera molto approfondita”

Nel frattempo il direttore del dipartimento della Prevenzione Rezza, nel consueto videomessaggio settimanale ha dedicato una particolare attenzione alla diffusione di questa epatite acuta: “In Europa e in particolare nel Regno Unito sono arrivate diverse segnalazioni di casi di epatite acuta da causa non nota, soprattutto fra bambini sotto i 10 anni. A seguito di questa segnalazioni il Ministero della Salute già dal 14 aprile si è attivato per aggiornare e informare le regioni e per sollecitare a segnalare i casi sospetti che aderissero alla definizione di caso fatta dall’Oms”.

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