Epatite C, parte da S. Pietro ambulatorio mobile per screening ematici -3-

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Roma, 19 nov. (askanews) - I dati che emergono dall'analisi economica effettuata in collaborazione dal CEIS EEHTA dell'Università di Roma Tor Vergata, dal Centro di Salute Globale dell'Istituto Superiore di Sanità e dall'Agenzia Italiana del Farmaco sui pazienti trattati con i nuovi trattamenti antiretrovirali evidenziano risultati rilevanti: "Per il periodo 2015-2018, per 1000 pazienti trattati, è stimata una riduzione a 20 anni di circa 800 eventi clinici infausti tra cui cancro, scompenso della malattia severa del fegato, morte fegato correlata o trapianto di fegato - sottolinea Francesco Saverio Mennini, Research Director, Centro EEHTA, CEIS, Università di Roma Tor Vergata. - Questa riduzione di eventi clinici consentirà una conseguente e importante riduzione della spesa sanitaria a 20 anni di oltre 52 milioni di Euro per 1000 pazienti trattati. Inoltre sempre da questa analisi emerge con forza che l'investimento iniziale sostenuto dal SSN per il trattamento di pazienti trattati dal 2015 al 2018 verrà recuperato interamente entro 5.2 anni. Da questo momento in poi si inizieranno a generare risparmi per il SSN. L'introduzione del trattamento universale indipendentemente dallo stadio di malattia ha consentito, quindi, un'accelerazione del ritorno del investimento riducendolo a 4.5 anni per i pazienti trattati in fase lieve di malattia rispetto a 7.5 anni per i pazienti trattati in fase di una malattia più grave". Alla luce di questi dati, far emergere il sommerso si rivela ancora di più un obiettivo fondamentale ai fini del raggiungimento dei target dell'OMS dell'eliminazione dell'infezione da HCV, che riporta a lungo termine un beneficio sia di salute sia economico per il sistema sanitario nazionale

Il raggiungimento dei target fissati dall'OMS per eliminazione dell'HCV può essere mantenuto solo se verranno adottate adeguate strategie di screening per far emergere il sommerso. Tuttavia, i soddisfacenti risultati conseguiti finora non devono provocare facili illusioni sul futuro. "Con le attuali politiche sanitarie, il numero dei trattamenti inizierà a scendere e si esaurirà tra gli anni 2023-2025, lasciando alto il numero degli individui infetti ma non diagnosticati - ammonisce la dott.ssa Loreta Kondili, Centro di Salute Globale dell'Istituto Superiore di Sanità. - Vi sono circa 300mila soggetti stimati ancora da diagnosticare, con un'età tra 30-60 anni, circa 10 anni in meno rispetto all'età media dei pazienti già diagnosticati e curati. I prevalenti fattori di rischio degli individui con infezione non diagnosticata sono la pregressa o attuale tossicodipendenza (stimati circa 150 mila persone) e tatuaggi o piercing (circa 80 mila) fatti prima della scoperta del virus nel 1989, rispetto alle precedenti trasfusioni di sangue e all'utilizzo di strumenti medici non monouso, prevalenti fattori di rischio nei pazienti già diagnosticati e curati per l'infezione da HCV".