Epatite C, preoccupazione per decisione Aifa equivalenza farmaci -2-

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Roma, 19 dic. (askanews) - "Questa presa di posizione è tanto più criticabile in quanto è stata attuata con l'unico scopo di abbattere i costi dei farmaci in questione - precisa Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT, - obiettivo certamente importante e comunque perseguibile in altro modo, salvaguardando il diritto dei pazienti di ricevere senza impedimenti burocratici la miglior cura possibile per ciascun caso individuale. E tutto questo in uno scenario che non ha ancora visto alcun intervento significativo, per l'emersione del sommerso, indispensabile per continuare il percorso di eliminazione di HCV nel Paese secondo le direttive dell'OMS".

"È indispensabile - conclude il Presidente Simit Marcello Tavio - proseguire sul sentiero che ci ha consentito di curare migliaia di pazienti, per continuare un percorso di eliminazione del virus nel paese secondo le direttive dell'OMS. E nella delicata fase di transizione successiva all'imminente cessazione del fondo sui farmaci innovativi, che trasferirà, così stando le cose, alle regioni l'intero onere delle cure per HCV, SIMIT intende sottolineare come una definizione di equivalenza posta sulle basi così definite - e per la prima volta tra due trattamenti antimicrobici - costituisca un allarmante e pericoloso precedente, rispetto al quale non può che manifestare dissenso e raccomandare la massima cautela".

"In Italia, la possibilità e il privilegio di poter scegliere il regime terapeutico più idoneo al paziente con infezione da HCV sulla base delle caratteristiche cliniche e della volontà del paziente stesso ci ha consentito, sinora, di ottenere tassi di guarigione maggiori del 97%, dimostrando grande capacità gestionale e maturità da parte dei clinici - evidenzia Salvatore Petta, Segretario AISF - tuttavia, la recente adozione, da parte di AIFA, di un parere di equivalenza terapeutica tra i medicinali Epclusa e Maviret, che tuttavia differiscono per indicazioni/controindicazioni terapeutiche specifiche, durata complessiva di trattamento, posologia quotidiana, e profilo di interazioni con altri farmaci, rischia di ridurre l'efficacia complessiva dei farmaci aumentando i tassi di effetti collaterali gravi, e quindi esponendo i pazienti a trattamenti sub-ottimali o potenzialmente non sicuri. Appare pertanto importante che tale parere di equivalenza venga riconsiderato dalle Istituzioni focalizzando invece gli sforzi comuni su politiche mirate a supportare l'identificazione, il referral ed il trattamento dei pazienti dai bacini a più alta prevalenza di infezione".