Epatite C, sempre più disattesa strategia gobale Oms per eliminarla -2-

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Roma, 18 set. (askanews) - Ha spiegato ancora ancora Galli: "ci si potrebbe dover confrontare con una possibile equivalenza dei farmaci in corso di valutazione da AIFA. La disponibilità in Italia di tre diversi trattamenti farmacologici ha consentito in questi anni di scegliere e utilizzare lo schema terapeutico più adatto a ciascun paziente. L'eventuale affermazione di equivalenza tra le combinazioni farmacologiche pangenotipiche disponibili toglierebbe ai medici la discrezionalità necessaria per attuare la scelta terapeutica migliore per ciascun paziente. Va inoltre ricordato che i farmaci in questione non prevedono la stessa durata di trattamento, sono ampiamente diversi da un punto di vista chimico e per meccanismi d'azione e presentano profili di sicurezza differenti. Poterli usare tutti ha dato grandi risultati. Lasciateci quindi curare in scienza e coscienza senza inutili limitazioni".

"In merito all'eventuale equivalenza terapeutica proposta per i due regimi antivirali pangenotipici disponibili per il trattamento dell'infezione da HCV, bisogna prestare molta cautela - ha aggiunto Petta - tali regimi contengono principi attivi appartenenti a classi terapeutiche differenti, hanno profili di sicurezza diversi in alcune sottopopolazioni di pazienti, e vengono somministrati con schemi terapeutici che differiscono per durata in funzione del genotipo virale di HCV e della severità della malattia di fegato. Pertanto, mentre fino ad ora la possibilità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai differenti farmaci ha permesso in "real life" di ottenere risultati eccellenti ovvero di guarire l'infezione da HCV in più del 95% dei pazienti trattati, l'applicazione in tale contesto clinico del principio di equivalenza, qualora approvata da AIFA, potrebbe inficiare quanto di eccellente fatto finora con potenziale ricaduta negativa sia dal punto di vista clinico che farmaco-economico".

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